Conoscere il presente, anticipare il futuro è il motto di Osservatorio Revisione Veicoli: oggi ti mostro un futuro ancora abbastanza lontano ma che sarà il tuo presente prima che tu te ne renda conto. Oggi ti mostro cosa potrà accadere tra cinque anni al Mercato Revisioni Italia per dire a te a ai tuoi colleghi di iniziare a muovere il culo e a fare pressione perchè le riforme del settore vengano attuate il prima possibile. Hai già vissuto e superato una recessione ma non è detto che potrai farlo ancora con la prossima, se le cose non saranno radicalmente cambiate. E’ come una bomba a orologeria: il timer è innescato e il tempo per arrestarlo scorre inesorabilmente veloce. 

Osservatorio Revisione Veicoli è innanzitutto un Centro Studi  Statistici e Analisi di Mercato

Come Centro Studi ha il compito di raccogliere il maggior numero di dati grezzi del mercato e di elaborarli per ricavare dati strutturati che permettano a te e a tuoi colleghi di operare nel quotidiano con un grado di conoscenza maggiore di quello che avresti limitandoti alla sola osservazione della tua realtà locale e dei tuoi dati aziendali.

Oggi ti mostrerò dei grafici che devono metterti in allarme perchè illustrano un (possibile) prossimo futuro a medio termine.

E’ vero, cinque anni da oggi sono tanti e poi, chissà dove saremo tra cinque anni; però, per chi conta di esserci ancora, ricordo che sono già passati cinque anni da quando – per chi era operativo allora – eravamo tutti a correre contro il calendario per l’adeguamento a MCTCNet2 da fare entro il 1° gennaio 2015.

Sembra solo ieri e, invece, è già passato quasi un lustro. Per cui, rifletti bene su quanto ti mostrerò tra poco.

Osservatorio Revisione Veicoli è anche un blog e, come sai, è un blog “politicamente scorretto”: io le cose non le mando a dire.

Ergo, il mio messaggio, sintetico ma pieno di tatto e finezza è questo: iniziate a muovere il culo.

Tu e i tuoi colleghi dovete capire che se non vi decidete a fare squadra, se non fate più casino possibile, se non rompete le scatole a Governo, Ministero, IX Commissione Trasporti, se non sfilacciate gli zebedei a tutti quelli che sono nelle stanze del potere, chiedendo anzi, esigendo, che la dirigenza di MCTC la smetta di tergiversare e grattarsi le palle ma si dia una mossa coi decreti attuativi del DM 214/2017 e della Direttiva 2014/45/EU, per te e i tuoi colleghi, a partire dal 2023, saranno volatili per diabetici, come diceva il Commissario Auricchio.

Prima di passare alla parte di analisi tecnica, vorrei dire qualcosa ai rappresentanti delle varie Associazioni di Categoria che si occupano di Revisione Veicoli:

Chi si deve sbattere in primis per esigere un cambio di passo da Roma, siete voi.

Capisco che sia difficile ottenere udienza dall’Ing. Dondolini-il-fantasma-di-via-Caraci e dall’Ing. Scavone-se-ci-sei-batti-un-colpo, ma dovete continuare a provarci sino all’ultimo, anche andando a bussare alla porta dei loro capi e dei capi dei loro capi.

Non si tratta di solo di fare pressione per i Decreti Attuativi ma anche di chiedere – a tutti i livelli del MIT – che MCTCNet2 venga finalmente implementato secondo le premesse e le promesse e che non rimanga solo un costoso – ma a oggi inutile – progetto (che tutto il mondo però ci invidia e che siamo andati pure in Giappone a presentare, ovviamente a spese dei contribuenti) e che vengano fatti per davvero i controlli sui centri che presentano sistematicamente forti anomalie nei referti trasmessi al CED. 

So che le vostre priorità sono altre: la Tariffa Ministeriale soprattutto.

Bene, chiedetene pure – e con insistenza – l’aumento (o l’adeguamento) ma, al tempo stesso, abbiate il coraggio di un atto di discontinuità col passato, smettendo di difendere gli indifendibili, trincerandovi dietro la 122/1992 e, per una volta, pensate a chi vive la revisione veicoli (anche) come un servizio alla collettività e innalzate sul pennone più alto la bandiera dell’Art.80 comma 1 del CdS.

Capisco che il DM 214/2017 contiene molti punti che, se implementati, possono significare la chiusura di molti centri di controllo e, quindi, la potenziale perdita di associati.

Sappiate però che se il numero dei centri non verrà sfoltito ( e aggiungo, abbondantemente) attraverso una puntuale applicazione di regole più rigide e un loro sistematico monitoraggio, ci penserà il mercato a farlo; la sola differenza è che, nel primo caso, scompariranno soprattutto i furbi, i disonesti e gli improvvisati; nel secondo saranno invece gli operatori professionali corretti a pagare il conto.

Ho anche un breve messaggio per gli amici di AICC:

Adesso che il famoso e controverso ricorso al TAR è stato respinto bisogna che vi muoviate in fretta per cercare di “blindare” il maggior numero possibile di regioni (e di conseguenza, di province) sul tema della Formazione Ispettori e, nello specifico, sui contenuti e tempi.

Cercate di convincere quei signori a non ripetere la farsa (voi non chiamatela così, però) vissuta anni fa con l’Accordo Stato-Regioni del 2003.

Non potete permettervi ancora una volta che la Provincia autonoma di Bolzano parta subito e, 15 anni dopo, arrivino comode comode Campania e Basilicata, solo perchè al 20 maggio 2018 si chiudevano i giochi per essere RT e venire automaticamente abilitati come Ispettori.

Non potete permettervi ancora una volta 89 “libere interpretazioni” dell’Accordo da parte delle province – anche all’interno della stessa regione – con la conseguenza che chi fa formazione diventa pazzo a giostrarsi tra regolamenti simili ma diversi a volte solo per poche virgole, scritti da chi di questo settore non ne capisce una beata fava di nulla ma, essendo un burocrate, si sente autorizzato a rendere la vita impossibile a formatori e studenti.

Coordinatevi con le altre Associazioni e presentate una richiesta comune alla Presidenza della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome perché sostenga e promuova l’unificazione della Formazione Ispettori a livello nazionale per quanto riguarda gli aspetti formativi e burocratici.

Chiedete soprattutto che vi sia una chiara una scadenza temporale entro cui tutte le regioni dovranno adeguarsi per trasmettere le deleghe alle provincie e che, quest’ultime, a loro volta abbiano un periodo di tempo limitato per organizzare la Formazione Ispettori.

Proponentevi anche come interlocutori qualificati e preferenziali di regioni e province in modo da non lasciare spazio a “consulenti” improvvisati.

Detto ciò, veniamo al mercato che verrà.

La partita futura si gioca a livello Immatricolazioni e Radiazioni.

Come sa chi si occupa di revisioni (o, almeno, dovrebbe saperlo), i volumi del revisionato di un anno sono determinati/influenzati dalle revisioni di due anni prima, dall’immatricolato di quattro anni prima e dalle radiazioni che ci sono state l’anno precedente e da quelle che ci sarannno nell’anno in corso.

Le immatricolazioni fanno salire il parco circolante; le radiazioni lo diminuiscono.

Va da sè che, se le immatricolazioni sono maggiori delle radiazioni il parco circolante aumenta e, di conseguenza, nel tempo anche le revisioni aumentano.

Ovviamente, nel caso opposto, immatricolazioni e revisioni diminuiscono.

Il parco circolante, se prendiamo i dati ACI, si divide quasi al 50-50 tra immatricolato in anni pari e immatricolato anni dispari (49-51 per la precisione). 

Ne deriva che anche il radiato di ogni anno, statisticamente, dovrebbe dividersi con la stessa proporzione percentuale del 50-50.

Uno dei parametri da tenere sotto controllo per vedere se, nel tempo, le revisioni potranno essere impattate positivamente o negativamente dai saldi tra immatricolato e radiato è il cosiddetto “Tasso di Sostituzione”.

Il Tasso di sostituzione è un rapporto a base 100 e viene calcolato dividendo il totale di nuove immatricolazioni in un dato periodo di tempo con il totale di radiazioni nello stesso periodo temporale.

Di solito viene espresso in forma decimale (ad es. 0,73) o in forma percentuale (ad es. 73%): in entrambi i casi il valore indica che per ogni 100 veicoli immatricolati, sono stati radiati X veicoli (73 nel nostro esempio).

Le radiazioni possono essere dovute a diverse ragioni: demolizione, esportazione definitiva, furto, incendio, disastro naturale (un’alluvione ad esempio).

ACI pubblica mensilmente il report Auto Trend in cui, tra l’altro viene dato il Tasso di sostituzione mensile e quello cumulato da inizio anno.

Osservatorio Revisione Veicoli monitora mensilmente questo dato e ne aggiorna la curva per tenere sotto controllo il trend nel tempo.

Nel grafico sono segnati alcuni momenti cruciali che hanno avuto particolare rilevanza sul parco circolante e, soprattutto, sulle revisioni autoveicoli.

Possiamo notare tre picchi maggiori (Novembre 2007, Maggio 2010 e Settembre 2013) e quattro avvallamenti (Aprile 2005, Febbraio 2009, Agosto 2011 e Ottobre 2017).

I primi due picchi sono “artificiali”, causati cioè dalle politiche di ecoincentivi alla rottamazione. Il terzo picco, quello più grande, invece è conseguenza del crollo del mercato dell’auto per la crisi mondiale iniziata a fine 2008. 

Nei primi due picchi, il Tasso di Sostituzione aveva sfiorato prima e superato poi quota 0,90; nella fase acuta della crisi dell’Auto, nel 2013, il Tasso aveva raggiunto il valore di 1,14 – cioè, ogni 100 veicoli nuovi ne venivano radiati 114.

Gli avvallamenti, invece, hanno visto i loro minimi nell’aprile del 2006 (0,68) e nell’ottobre del 2017 (0,69) quando il mercato dell’auto tirava e aveva raggiunto valori massimi. Gli altri due avvallamenti, del febbraio 2009 e di agosto 2011, sono semplicemente conseguenza dell’esaurirsi delle spinte propulsive delle politiche di incentivazione e sono, pertanto, anch’essi “arificiali” come i picchi che li hanno preceduti. 

Attualmente il Tasso di Sostituzione a giugno 2019 segna il valore di 0,78 e questo valore, abbinato al trend di crescita della curva, in atto da 20 mesi ha fatto scattare i campanelli di allarme di Osservatorio Revisione Veicoli.

La linea tratteggiata che corre attraverso la curva ha assunto una pendenza molto ripida e, se il rateo di crescita del Tasso di Sostituzione dovesse rimanere costante, c’è la possibilità che, entro la fine del 2020, cioè tra 18 mesi, bucheremo nuovamente il valore 1 (o 100%, cioè per ogni 100 immatricolati ci saranno 100 radiati) e che, dal 2021, si punti nuovamente verso 1,10 in modo deciso.

Per chi fa revisioni questa non è una buona notizia, soprattutto se la si abbina alle continue brutte notizie dal fronte vendite del nuovo delle Case Auto.

Giusto per spiegarti meglio l’impatto che la differenza tra immatricolato e radiato ha sulle revisioni, di seguito ti mostro due grafici.

Il primo ti mostra l’andamento della curva della differenza tra immatricolato e di radiato da gennaio 2001 a giugno 2019.

Osservatorio Revisione Veicoli: curva della differenza tra immatricolazioni e radiazioni (saldo)

Il valore “monstre” di +905.552 di marzo 2005 si era formato un anno prima e si era cumulato nel giro di pochi mesi (il tasso di sostituzione era molto basso, al tempo): chi operava nel 2004 ricorderà come, in quell’anno, perdemmo circa 1.000.000 di revisioni.

Erano la conseguenza di un boom di immatricolazioni “drogate” dalle Case Auto che avevano incentivato molti italiani a cambiare l’auto vecchia, auto che, nella stragrande dei casi veniva rottamata e, pertanto, non sarebbe più andata in revisione.

Quel milione mancante lo abbiamo recuperato a partire da quattro anni dopo (a cui va aggiunto l’usato dato in permuta e non rottamato ma rivenduto). 

Negli anni successivi, la differenza tra immatricolazioni e radiazioni è diminuita progressivamente, sebbene con alti e bassi, sino al 2011, quando ha iniziato una corsa folle verso il basso che ha toccato il suo culmine a luglio 2013 con -202.000 veicoli.

Da lì, ancora una volta, è iniziata la ripresa: gli italiani, dopo anni di strette e sacrifici, dovevano (o volevano) cambiare l’auto e le Case erano lì, pronte ad accoglierli con offerte e promozioni.

L’immatricolato ha ricominciato a correre, arrivando a novembre 2017 a cumulare un saldo positivo di circa 690.000 veicoli in più sul radiato.

Arrivati al picco, il ciclo si è ripetuto con una nuova discesa e la curva della differenza tra immatricolato e radiato ha ripreso a calare.

Per alcuni mesi, come Osservatorio Revisione Veicoli, mi sono limitato a prendere atto della cosa attendendo che si stabilizzasse ma, dopo i dati di giugno, ritengo che la situazione inizi a mostrare delle criticità.

Attenzione alla tendenza perchè il pericolo non è nei numeri ma nel trend

Non solo la differenza saldo si è ridotta di oltre 200.000 unità ma ciò che più mi preoccupa è la linea di tendenza (quella azzurra tratteggiata).

Prolungandola sui prossimi 12 mesi non solo buca la linea dello zero ma prosegue la sua corsa verso un negativo di circa -200.000 unità che potrebbe venire raggiunto nel 2020.

Il secondo grafico aiuta a capire meglio la situazione (chi mi segue da tempo lo riconoscerà: è un grafico che ho già mostrato in passato, per spiegare cosa ci aveva portato in recessione). 

Osservatorio Revisione Veicoli: confronto tra immatricolato e radiato con linea di tendenza

Dopo il picco massimo del 2005, per anni e le due curve si sono mosse parallele sino a quando la linea gialla delle radiazioni ha intersecato quella blu delle immatricolazioni.

In quel momento sono iniziati i primi guai per il nostro mercato: le radiazioni sono cresciute costantemente per 10 mesi da settembre 2012 a luglio 2013, mese in cui la distanza massima tra le curve segnava un volume (cumulato) di veicoli mancanti di -202.000 circa.

Questa differenza si è fatta sentire qualche anno dopo e, infatti, se ricordi, a settembre 2016 eravano entrati ufficialmente in una fase recessiva che sarebbe durata sino a luglio 2018.

Poi, da agosto 2018 a febbraio 2019 abbiamo attraversato una lieve stagnazione e, adesso, anche se a livello individuale non ve ne accorgete (perchè siete troppi), siamo nuovamente in una fase espansiva che durerà, secondo i miei calcoli, almeno sino a tutto il 2022.

Questa fase positiva, come già detto prima, ha le sue premesse nella ripresa del mercato dell’auto che ha ripreso a correre a dicembre 2013, annullando via via la differenza negativa con le radiazioni e, una volta ribucata la linea blu, i volumi dell’immatricolato hanno iniziato ad accumularsi sino a toccare il massimo di +689.000 circa rispetto al radiato.

Da qualche mese, però, la linea blu mostra un trend calante mentre quella gialla ne ha uno crescente.

Se, anche in questo caso, prolunghiamo le linee di tendenza, abbiamo un punto di incrocio attorno a ottobre 2020, avendo così una seconda conferma che, verso la fine di quell’anno, potremmo iniziare nuovamente a muoverci verso una fase recessiva.

“Ma come, non hai detto che avremo una fase di crescita sino al 2022? Comè possibile che, se tutto quanto hai descritto accade nel 2020, cioè due anni prima, il mercato salga sino al 2022?”

Confermo le mie previsioni: il mercato sarà espansivo sino al 2022.

Non dimentichiamo però che, per quanto riguarda le immatricolazioni, dobbiamo traslare il loro impatto a quattro anni nel futuro mentre, per quanto riguarda la radiazioni, l’impatto è immediato.

Pertanto, le revisioni continueranno a beneficiare del grosso volume di immatricolato degli anni scorsi che, tuttavia, sarà attenuato rispetto alle previsioni passate da un crescente volume di radiazioni.

Il calo dell’immatricolato lo avvertiremo dal 2023 e, con esso, anche l’aumento del radiato, se questo continuerà a muoversi col trend e il rateo di crescita attuale.

Per capire meglio il concetto della traslazione dell’immatricolato nel futuro, guarda il grafico che segue.

Come puoi notare, la curva blu è crescente e mostra un picco ad agosto 2022.

E quindi, cosa c’azzecca con il nuovo incrocio tra immatricolato e radiato a ottobre 2020 e l’impatto sul revisionato?

C’azzecca, tranquillo. Mo’ te lo spiego.

Osservatorio Revisione Veicoli: trend immatricolazioni, radiazioni e revisioni con linea di tendenza

Guardiamo ancora una volta le linee di tendenza: la proiezione della linea gialla (punteggiata arancione), incrocia la proiezione della linea blu (tratteggiata azzura) in un punto del grafico che corrisponde a un intervallo tra gennaio e marzo 2023.

Oltre a ciò, la proiezione della linea rossa del revisionato (tratteggiata amaranto) mostra un chiaro trend decrescente che, tra il 2022 e il 2023, la porterebbe nuovamente sotto il valore dei 14.000.000 di revisionato.

Se non è recessione questa, non so come chiamarla.

Non credere ciecamente alle mie parole, però usa il buonsenso

Quindi, per chiudere, i cambiamenti in negativo del mercato che avranno luogo nel 2020, di fatto, si faranno sentire dal 2023.

Detto ciò voglio chiarire bene un punto: queste sono previsioni sulla base di tendenze in atto e, come tali, vanno prese cum grano salis, con buonsenso.

Accadrà esattamente ciò che ho descritto? 

No, sicuramente no: da qui al 2023 può accadere di tutto e il contrario di tutto.

Forse le curve si sposteranno più a destra, in là nel tempo; forse le radiazioni smetteranno di crescere (soprattutto quelle dei diesel che sono le principali responsabili di questo trend).

Quello di cui sono certo è che, prima o poi, il mercato invertirà e il calo sarà repentino e doloroso per il Mercato della Revisione Veicoli.

Tuttavia, come Osservatorio Revisione Veicoli, mantengo per ora questa previsione per i prossimi anni, sino al 2022.

Osservatorio Revisone Veicoli: previsioni volumi auto e merci al 2022

Non male come volumi per i prossimi anni, eh? 

Nota però come la  curva tra il 2021 e il 2022 faccia una gobba: bene, quella gobba è già un segnale che preannuncia tutto quanto ti ho illustrato sopra.

Al di là dei numeri, però, a me interessano le tendenze, perchè sono le tendenze che contano: chi se ne frega se poi il calo (o la crescita) avviene sei mesi prima o sei mesi dopo, quello che conta è sapere che arriva e quanto può impattare sul mercato.

E ti ricordo che un altro trend da monitorare stretto è quello della crescita dei centri: adesso cresce molto lentamente, ma cresce comunque.

Quando il mercato cadrà di nuovo, se sarete ancora di più del passato, i volumi di ciascuno cadranno quantomeno proporzionalmente e, a quel punto, sappiamo benissimo tutti cosa accadrà: gli scontisti si scateneranno con ribassi che renderanno i 15 euro di buono carburante solo un bel ricordo, i furbi passatutto passeranno anche i rottami dei demolitori e gli operatori corretti e onesti se lo prenderanno definitivamente in quel posto

A me interessa che tu e i tuoi colleghi e, SOPRATTUTTO, le vostre Associazioni capiate che siete seduti su una bomba ad orologeria e che il 2023 non è poi così lontano (tra l’altro ti ricordo che il 1° gennaio 2023 è il termine previsto dalla 2014/45/UE e dal DM 214/2017 per la completa attuazione di quanto prescritto).

Avete qualche anno a disposizione per disinnescare l’ordigno ma, per farlo, occorre capire e accettare che dovranno venire prese decisioni drastiche che portino a un deciso sfoltimento del numero dei centri: un’alternativa non è contemplabile.

Piaccia o non piaccia, ne dovranno sparire qualche migliaio e non occorrono palle al titanio foderate di tungsteno per prendere decisioni impopolari: basterà, per una volta, applicare le norme che già ci sono e chiedere al MIT e a MCTC che i decreti attuativi, i regolamenti, le direttive ne rispecchino con onestà intellettuale i contenuti, senza i soliti escamotage all’italiana che finiscono per privilegiare i furbi, gli improvvisati e gli incompetenti che affollano il settore a danno di coloro che vogliono lavorare in modo serio, professionale e remunerativo.

Se stai scrollando la testa sconsolato per l’esperienza quotidiana, convinciti invece che si può fare.

Senza spirito di polemica, il ricorso al TAR respinto in questi giorni dimostra che l’era della difesa dell’orticello privato a scapito di altri soggetti è finita.

Esigete vere riforme, fate casino, rompete i coglioni a mezzo mondo, ma agite.

Da adesso, altrimenti domani sarà troppo tardi e voi dovrete tacere per sempre.

Io, come Osservatorio Revisione Veicoli, vi ho avvisato con ampio anticipo.  

Alla prossima.

 

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