Greta Thunberg: osannata da molti, odiata da altrettanti. Greta premio Nobel per i primi, Gretina per i secondi. Comunque la si pensi, va detto che questa ragazzina di 16 anni ha scatenato un putiferio mai visto sul fronte dell’ambiente. Per molti versi era ora che il mondo si svegliasse e, per quanto ci riguarda, questa ondata ecologista potrebbe addirittura tornare utile per cambiare la Revisione Veicoli in Italia.

A scanso di equivoci dico subito che a me Greta Thunberg sta antipatica.

Intendiamoci: a differenza di tanti io non la odio, non ne ho motivo, però il solo vederla mi causa l’orticaria.

Non è per ciò che dice e neppure per ciò che fa, ma per ciò che è o meglio, per ciò che la fanno apparire.

Per me – e nessuno mi convincerà del contario – Greta è un personaggio spontaneo all’inizio ma poi “catturato” da qualcuno tutt’altro che disinteressato e quindi costruito a tavolino da esperti di scienze cognitive e comportamentali e di comunicazione che, per lei, mirano a un solo risultato: che una parte del mondo la ami e che un’altra la detesti, perchè solo così se ne parlerà.

Se tutti l’amassero o la destestassero il fenomeno Greta Thunberg si esaurirebbe in pochi mesi: la contrapposizione tra fazioni invece fa sì che il personaggio Greta e la sua battaglia ambientalista si rinnovino quotidianamente, fintanto che Greta Thunberg sarà utile allo scopo. 

Pensaci un attimo: il tema ambientale non è nuovo, tutt’altro; se ne parla da almeno 50 anni.

Scienziati, studiosi, esperti, premi Nobel, politici d’alto livello, attori famosi, imprenditori illuminati, filantropi, associazioni ambientaliste e chi più ne ha, più ne metta: centinaia, se non migliaia di persone si sono alternate per decenni sul palcoscenico mondiale lanciando allarmi sul clima e sui disastri ambientali.

Risultato? Tutti hanno riportato scarsi successi, soprattutto in termini di interesse e coinvolgimento dell’opinione pubblica (specie in Italia).

Sino a oggi.

Perchè?

Perchè si trattava di persone “normali” e perchè, in passato, non esisteva ancora internet né il fenomeno degli “Influencer” e dei “Follower”.

Greta “normale” non lo è: lei è assolutamente “diversa e originale” e per dei professionisti della comunicazione farla diventare un’icona mondiale, soprattutto tra i giovani, è stato un gioco da ragazzi.

Viviamo nei tempi del c.d. story telling e nel caso di Greta gli elementi per una storia “diversa e originale” che appassiona e divide ci sono tutti.

All’inizio c’è una sconosciuta ragazzina svedese di 16 anni, ossessionata dal cambiamento climatico che, dopo aver triturato gli zebedei a madre, padre e sorella, facendoli diventare vegani, aver obbligato i genitori a vendere l’auto a benzina per comprarne una elettrica, aver vietato a tutta la famiglia i viaggi in aereo perché altamente inquinanti, un giorno decide che non sarebbe più andata a scuola ma che, ogni mattina, si sarebbe seduta davanti al parlamento svedese con un cartello di protesta (Sciopero della scuola per il clima).

Un bel giorno arriva un imprenditore che opera nell’ambito dell’ambiente (così scrive lei in una lettera pubblicata qualche giorno fa in risposta ai milioni di haters – odiatori che le danno addosso) che la nota, se ne interessa e coinvolge i media svedesi che iniziano a darle grande visibilità e la notizia della ragazzina in sciopero per il clima, in un mondo globalizzato, in poco tempo fa il giro del pianeta.

Da lì inizia la sua favola e la sua ascesa: dalla Svezia al Parlamento Europeo, a Davos, dal Papa e dal Dali Lama, sino all’ONU.

Il tutto inframmezzato dalla pubblicazione di un libro in cui (pare, io non l’ho letto) si parla poco di ambiente ma tanto di Greta e dei difficili rapporti con la sua famiglia che, sin da bambina, ha dovuto subirla e assecondarla nella sua fissazione ambientalista.

A contribuire al successo dello story telling su Greta ci si mette poi l’uomo più potente della terra: Donald Trump, il Presidente degli Stati Uniti d’America, per mezzo mondo il cattivo per eccellenza, che nega il cambiamento climatico e sfotte la giovane svedese.

Ma tutto ciò non sarebbe sufficiente per fare diventare un simbolo a livello planetario una ragazzina di 16 anni che all’apparenza non ha proprio nulla di speciale e, soprattutto, per coinvolgere ed entusiasmare quei milioni di giovani che paiono più interessati a conquistare un like in più dell’amico/amica su Instagram.

L’elemento chiave dello story telling di Greta Thunberg è la sindrome di Asperger – una forma lieve di autismo che comporta “una serie di difficoltà legate soprattutto all’interazione sociale, alla sfera affettiva e motivazionale e all’area sensoriale e percettiva”.

Greta quando parla non guarda le persone, non sorride quasi mai, non è empatica, non accetta il confronto con gli altri, è assolutista nelle sue idee e vive il tema ambientale in modo ossessivo e compulsivo, non parlando d’altro, usa un linguaggio aggressivo od offensivo e assume atteggiamenti violenti.

Tutto ciò ne fa un personaggio “diverso e originale” per cui metà del pianeta l’adora e l’altra metà la detesta se non, addirittura, la odia.

Personalmente ritengo che, proprio per la sua “diversità e originalità”, qualcuno abbia deciso di usarla, sapendo che non sarebbe passata inosservata.

Personalmente ritengo che le parole che Greta pronuncia con tanta veemenza le vengano messe in bocca da superesperti di comunicazione, benchè lei stessa e tutti coloro che la sostengono affermino ovviamente il contrario.

Il suo discorso alle Nazioni Unite è implacabile e perfetto, troppo perfetto per farmi davvero credere che non sia stato scritto da un professionista.

Al di là dell’ormai osannato “How dare you? – Come osate?”, Greta all’inizio dice “You have stolen my dreams – mi avete rubato i sogni”, che non può non farmi pensare, in contrapposizione negativa, al più famoso “I have a dream – Ho un sogno” di Martin Luther King.

Troppo sofisticato per essere farina del sacco di una ragazzina.

Anche una lettera di Greta in risposta a tutti i suoi accusatori e detrattori (che purtroppo non riesco più a trovare) è una sequenza perfetta di copywriting da professionisti: gli argomenti trattati sono in crescendo – dalle accuse più blande a quelle più critiche, a partire proprio dalla contestazione che lei scriva e parli “troppo da adulta e non da adolescente” – scritti con la tecnica delle frasi brevi e senza l’uso di secondarie e ogni frase ha una struttura “sospensiva” che obbliga il lettore ad andare avanti al paragrafo successivo per sapere cosa verrà detto dopo, arrivando sino alla fine del testo. 

Infine, il culmine della narrazione manipolativa, che fa impazzire i sostenitori di Greta, è aver trasformato i suoi distrurbi cognitivi e comportamentali in “Superpoteri”.

Ah, certo, poi nello story telling c’è ovviamente anche il cambiamento climatico e i continui e sempre più frequenti disastri ambientali che flagellano il pianeta, ma questo è solo il contorno scenografico in cui collocare il personaggio. 

Vogliamo davvero credere che tutta la macchina mediatica che si è messa in moto sia gestita, finanziata e guidata da persone mosse solo da un nobile e puro desiderio di salvare il pianeta da una catastrofe ambientale imminente? Ma per favore! Togliamoci l’anello dal naso!  

Questo è ciò che ci vendono ma, per come la vedo io, la realtà è ben altra: tra energie fossili e rinnovabili è in corso una guerra senza esclusione di colpi, in cui sono in ballo trilioni di dollari.

Ma l’aspetto economico è solo l’obiettivo secondario, una conseguenza logica di quello primario: il vero obiettivo è il potere.

Chi controlla l’energia, controlla il mondo e ha il potere di decidere il destino di intere nazioni.

Esagero? Affatto.

I più giovani forse non ne hanno mai sentito parlare ma chi ha qualche capello bianco non può aver dimenticato l’ottobre del ’73 quando, senza preavviso, l’OPEC (l’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio) tagliò la produzione di petrolio e ne alzò il prezzo del barile del 70%, mettendo in ginocchio un occidente impreparato.

La battaglia di Greta Thunberg ci porterà a una nuova austerity?Non esistevano ancora le c.d. scorte strategiche e, di colpo, ci trovammo tutti col culo a terra: riduzione della produzione dell’energia elettrica, taglio dell’illuminazione pubblica, riduzione degli orari dei negozi, chiusura anticipata per cinema, bar e ristoranti, sospensione alle 23 dei programmi televisivi, limiti al riscaldamento degli edifici, traffico privato bloccato nei fine settimana.

Noi (ragazzini, al tempo) andavamo in giro per Milano in bicicletta o con i pattini, mentre i sciuri cunt i danée (i signori con i soldi) giravano col calesse o a cavallo e tutti ridevamo felici come scemi perché alle auto veniva vietata la circolazione e la città era nostra.

Le chiamavano “Domeniche a piedi”, ma chi c’era sicuramente ricorda più facilmente il termine “Austerity” coniato per spiegare il momento di ristrettezze a cui eravamo stati obbligati (ovviamente in inglese, perchè suonava meglio di “austerità” e non faceva pensare all’autarchia del ventennio fascista).

La storia può ripetersi? Forse. Io temo di sì.

Greta Thunberg è solo il catalizzatore e, al tempo stesso, l’elemento di distrazione di massa per non farci vedere che è iniziata una sfida globale che potrebbe cambiare molti assetti geopolitici e non solo quelli.

Anche la nostra vita quotidiana potrebbe venire decisa da altri: uno dei cavalli di battaglia degli ambientalisti è la lotta agli allevamenti intensivi. Chi ci assicura che avremo ancora la libertà di mangiare carne e non saremo obbligati a diventare tutti vegani?

Un nuovo proibizionismo in versione ecologista? Anzichè superalcolici come negli anni ’20 del secolo scorso ci saranno traffici illeciti di bistecche e salsicce? 

Non sono un complottista; ho solo abbastanza anni per non credere più alle favole. 

Sono un “fratello minore” di quelli che hanno fatto il ’68: volevano cambiare il mondo e il mondo se lo sono mangiato.

Certo, anche la mia generazione ci ha messo del suo, ma quelli che hanno almeno 10 anni in più di me sono coloro che hanno spremuto ogni goccia di benessere e profitto dal sistema capitalistico che, da ragazzi, volevano distruggere.

Tutto questo è un dejà vu.

Ergo, di quelli che sostengono e finanziano Greta (e il suo entourage) raccontandoci la bella favola della giovane eroina e avvisandoci della fine del mondo imminente non mi fido troppo: ci sono troppi interessi economici e politici in ballo per credere ciecamente alle loro parole.

Non dico che il problema del cambiamento climatico non esista, al contrario. 

Anzi, penso che molti di quelli che sostengono il contrario abbiano interessi personali nel mantenimento dello status quo basato sull’energia fossile, a partire dai 500 scienziati che avrebbero firmato un documento in cui si dice che non c’è nessun “climate change” causato dall’uomo e che, in molti casi, lavorano per società od organizzazioni che, direttamente o indirettamente, hanno a che fare con petrolio e carbone.

Da decenni conosciamo bene un lato della medaglia – quello dell’energia fossile – mentre, adesso, sta venendo allo scoperto il lato sconosciuto che, per certi versi, potrebbe essere anche peggiore del primo, non foss’altro per l’integralismo con cui, attraverso Greta, si sta manifestando.

Non sono il solo a pensarla così: alcuni giorni fa leggevo un commento di un ex sindacalista storico dei Cobas – di cui non ricordo il nome – descritto come uno duro e puro nella battaglia contro il capitalismo e i padroni; uno che, politicamente e culturalmente parlando è agli antipodi rispetto a me.

Bene, questo signore ha i miei stessi dubbi (anche se da un punto di vista differente):“Spero che al capitalismo nero (petrolio e carbone), non si sostituisca un capitalismo verde.”

Ad ogni buon conto, come detto, io Greta non la odio; la trovo antipatica per i motivi che ho provato a spiegare e la cosa finisce lì.

Anzi, le auguro tutto il bene possibile e spero che non venga bruciata da chi la sta usando, qualunque sia il fine, nobile o meno.

In merito alla questione ambientale sono lieto che stia venendo fuori un casino planetario: in fin dei conti ho due figli giovani e vorrei che potessero vivere in un mondo meno inquinato e senza il rischio di venire travolti da una natura impazzita.

Ben venga una maggiore coscienza ecologica mondiale e nazionale, ne abbiamo bisogno, soprattutto quando parliamo del nostro settore.

Cosa c’entra Greta Thunberg con la Revisione Veicoli in Italia e come possiamo sfruttarne il messaggio?

In senso stretto, Greta con la revisione veicoli, non c’entra nulla: credo anzi che manco sappia cosa sia la revisione veicoli (non fosse altro perchè ha 16 anni e non ha ancora la patente), così come non lo saprà il milione e oltre di studenti italiani scesi in piazza per l’ultimo Friday for Future.

Il suo messaggio però ci riguarda perché è indirizzato non solo ai c.d. potenti della terra ma soprattutto ai normali cittadini e i normali cittadini hanno reagito con entusiasmo e partecipazione mai visti prima, mandando a loro volta forti messaggi alla politica.

Ora, come tutti sappiamo, da che mondo è mondo, i politici muovono il culo in funzione degli umori della piazza (soprattutto da quando ci sono i social) e oggi la piazza (composta soprattutto da futuri elettori) ha chiesto a gran voce non solo una maggiore sensibilità ambientale da parte di chi ha il potere (politico, legislativo ed economico) ma, soprattutto, decisioni rapide ed interventi certi per contrastare il cambiamento climatico.

I politici italiani, subito dopo il discorso di Greta e le manifestazioni del Friday for Future, hanno fatto a gara a chi è più ecologista e sensibile ai temi ambientali.

Di fatto se la fanno sotto e adesso cercano di ingraziarsi i giovani a cui, guarda caso il tempismo, proprio in questi giorni pensano di dare il diritto di voto a 16 anni.

Il Presidente del Consiglio Conte ha preannunciato un nuovo patto verde per l’ambiente, un “Green New Deal” e forti investimenti nella c.d. green economy.

Però la green economy non deve riguardare solo progetti futuri: basterebbe guardare al presente e all’esistente per avere già parecchio su cui lavorare e nella Revisione Veicoli ce n’è parecchio di lavoro da fare.

Possiamo quindi sfruttare l’ondata ambientalista a vantaggio del nostro settore?

Io dico di sì, basta volerlo e, una volta tanto, darsi una mossa a livello collettivo.

Qual è il grande nemico di Greta e degli ambientalisti?

La CO2, ritenuta responsabile dell’effetto serra e dell’innalzamento delle temperature.

Bene, cosa emette grandi quantità di CO2?

I veicoli a motore (per quanto ci riguarda).

Voi revisionate auto, commerciali leggeri, moto, scooter e motorini e, ogni giorno, ne vedete di fogne a motore che buttano fuori più veleni che l’ILVA di Taranto (e che voi respirate quotidianamente).

Veicoli che dovrebbero venire bocciati solo a guardarli (e ricordo che i gas sono uno dei motivi per dare un sospeso e non un semplice ripetere).

Ma raramente lo fate anzi, i più non lo fanno mai. 

I più corretti, se si accorgono ad esempio che un diesel è senza FAP, rifiutano di fare la revisione e invitano il proprietario a sistemare il suo mezzo, pur sapendo che, uscito da loro, il tizio andrà dal primo centro compiacente (e disonesto).

I meno corretti, chiudono un occhio e fanno passare il veicolo inquinante perchè – è la giustificazione classica – non possono perdere il cliente.

I veicoli però non emettono più o meno emissioni solo in base al buon funzionamento e all’integrità del tubo di scappamento e della marmitta; ci sono parecchi altri motivi per cui un mezzo inquina di più o di meno, emettendo, per tanto, più o meno CO2.

Non sono un tecnico e vado a memoria su ciò che ho sentito negli anni: manutenzioni mai fatte o fatte male aumentano i consumi, e, quindi le emissioni; cambi d’olio a babbo morto e motori intasati dalle mote aumentano i consumi e, quindi le emissioni; pneumatici sgonfi o usurati aumentano i consumi e, quindi le emissioni; assetti ruote fuori misura o telai deformati da incidente aumentano i consumi e, quindi le emissioni; persino il sistema elettrico malfunzionante e le luci aumentano i consumi e, quindi le emissioni.

E scommetto che l’elenco potrebbe essere molto più lungo.

Ora, sono tutti difetti che voi, ogni anno, riscontrate su centinaia se non migliaia di autoveicoli e motoveicoli e sono tutti documentabili.

Però siamo sempre lì, se non passate voi quelle auto o quelle moto, qualcun altro lo farà al posto vostro e, allora, per non perdere fatturato e clienti chiudete un occhio, se non due.

Ci avete (ci abbiamo) provato in mille modi a dare una mossa alla politica e alla burocrazia; niente da fare, tempo sprecato.

Perchè?

Perchè abbiamo sempre posto il focus sulla sicurezza stradale e oramai abbiamo capito da tempo che della sicurezza stradale, in Italia, non frega nulla a nessuno, specie alla politica e alla Pubblica Amministrazione.

Adesso però c’è un movimento ambientalista planetario che sta squotendo le coscienze (anche dei politici, ammesso ne abbiano una) sul tema dell’ambiente, del cambiamento climatico, dell’estinzione di massa. 

“Gli occhi di tutte le generazioni future sono su di voi, e se scegliete di fallire, dico che non vi perdoneremo mai.” (Greta Thunberg)

Milioni di ragazzi che già votano o voteranno a breve sono scesi in piazza a reclamare un futuro per il pianeta e per loro stessi, urlando in faccia alle élite italiane e di tutto il mondo il monito di Greta Thunberg che le ha terrorizzate:

“We’ll be watching you – Vi guarderemo”.

Oggi in Italia c’è un governo composto da forze politiche che, da sempre, si dichiarano ecologiste e ambientaliste.

Bene, andiamo a snidarli questi signori e vediamo se sono davvero seri e intellettualmente onesti.

Invito le associazioni di categoria – uniche titolate a livello istituzionale – ad agire da subito, affinchè chiedano audizioni con la IX Commissione Trasporti, scrivano ai deputati e senatori di tutte le formazioni politiche, scrivano ai giornali e alle TV, scrivano anche al Papa, se serve, portando il tema ambientalista nelle strategie associative e facendolo diventare il perno su cui fare leva per cambiare le sorti della Revisione Veicoli in Italia.

Carpe diem – Cogliete l’attimo: adesso è il momento giusto per attirare l’attenzione su un settore che ha perso qualsiasi credibilità e chiedere cambiamenti radicali e, soprattutto, maggiori controlli e sanzioni da parte della Pubblica Amministrazione.

L’argomentazione forte adesso ce l’avete:

la lotta al cambiamento climatico passa anche da un parco circolante efficiente dal punto di vista ambientale e il parco circolante italiano non è di certo rispettoso dell’ambiente perchè non lo sono molti italiani proprietari di auto e moto in pessime condizioni ma che vogliono la revisione facile e che trovano sempre chi gliela fa.

Come centro di revisione potresti fare anche tu la tua parte dando più esiti ripetere e sospeso, soprattutto sospeso quando fai il controllo delle emissioni e ti accorgi, ad esempio, che l’auto è senza FAP.

Ma tanto so che in pochi lo faranno perché, mi diresti, “tanto non serve a nulla se non a perdere clienti”.

Ok, lo capisco, però se tu fossi assieme a centinaia, magari migliaia di colleghi e potessi denunciare alla politica, ai media, alla Pubblica Amministrazione, alla collettività che migliaia di veicoli pericolosi e inquinanti passano la revisione per colpa di colleghi disonesti e compiacenti, saresti disposto a metterti in gioco? Magari anche sapendo che potresti godere di un relativo anonimato?

Te la metto giù più cruda: se una ragazzina di 16 anni con una forma lieve di autismo ha il coraggio di sfidare il Presidente degli Stati Uniti e combattere una guerra contro poteri economici enormi tu e i tuoi colleghi ve la sentite, per una volta, di tirare fuori la palle per tutelare i vostri interessi contro utenti furbi, colleghi disonesti e meccanici opportunisti?

Sì? Bene, allora ti faccio una proposta che potrebbe piacerti e che potrebbe diventare l’arma letale per cambiare le cose se sarete in tanti ad adottarla.

La butto lì, chiedendo la collaborazione delle vostre associazioni, soprattutto degli amici di AICC.

Ogni volta che ti capita un veicolo in cattive condizioni e che tu respingi ma che, poco dopo, sul Portale dell’Automobilista ti accorgi che qualcuno ha revisionato con esito regolare, fai una cosa molto semplice e veloce (ti bastano pochi minuti): manda una segnalazione a Osservatorio Revisione Veicoli (o ad AICC, che ne dite Gianluca e Diego?) con queste informazioni:

A fine mese, queste segnalazioni vengono riportate in un file assieme a tutte le altre che tu e i tuoi colleghi avrete inviato, giorno dopo giorno.

Il file viene poi trasmesso OGNI MESE ai politici della IX Commissione Trasporti, a MCTC e ai vari UMC locali, ai giornali di settore ed extra settore, magari anche ai comandi di Polizia Stradale regionali con una semplice premessa più o meno di questo tenore:

Questo elenco riporta i veicoli che nel mese di …… dell’anno ….. si sono recati presso i centri di revisione elencati con il rispettivo codice MCTC e che, dopo un controllo preliminare (pre-revisione), sono stati respinti dagli Ispettori di detti centri a causa delle carenze gravi o pericolose riscontrate, che avrebbero comportato esito ripetere o sospeso e di cui proprietari sono stati prontamente informati e invitati a sistemare il prima possibile al fine di poter superare con esito positivo la revisione. Dal Portale dell’Automobilista si evince che gli stessi veicoli risultano revisionati da altro centro (non noto) nella stessa giornata (o in giornate successive) e comunque entro un tempo poco o per nulla compatibile con il tempo necessario alle riparazioni o agli interventi di ripristino delle carenze gravi o pericolose individuate. E’ pertanto possibile che i veicoli in elenco siano stati revisionati in modo non conforme al Protocollo MCTCNet2 se non addirittura in modo compiacente, ottenendo un esito positivo che non avrebbero invece potuto o dovuto avere.

Immagina: OGNI MESE, un elenco con centinaia, magari migliaia di segnalazioni da tutta Italia che viene inviato per email a tutti quei soggetti che hanno il potere di decidere, influenzare, intervenire.

MESE DOPO MESE, ANNO DOPO ANNO.

E’ come la tortura della goccia.

Il “Superpotere” di Greta Thunberg è di essere una pedante, noiosa, asfissiante, ossessiva, grande rompicoglioni del cambiamento climatico.

Non ha mai mollato e, adesso, sta vincendo la sua battaglia.

Facciamoci venire anche noi i Superpoteri diventando dei pedanti, noiosi, asfissianti, ossessivi, gran rompicoglioni della Revisione Veicoli. 

Vediamo se, alla fine, non ci daranno retta.

Alla prossima.

 

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