Ricordi anche tu la recente battaglia su Facebook e all’Autopromotec per promuovere la raccolta firme a favore del ricorso al TAR del Lazio contro l’Accordo Stato-Regioni che ha disciplinato la Formazione Ispettori? C‘è da rimediare a una gravissima ingiustizia sociale, dicevano! Posso vedere il testo? Dopo, adesso firma! Bene, finalmente ho letto il contenuto del ricorso e posso dirti che non c’è una virgola di quello che ci avevano raccontato sulla battaglia di civiltà a difesa del Perito Meccanico. In sintesi: ci hanno preso per i fondelli!

Personalmente mi puzzava, oh se mi puzzava: ma davvero qualcuno poteva seriamente credere in un ricorso al TAR del Lazio patrocinato dall’AICA, cioè dall’associazione dei costruttori di attrezzature, per difendere presunti diritti dei Periti Meccanici o Meccatronici lesi da un protocollo siglato tra lo Stato e le Regioni?

Ma dai! Non pigliamoci in giro: era credibile come una moneta da 3 Euro. 

Se qualcuno aveva il diritto/dovere di promuovere un’azione legale questi, eventualmente, poteva essere solo l’AICC, l’Associazione degli Ispettori dei Centri di Controllo, in rappresentanza dei diretti interessati.

Eppure era ciò che ci era stato raccontato per giorni, prima dalle pagine FB di Tecnostrada Formazione e di C.R.A. e poi ancora all’Autopromotec: si trattava di una battaglia di civiltà contro un’ingiustizia sociale che discriminava i periti diplomati in meccanica o meccatronica rispetto agli ingegneri, soprattutto quelli con laurea triennale.

Io voglio credere nell’assoluta buona fede degli amici Giuliano Latuga e Federico Caselli, ma non è la mia opinione che conta; quello che conta è il giudizio dei loro colleghi che, temo, non sarà molto favorevole.

Dando credito alla buona fede, io voglio pensare che loro si siano fatti promotori di un ricorso basato VERAMENTE sulla tesi che fosse in atto una sorta di discriminazione nei confronti dei diplomati periti meccanici e meccatronici ma che, all’atto della stesura del documento, i legali abbiano detto “aria fritta, tesi debolissima, servono altri argomenti” e abbiano deciso di ignorare quella tesi e di agire diversamente, senza informarli sino a fatto compiuto. Spero di non sbagliarmi, altrimenti la cosa sarebbe di una gravità inaudita.

Perchè il punto chiave è questo: nel ricorso NON c’è traccia della figura del diplomato perito meccanico e, tantomeno, dell’ingiustizia sociale che il tapino starebbe subendo dallo Stato. Come dico nel sottotitolo: siamo stati presi bellamente per i fondelli.

Nel ricorso ci sono invece due punti chiave che, se il TAR dovesse dare ragione ai ricorrenti, non solo bloccheranno l’Accordo Stato-Regioni sulla Formazione Ispettori (che sarebbe il meno), ma distruggeranno chissà per quanto il sogno di migliaia di Ispettori di vedere riconosciuta e tutelata la loro figura professionale e apriranno un baratro così ampio e profondo in cui precipiterà per sempre quello che rimane di etico e onesto della Revisione Veicoli in Italia.

Questi punti sono, rispettivamente,

  1. il chiaro obiettivo di impedire la costituzione del registro degli Ispettori;
  2. il mirato svilimento del ruolo del tecnico di revisione, descritto come un semplice operatore informatico, cioè un mero inseritore dei dati dei veicoli ricavati dalla carta di circolazione, dato che, si sostiene, i controlli vengono fatti sostanzialmente dalle attrezzature.

Ma andiamo con ordine e partiamo dall’inizio.

Il ricorso si apre con l’elenco dei 208 firmatari: in maggioranza aziende che vendono e assistono le attrezzature e/o offrono formazione. Poi ci sono parecchi costruttori, quindi alcuni centri di revisione (nella persona del titolare), un benzinaio (sic!) e, infine, una pletora di soggetti privati che non si capisce cosa facciano nella vita e che relazione abbiano con la revisione veicoli (forse dipendenti delle aziende dell’elenco che, “spintaneamente”, sono stati convinti dai loro datori di lavoro a firmare a loro volta?).

Ovviamente il pezzo da novanta è l’AICA, 208° e ultimo firmatario.

Subito dopo, nella premessa, i legali dei ricorrenti spiegano le basi su cui nasce il ricorso.

“L’Accordo introduce – al fine di ottenere la qualifica di “ispettori per la revisione” – procedure gravose e manifestamente sproporzionate, vuoi in termine di durata e complessità nozionistiche che di costi da sostenere (sino a giungere, addirittura, allo svolgimento di due esami abilitativi e alla successiva iscrizione in un apposito “registro”) e, di fatto ostacola in maniera irragionevole e illegittima l’acquisizione della qualifica medesima.

Le conseguenze che ne derivano – con particolare riferimento, oltrechè alla funzionalità dei “centri di revisione”, al normale e libero accesso al mercato del lavoro e dell’occupazione – sono pertanto, per varie ragioni non solo illegittime ma altresì, estreamente negative sul piano economico e sociale.” 

Dov’è la gravissima ingiustizia ai danni del perito meccanico? Non c’è. Nada, zero, nix. 

Il vero problema è che, con l’Accordo, occorrerà studiare e sapere di meccanica, dinamica, fisica, elettronica, eccetera e questo renderebbe la vita difficile a tanti che di studiare e sapere non ne hanno né la voglia né le capacità ma, soprattutto, che hanno interesse solo ad avere un pezzo di carta che permetta loro (o ai loro titolari) di fare i controlli. Il “come” è irrilevante.

Sì, è vero, i nuovi corsi costeranno un sacco di soldi, sino a 5.000 e passa euro.

Però ci sono decine di altre professioni che richiedono investimenti ingenti in formazione e nessuno fiata ma paga e studia.

Mi chiedo, per riprendere un esempio di un precedente articolo, cosa sborsa un OSS – Operatore Socio Sanitario, per le 1.000 ore di teoria e pratica che lo porteranno a cambiare la padella al vecchietto della casa di riposo o dell’ospedale.

Ma da noi, chiedere di fare meno di 300 ore di formazione e sostenere un esame per poter essere degli esperti abilitati a controllare le condizioni e l’efficenza dei veicoli – a tutela della sicurezza stradale e dell’ambiente – è un atto che minaccia il mercato del lavoro e l’occupazione, con conseguenze disastrose sul piano economico e sociale.

Siamo un Paese che, dal ’68 in poi, premia sempre di più l’ignoranza – a scapito del merito – e per tutelarla l’argomento principe è sempre quello della difesa dei posti di lavoro. Fa niente se sia poi lavoro dequalificato, purché vada a beneficio di chi dirige la musica.

A proposito, hai notato che c’è subito un attacco al registro degli Ispettori? Sappi che questo verrà ripetuto più e più volte in tutto il documento.

Così come verrà ripetuta più e più volte la mistificazione della realtà che, per diventare Ispettore, servono ben due esami, facendo un tutt’uno tra abilitazione per i leggeri e quella per i pesanti.

Atto impugnato e motivi del ricorso

Segue a questo punto un elenco della normativa esistente “al fine di rendere evidenti le numerose illegittimità dell’Accordo impugnato”.

Ovviamente gli avvocati fanno il loro mestiere ed elencano “la normativa di riferimento” che fa più comodo a loro, a partire dall’Art.80 comma 8 del C.d.S. che parla dei requisiti delle attrezzature e dei locali (e qui si torna implicitamente ancora ad osannare quella che io definisco la madre di tutti i mali del settore, la legge 122/1992), ma si guardano bene dal citare il comma 1 (sempre dell’Art.80 CdS) che spiega chiaramente che il fine della revisione veicoli non è di dare lavoro incrementale alle officine ma di “accertare che sussistano le condizioni di sicurezza per la circolazione e di silenziosità e che i veicoli non producano emanazioni inquinanti superiori ai limiti prescritti.”

Segue la citazione dell’Art.240 DPR 495/1992 in cui si indicano i requisti personali e professionali del titolare del centro o del responsabile tecnico e i titoli di studio un tempo ammessi (perito industriale, geometra, maturità scientifica, laurea breve o magistrale in ingegneria) ma volutamente si omette il più recente elenco dei titoli di studio ammessi dal DPR 88/2010.

Sempre citando il DPR 495/1992 si ricorda che, al tempo, era necessario “aver superato un apposito corso di formazione le cui modalità sono state regolate con l’Accordo Stato-Regioni del 12 giugno 2003, in cui si fissa in almeno 30 ore la durata dei corsi”, ma si omette scientemente di dire che, alla fine, era comunque previsto un esame orale e uno pratico.

Tutto ciò per creare contrapposizione con la Direttiva 2014/45/UE e il DM 214 19.05.2017 e attaccare, nello specifico, gli Allegati IV.

Ti evito i punti contestati dai legali da un punto di vista tecnico, non solo perchè non serve ma perchè tu, caro il mio Ispettore, sei solo un ignorante schiacciatasti (poi te la spiego) e che cacchio ne capisci di diritto?

No alla Formazione Ispettori, meglio delle capre ignorantiLimitati a sapere che, quando tu ti permettevi di dire che eri d’accordo con la formazione ispettori portata a 300 ore e all’esame obbligatorio tu, cara la mia capra ignorante, non sapevi che stavi sostenendo un provvedimento che ha violato i principi della Direttiva stessa, ben 4 articoli della Costituzione, la Carta di Nizza, il Codice della Strada, un decreto del Presidente della Repubblica e almeno un altro paio di cazzi e mazzi che i legulei hanno scovato per impedire che tu possa essere riconosciuto come un professionista, iscritto in un registro di Stato e, un giorno, magari avere un albo di categoria e, forse, pure un CCNL.

Dì la verità: tu non lo sapevi di quanta roba stavi infrangendo, eh? Capra. Bene, adesso lo sai.

Però consolati, perchè eri in buona compagnia: non lo sapevo manco io (capra) e sono certo che non lo sapevano manco quelli che hanno firmato il ricorso senza leggerlo (capre pure loro).

A questo punto del testo, parte l’assalto alla baionetta con l’ordine di colpire per uccidere.

E, per farlo, i legali dei ricorrenti si scatenano nell’alterare la realtà, nel tentativo di dimostrare che l’Accordo viola tutte le norme di diritto citate prima.

Per prima cosa affermano che la Direttiva (e il DM fotocopia) “prevede almeno tre anni di esperienza documentata ovvero ed alternativamente studi documentati e formazione appropriata, mentre l’Accordo in questione elimina tale condizione di alternatività, richiedendo che i diversi requisiti di studio e di tirocinio e di lavoro, siano entrambi concorrenti.

Bene, andiamo a vedere cosa dice la Direttiva:

Prima di autorizzare un candidato a occupare la posizione di ispettore abilitato a effettuare controlli tecnici periodici, gli Stati membri o le autorità competenti verificano che tale persona:

a) abbia una conoscenza e una comprensione certificate relative ai veicoli stradali nelle seguenti aree:(segue elenco)

b) abbia almeno tre anni di esperienza documentata o equivalente quale mentoraggio o studi documentati e una formazione appropriata nelle aree succitate riguardanti i veicoli stradali di cui sopra.

Notato che gli avvocati, furbetti, non hanno riportato l’intero paragrafo b) ma l’hanno volutamente tagliato, omettendone una parte?

Sai perchè? Perchè sul punto b) se la sarebbero giocata coi giudici sulle virgole (o meglio, sulla loro assenza): se leggi la prima parte della frase sino a “mentoraggio”, hanno ragione i legali, e la condizione è o/o; ma se leggi sino a “studi documentati”, hanno torto e la condizione diventa e/e.

Provo a spiegarmi meglio: prova a dividere la frase in due leggendo prima “abbia almeno tre anni di esperienza documentata o equivalente quale mentoraggio” e poi “o studi documentati e una formazione appropriata.” In questo caso quelle “o” diventano “ovvero” e le condizioni sono alternative e la formazione appropriata fa parte della seconda alternativa.

Ma se leggi “abbia almeno tre anni di esperienza documentata o equivalente quale mentoraggio o studi documentati” e poi “e una formazione appropriata” allora le o si riferiscono a condizioni equivalenti considerate alterantive all’esperienza documentata, cioè il mentoraggio piuttosto che studi documentati a cui va aggiunto l’obbligo di una formazione appropriata, sottolineata da quella “e“.

Io sostengo questa seconda interpretazione e credo che i giudici sarebbero d’accordo con me.

Gran paraculi ‘sti avvocati, eh?

Il punto successivo va all’attacco dell’obbligo di frequentare dei corsi di formazione e di dare un esame.

Non va bene, perchè la direttiva dice:

“Gli Stati membri o le autorità competenti provvedono affinché gli ispettori ricevano una formazione iniziale e di aggiornamento appropriata o sostengano un esame appropriato, inclusi gli elementi teorici e pratici, per essere autorizzati a effettuare controlli tecnici.”

E’ vero, in questo caso sia la Direttiva che il DM prevedono l’alternatività mentre l’Accordo prevede entrambe le opzioni.

Però mi chiedo: com’è che l’Accordo Stato-Regioni del 2003 è andato bene per 15 anni, pur prevedendo una formazione + un esame (che gli avvocati si sono “dimenticati” di citare), esattamente come prevede oggi il nuovo Accordo, ma adesso quella condizione non va più bene? Cos’è cambiato?

Ah, già: là erano solo 32 le ore di corso (e le aule si riempivano facile), adesso sono 296 (ma si fa l’esame solo dopo le seconde 176 del modulo B).

Ma non basta; i legali insistono nel dare ai giudici una visione distorta della realtà: “L’Accordo elimina quell’alternatività, addirittura prevedendo che gli esami abilitati siano due.”

Il che è vero, ma per due abilitazioni differenti, distinte, sequenziali e, soprattutto, la seconda assolutamente facoltativa: vuoi controllare solo autoveicoli e commerciali leggeri? Fai i moduli A e B e l’esame relativo e sei Ispettore. Vuoi controllare anche i pesanti? Modulo C ed esame. Non (ri)diventi Ispettore, perchè lo sei già; hai solo una qualifica in più. Due esami differenti per due differenti qualifiche professionali.

Questo però i legali dei ricorrenti non solo non lo dicono, se non en passant in alcuni punti “neutri” del documento, ma lo mistificano più volte, ripetendo in diversi punti che bisogna dare due esami per essere abilitato come Ispettore.

Veniamo al terzo attacco: a morte il registro degli Ispettori.

Non lo vogliono e faranno di tutto perchè non nasca mai.

Questo, se sei un Ispettore, mettitelo bene in testa (e poi, se non lo hai già fatto, associati ad AICC perchè più sarete più potrete far sentire la vostra voce e uscire dalla condizione di servi della gleba in cui molti di voi si trovano).

Cosa dicono per bloccarlo? Innazitutto che la Direttiva non lo prevede e poi che è illegittimo, perchè nasce da un atto amministrativo e non da una legge dello Stato, che è necessaria per creare un albo professionale.

Intanto diciamo che se la Direttiva non prevede il registro forse è perchè in molti Paesi sicuramente esiste già, visto che là la revisione la possono fare solo i Centri di Controllo e non anche le officine meccaniche e, quindi, i Responsabili Tecnici saranno certamente iscritti in qualche elenco.

Poi aggiungiamo che se un atto amministrativo (giustamente) non prevale su una legge, allora che si faccia riscorso al TAR per far annullare tutte le circolari delle varie DG Territoriali che hanno sanato la questione delle altezze, autorizzando le sole revisioni delle auto (e vietando quelle dei veicoli commerciali) e che si dia tempo – diciamo sei mesi – ai titolari di adeguare i locali dopodichè, chi non è a posto, chiude.

Sì, lo so, sono migliaia – come aveva detto anni fa l’Ing. Baccarini – e allora? Se non sono in regola, non sono in regola e nessun atto amministrativo deve prevalere sulla normativa vigente.

Ma a parte ciò, torniamo al registro degli Ispettori: vogliamo continuare a prenderci in giro manco sapendo chi va in linea?

Abbiamo già scordato che, con l’introduzione del Certificato di Controllo, quando è saltata fuori la richiesta di comunicare chi fa le revisioni in un dato centro e confrontare i dati con gli elenchi di MCTC siamo arrivati alla farsa totale con persone che in quel dato centro non c’erano più da tempo, che avevano cambiato mestiere o che erano addirittura morte (ma ufficialmente continuavano ad operare per quel centro)?

Sembrava di leggere uno di quei fatti di cronaca sui cinesi “che non muoiono mai” perchè, chiamandosi con lo stesso nome, prendevano il posto e i documenti di quello davvero deceduto che, per l’anagrafe, risultava sempre in vita, anche se magari ultracentenario.

Però per i ricorrenti il registro è illegittimo perchè configurerebbe una “professione regolamentata”, mentre deve bastare una semplice “qualificazione professionale”.

Una professione regolamentata permette controlli, sanzioni, espulsioni per le infrazioni gravi, ma permette anche uno status, un rango sociale – ovvero un inquadramento professionale di un certo livello – e, soprattutto, un tariffario – ovvero un salario congruo – e questo voi, Ispettori, non lo dovete avere.

“Eh, ma qui non stiamo mica parlando di avvocati, ingegneri, commercialisti, architetti, medici o di geometri e ragionieri. Quelli hanno competenze da anni di studio e poi hanno una professionalità che l’Ispettore non ha, perchè i controlli oggi li fanno le attrezzature.”

Hai fatto un balzo sulla sedia? “Cosa, cosa, cosa? I controlli li fanno le attrezzature?”

Mi spiace, non sei informato bene, evidentemente.

Perchè, tu non sai che, di fatto sei un “operatore tecnico di sistemi informatici” e che il lavoro lo fanno i macchinari.

Cito testualmente:

“Sicché un giovane diplomato, per esercitare l’attività di “ispettore”, deve seguire un percorso di studio, tirocinio, formazione ed esami di otto o nove anni!


A ciò si contrappone tuttavia un’attività particolarmente semplice ed essenzialmente gestita mediante macchinari tecnologici e rilevatori di dati.


L’ispettore infatti, per eseguire la revisione, procede all’inserimento dei dati contenuti nella carta di circolazione del veicolo all’interno del sistema informatico collegato col Ministero dei Trasporti e quindi, assolte le formalità definite di “prenotazione”, si sposta nella zona di “controllo” laddove è collocata l’entità informatica denominata PC Stazione (dando così avvio alle prove di controllo relativa ai sistemi di frenata, scarico gas,illuminazione, pneumatici e simili).

 

Si tratta di attività eseguite per la quasi totalità da apposite apparecchiature dotate di sistemi di misurazione immodificabili e che emettono un referto informatico inalterabile.


A ciò si aggiunga, che l’Italia è l’unico paese della Comunità Europea ilquale ha introdotto dal 2015 l’obbligo nei “centri di revisione” del protocollo informatico denominato MCTC/NET 2, con cui si preclude all’operatore qualunque ingerenza sui dati delle prove.

 

In tale contesto, i contenuti dell’Accordo impugnato risultano palesemente sproporzionati ed esorbitanti quanto alla loro adeguatezza, rispetto agli elementari compiti da espletare.

 

Ed altresì le disposizioni contenute agli articoli 80 del Codice della Strada e 240 del relativo Regolamento di attuazione approvato col DPR 495/1992 che a tutt’oggi mantengono immodificata la natura di semplice qualifica professionale al requisito necessario allo svolgimento dell’attività di “ispettore della revisione”, prescrivendo il semplice superamento di un apposito corso di formazione.”

Non so se incazzarmi o slogarmi la mascella dal ridere.

A parte la vaccata degli 8-9 anni di studio (perchè, chi non diventa Ispettore si ferma alla terza media?), sono andato a prendere la Direttiva 2010/48/UE, quella che elenca i controlli che dovresti fare (…dovresti…) e ho contato quelli visivi e quelli in cui è richiesta un’apparecchiatura o della strumentazione: 150 visivi contro 7 strumentali.

Ma di che cazzo stiamo parlando? Ma quale attività particolarmente semplice ed essenzialmente gestita mediante macchinari tecnologici e rilevatori di dati.

Macchinari tecnologici? Ma per favore, mica stiamo parlando di macchine a CNC, robotizzate o di Intelligenza Artificiale. No, stiamo parlando di lamierati, tagliati al laser, pressati, sagomati e imbullonati dove ruotano dei rulli o che si devono alzare per controllare il sottoscocca che viene controllato A VISTA. Stiamo parlando di scatole vuote dove dentro di sono dei filtri e dei sensori. Stiamo parlando di tecnologia che avrà almeno 20 anni.

Ma quali “apparecchiature dotate di sistemi di misurazione immodificabili e che emettono un referto informatico inalterabile.”

Ma quale “MCTC/NET 2, con cui si preclude all’operatore qualunque ingerenza sui dati delle prove.” 

Qualcuno ha detto agli avvocati il trucco della foto col tablet? 

Io non ce l’ho con gli avvocati; come detto, fanno il loro lavoro. Anni fa, un mio legale mi diceva: “Dottore, io sono pagato per dire le cose a suo favore. Adesso piove a catinelle ma se servisse, io sosterrei che c’è un sole che spacca le pietre e lo ribadirei sino a vincere.”

Io ce l’ho con chi ha fornito loro tutte queste panzane colossali. I legali non sono tecnici né operatori del settore; che cazzo ne sanno dei controlli visivi e di tutti i trucchi che esistono per fregare macchinari, SW e MCTCNet2?

La vera differenza la fa l’Ispettore, preparato, qualificato e professionalizzato: le macchine sono solo di ausilio. Punto.

Se la Formazione Ispettori sarà bloccata si aprirà una voragine dell'infernoPer chiudere, mi auguro sinceramente che il ricorso non passi. Le regioni avevano sino al 26 giugno per fornire alle loro avvocature delle controargomentazioni su cui costruire una difesa dell’Accordo. Spero lo abbiano fatto.

Poi possiamo dire che l’Accordo Stato-Regioni è stato fatto davvero male e che effettivamente non equiparare un Perito Meccanico quantomeno a un Ingegnere con laurea triennale sia stato ingiusto.

Possiamo dire tutto e di più, contro questo documento e anche contro il DM 214, per come è stato “scopiazzato” dalla Direttiva 2014/45.

Ma io resto dell’idea che il ricorso non deve passare.

Perché, se dovesse passare, temo che si aprirà una voragine in cui precipiterà quel che di buono resta della revisione veicoli italiana.

Se i giudici riconosceranno che i controlli sono fatti essenzialmente da macchinari e che l’Ispettore è solo un operatore informatico, voi vi potrete scordare di venire riconosciuti come professionisti e molti di voi dovranno chinare la testa una volta per tutte ai voleri di datori di lavoro privi di scrupoli.

Ma, soprattutto, mi preoccupano i possibili sviluppi aberranti che ne potranno derivare e che i ricorrenti manco hanno preso in considerazione.

Che accadrà, ad esempio, delle responsabilità civili e penali che oggi dovrebbero scoraggiare abusi e furberie? Se siete inseritori di dati del libretto e dei chilometri, chi risponde di eventuali irregolarità?

“Signor Giudice, il referto è alterato? A me lo dice? Io sono semplicemente uno SCHIACCIATASTI, uno che inserisce i dati e pigia un pulsante; la revisione è essenzialmente gestita mediante macchinari tecnologici e rilevatori di dati.

Parli col costruttore delle apparecchiature dotate di sistemi di misurazione immodificabili e che emettono un referto informatico inalterabile, o con chi me l’ha vendute, installate e tarate.”

Nota: il termine Schiacciatasti è stato coniato da un tuo collega, leggermente offeso dalla descrizione contenuta nel ricorso ma che, passata l’incazzatura, ha voluto metterla sul sarcastico creando una pagina FB dedicata (clicca sulla foto, iscriviti e dai il tuo contributo).

Veniamo infine all’Accordo Stato-Regioni.

Se il ricorso dovesse venire accolto, che accadrà dei corsi di Formazione Ispettori?

Se non sarà lecito il binomio formazione + esame, che faranno le regioni?

Formazione Ispettori - rinascerebbe pura la scuola radio elettra torinoFossi in loro direi: ” Ah sì? Bene, allora solo esame. Nell’Allegato IV della Direttiva ci sono le materie su cui verrete interrogati.” 

“Ma su che testi ci dobbiamo preparare?”

“Cazzi vostri.”

“E come facciamo a prepararci?”

“Cazzi vostri.”

Vedi se di colpo non spunterebbero come funghi corsi di formazione (volontaria) di tutti i tipi.

Alla faccia del ricorso contro il binomio Formazione Ispettori + Esame.

Rinascerebbe pure la Scuola Radioelettra Torino chiusa nel 1995 (bella la locandina che vi prende per il culo).

Ma allora, ti chiederai, perchè hanno fatto il ricorso, se la storia dell’ingiustizia nei confronti dei diplomati in meccanica e meccatronica non è vera?

Lo spiegano nel finale gli stessi legali:

“I ricorrenti, inoltre, a seguito dei provvedimenti impugnati, subiscono un danno grave sia in termini di preclusione all’attività lavorativa di “Ispettore” e nell’apertura di nuovi “centri di revisione”, che di pregiudizio alla funzionalità dei “centri” già aperti.”

In sostanza rafforzano la mia convinzione, che esprimevo un precedente articolo: se i nuovi Ispettori sono pochi, saranno pochi anche i nuovi centri e quelli esistenti potrebbero chiudere e se non nascono nuovi centri o quelli già aperti chiudono, si venderanno meno attrezzature, meno assistenza, meno ricambi, meno SW, meno formazione e meno di tutto il resto che oggi viene piazzato ai centri di revisione.

Per chiudere davveo, che cosa vogliamo fare per rimediare alla grave ingiustizia sociale che discrimina i poveri Periti Meccanici e Meccatronici?

Alla prossima

 

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