Proprio come pensavo: la prima parte di questo articolo sul sondaggio sulla Formazione Ispettori ha accentuato le posizioni estreme, soprattutto di chi vede minacciato un business consolidato su cui, per anni, ha guadagnato. D’altronde, il tifoso duro e puro è quello che difende la sua squadra ad oltranza, anche contro l’evidenza. Non riconoscerebbe l’esistenza di un rigore contro neppure se il proprio difensore, in piena area, entrasse direttamente col piede a martello sulla caviglia dell’attaccante avversario, causandogli fratture scomposte.

Qualcuno si è incazzato parecchio – e me l’ha fatto sapere – ma molti hanno apprezzato – e me l’hanno fatto sapere.

D’altronde non mi aspettavo nulla di diverso dopo aver scritto la prima parte di questo articolo in cui commentavo il sondaggio di C.R.A. sulla Formazione Ispettori e riportavo alcuni dei commenti che ne erano seguiti.

Va bene così: non potevo né volevo piacere a tutti.

Per me l’importante che sia piaciuto alla parte che, in questa occasione, ho deciso di sostenere: gli Ispettori dei Centri di Controllo.

Adesso, con questa seconda parte, voglio affrontare due temi: il ricorso che A.I.C.A. (Associazione Italiana Costruttori Attrezzature) intende presentare al TAR del Lazio e le argomentazioni fornite dall’amico Giuliano Latuga sulla pagina FB di Tecnostrada Formazione.

Partiamo dal ricorso contro la Formazione Ispettori dell’Accordo Stato-Regioni e da chi l’ha promosso.

Ufficialmente è una iniziativa di A.I.C.A.

In realtà, andando a scavare e chiedendo ad alcune fonti affidabili, tutto parrebbe partire da un’azienda molto nota per i suoi prodotti, soprattutto le linee universali che sono il suo fiore all’occhiello: la SNAP NT di Giarre (Catania).

Ritengo che, alla base del tutto, vi sia una forte contrazione degli ordini – situazione comune a tutti i costruttori, da quanto si dice – dovuti alla forte diminuzione delle nuove aperture di centri di revisione in tutta Italia.

I centri, come noto, hanno smesso di comparire come funghi soprattutto da quando sono stati bloccati i corsi di formazione per Responsabili Tecnici.
Formazione Ispettori: in attesa dei nuovi corsi il Responsabile Tecnico è una specie in estinzioneNonostante che migliaia di meccanici (e non) fossero stati formati in centinaia di corsi da 32 ore, erogati nell’arco di ben 15 anni (dal 2003) da parecchie società di formazione in tutta Italia e abilitati alla professione del Responsabile Tecnico dagli esami di Stato, improvvisamente, i Responsabili Tecnici sono diventati più rari della tigre siberiana, specie in via di estinzione.

La spiegazione di questa scomparsa di massa ce la fornisce Tecnostrada Formazione:

“Qualcuno si domanda dove sono finiti le migliaia di RT abilitati e che non operano sulle linee in questo momento. Se qualcuno pensa che siano a spasso si sbaglia. Il nostro osservatorio ha riscontrato che molti hanno preferito cambiare aria e chi non aveva basi solide di formazione e professionalità nel campo della meccanica, ha preferito tornare immediatamente nel suo campo quando se ne è presentata l’occasione.”

Plausibile ma, leggendo quanto pubblica spesso Revisioniautoblog.com, un altro blog famoso nell’ambiente, possiamo aggiungere, per completezza di analisi, che magari, molti hanno preferito cambiare aria NON TANTO PERCHE’ non avevano basi solide di formazione e professionalità nel campo della meccanica, MA PERCHE’ stufi di venire sottopagati, sfruttati, obbligati a passare di tutto e di più e, soprattutto, stufi di prendersi la responsabilità civile e penale che i loro titolari scaricavano loro addosso?

Possiamo anche aggiungere che qualcuno è stato licenziato perché voleva fare il suo lavoro in modo serio e professionale?

Dopo la prima parte, in cui sostenevo le ragioni di chi è favorevole alle 296 ore di formazione, mi sono sentito dire:
“Dillo alla signora che questa mattina mi ha telefonato in lacrime perché il suo RT se n’era andato e non sa più come fare.”

Al di là che sarebbe interessante capire perché l’RT se n’è andato, da quanti anni lavorava lì, come veniva trattato, quanto veniva pagato, come poteva fare (o come doveva fare) le revisioni, per controbilanciare la cosa mi verrebbe da dire:

“Dillo a Gianluca Scafetta, RT che amava il suo lavoro, licenziato perché giudicato troppo serio e professionale e che, da allora, non ha trovato più un altro centro disposto ad assumerlo – nonostante la scarsità di RT – perché i suoi ex titolari gli hanno fatto terra bruciata attorno mettendo in giro la nomea che è un rompiballe perché vuole lavorare secondo le regole.”

Detto ciò, torniamo al ricorso al TAR del Lazio promosso da A.I.C.A.

Intanto, per chi non sapesse cosa fa il TAR, riporto quanto scrive Wikipedia:

“Il TAR è competente a giudicare sui ricorsi, proposti contro atti amministrativi, da privati che si ritengano lesi (in maniera non conforme all’ordinamento giuridico) in un proprio interesse legittimo.
Il TAR del Lazio è inoltre competente per le controversie relative ad atti provenienti da una amministrazione statale avente competenza ultraregionale.
In generale, la giurisdizione dei TAR concerne la legittimità (cioè la conformità o meno a regole giuridiche) di atti lesivi di interessi legittimi, ma in casi eccezionali attiene anche al merito (vale a dire a valutazioni di opportunità dell’azione amministrativa).”

Intanto chiediamoci perché, se è la proprietà di SNAP NT il soggetto giuridico che si è ritenuto leso in un proprio interesse legittimo, il ricorso viene invece presentato ufficialmente da A.I.C.A.?

Perché ritengo che il signor Benvenuti, titolare di SNAP NT, se si presentasse da solo – oltre a sostenere tutto il costo dei legali che, ho sentito, si aggira sui 10.000 euro – avrebbe qualche difficoltà a convincere il giudice che l’accordo Stato-Regioni sulla Formazione Ispettori ha leso un SUO interesse legittimo.

Cosa potrebbe dire?

“Signor Giudice, l’accordo Stato-Regioni ha stabilito che per diventare Ispettore di Centro di Controllo oggi servono 296 ore di formazione mentre prima ne bastavano solo 32. Il costo della Formazione Ispettori è passato da 700 euro in media a circa 6.000 euro.

Se prima le aule erano sempre piene – perché il gioco valeva la candela – adesso sarà molto difficile metterne assieme una.

Chi mai spenderà quella somma?

Non certo dei giovani squattrinati e sottopagati. Non certo i titolari dei centri di controllo o delle autofficine.

Nessuno è così folle da pagare 6.000 euro per la formazione di un ragazzo – che non sia suo figlio – col rischio che il primo collega opportunista se lo porti via senza sforzo, offrendo qualche 100 euro in più di stipendio.

 

Signor Giudice, con questa nuova normativa ci saranno meno corsi e meno corsi significa meno Ispettori e meno Ispettori significa meno aperture di nuovi centri e più chiusure di quelli già aperti; e meno centri significa per me meno linee e attrezzature, meno assistenza, meno ricambi, meno tarature annuali, meno licenze software, meno tutto.

 

Signor Giudice, la Formazione Ispettori sta mettendo in ginocchio il mio business, per questo le chiedo di annullare l’accordo Stato-Regioni!”

No, non credo possa dirlo sperando di vincere il ricorso – e non può dirlo nemmeno A.I.C.A. a nome di tutta a filiera produttiva e distributiva – soprattutto perché ritengo che il TAR non entrerebbe in questo caso nel merito.

Non sono avvocato e quindi posso solo ragionare ricordando quel po’ di diritto studiato all’università e usare un po’ di logica e di buon senso.

Fossi il giudice direi:

“Capisco che l’Accordo Stato-Regioni danneggia le vostre vendite di attrezzature e tutto ciò che ne consegue in termini di assistenza, ma il vostro interesse legittimo a fare impresa non viene meno: semplicemente cambiano le regole del gioco a cui voi dovete adeguarvi, ripensando il vostro modello di business.

La direttiva 2014/45/UE, il DM 214/2017 e l’Accordo Stato-Regioni che regola la Formazione Ispettori alzano il livello di competenza e di professionalità – evidentemente troppo basse – richieste a chi fa le revisioni veicoli in ottemperanza dell’Art. 80 comma 1 del C.d.S. che tutela la collettività in termini di sicurezza stradale e rispetto dell’ambiente.

 

L’interesse collettivo è superiore all’interesse (economico) dei singoli e, pertanto, il ricorso è respinto.”

Non potendo perciò difendere un interesse economico personale (ancorché di tutti i costruttori e rivenditori di attrezzature), ecco allora che i legali dell’A.I.C.A. hanno dovuto ingegnarsi per trovare “l’interesse legittimo” leso dalla nuova normativa.

E pare l’abbiano trovato nelle pieghe della Diretiva 2014/45/UE, come si evince leggendo diversi passaggi dei post letti sulla pagina FB di Tecnostrada Formazione.

Si tratterebbe di rimediare a una “gravissima discriminazione nei confronti di un potenziale tipo di aspirante ispettore che vuole intraprendere il percorso per abilitarsi in quel ruolo. Il ricorso vuole riportare la normativa in un alveo di una correttezza sociale per il candidato alla figura di Ispettore.”

Prima di cercare di capire chi è il potenziale tipo di aspirante Ispettore vittima di questa “ingiustizia sociale”, vorrei affrontare alcuni punti sollevati sempre da Giuliano Latuga nei suoi post.

Scrive Latuga:

“Abbiamo saputo che c’era in pista una iniziativa di un ricorso al TAR promosso dall’associazione dei costruttori delle linee di revisione e, da addetti ai lavori ci siamo documentati, chiedendo di poter leggere il contenuto del ricorso.
Ci siamo documentati e confrontati con diversi operatori, dal rappresentante dei centri revisioni del CNA, all’imprenditore a 360° del settore, dal presidente dell’associazione ICC ai soci dell’AICA.
Sono emersi fatti interessanti come, per esempio, che al tavolo tecnico del Ministero anziché discutere del contenuto dell’accordo si sono affrontati altri temi lasciando pertanto inalterata la stesura della proposta d’accordo senza discuterla per migliorarla.”

Sono lieto che lui (e Federico Caselli, suppongo) abbia potuto documentarsi e leggere il contenuto del ricorso perché, da quanto mi consta, ad altri “addetti ai lavori” ciò non è stato possibile, a partire dai diretti interessati, cioè gli attuali RT e (già) futuri Ispettori.

Neppure i rappresentanti delle associazioni di categoria da me interpellati hanno letto il documento: né Vincenzo Ciliberti di ANARA – Confartigianato, né Piero Rista di Asso.Car né, tantomeno (e soprattutto) Gianluca Massa di AICC.

Tutti e tre si sono sentiti “spiegare a voce” e a grandi linee il ricorso ma, come è stato detto a Gianluca Massa che lo aveva richiesto espressamente per leggerlo prima di firmare qualunque cosa, “il documento non è disponibile perché ancora in mano agli avvocati che ci stanno lavorando sopra”.

Formazione Ispettori: raccolta firme per il ricorsoAICC, inoltre, è stata coinvolta solo il giorno di sabato 25 (cioè ad Autopromotec quasi terminato), mentre la raccolta firme è iniziata alle 15:00 di giovedì 23.

Domanda: non è quantomeno deontologicamente poco serio che A.I.C.A. interpelli il presidente di AICC, associazione ufficialmente riconosciuta dal Ministero e quindi, logica controparte sindacale, solamente al terzo giorno della raccolta firme?

A titolo di cronaca, nessuno dei tre rappresentanti delle associazioni di categoria ha firmato, né come organizzazione né a titolo personale. Da quanto mi risulta, anche Franco Mingozzi di CNA non ha aderito, rimandando la cosa ad una eventuale consultazione della base.

In sintesi, la risposta delle associazioni di categoria è stata: “Firmare al buio e sulla fiducia? No, grazie.

Per quanto riguarda infine il fatto che ai tavoli tecnici del Ministero si sono affrontati temi diversi “lasciando pertanto inalterata la stesura della proposta d’accordo senza discuterla per migliorarla.”, non so a che proposta si riferisce Giuliano ma mi risulta che quella (molto corposa) presentata da AICC è stata analizzata e discussa ma, purtroppo, respinta perché troppo articolata nella distinzione dei corsi in base all’esperienza e al titolo di studio (molto di più di quanto propone Tecnostrada Formazione sulla sua pagina FB): “Troppo complessa, semplificatela” pare sia stato risposto.

Veniamo quindi all’aspirante Ispettore discriminato.

Da quanto capisco, è il perito meccanico o meccatronico che, anziché venire equiparato a un ingegnere con laurea triennale o magistrale, viene trattato alla stregua di chi ha un diploma con indirizzo tecnico che, però, con la meccanica motoristica nulla ha a che fare.

“Perché – chiede Latuga – si impone ad un perito meccanico, al pari di un geometra di rifare un corso di adeguamento come il modulo A sulle stesse materie che ha studiato per un triennio, superando un esame di Stato? Il modulo A lo deve fare chi ha delle deficienze formative scolastiche e per il numero di ore che sono state decise.”

Latuga ci ricorda per essere Responsabile Tecnico di officina (Legge 122/92) ci sono tre strade alternative: A) titoli formativi scolastici (ad es. meccatronico); B) esperienza maturata; C) corso di adeguamento di 100 ore

E aggiunge:

“Così è pure il principio della Direttiva Europea recepita dal DM 214/2017 (ma), contrariamente a questo principio si è espresso l’accordo Stato Regioni del 17 aprile 2019 che, anziché adottare le tre alternative, le ha rese tutte obbligatorie, tranne che per gli ingegneri con almeno la triennale.
Facciamo degli esempi. Sono un diplomato scientifico e ho l’ambizione di fare il Responsabile Tecnico. La direttiva mi impone di fare un percorso di adeguamento che può essere sviluppato O e ripeto O, con un tirocinio triennale O con un corso di 120 ore, per poter essere ammesso al modulo B.”

In realtà, per come interpreto io la Direttiva e il DM, non è prevista alcuna condizione O/O bensì E/E.

Lo si legge chiaramente nell’allegato IV di entrambi i documenti.

I testi sono identici, tranne che nell’incipit, e riportano quanto segue (questo è il DM 214):

1. Competenza

Il candidato destinato ad occupare la posizione di ispettore abilitato a effettuare controlli tecnici periodici deve essere in possesso dei seguenti requisiti:

a. conoscenza e una comprensione certificate relative ai veicoli stradali nelle seguenti aree: (segue elenco)
b. (E) almeno tre anni di esperienza documentata o equivalente quale mentoraggio o studi documentati E una formazione appropriata nelle aree succitate riguardanti i veicoli stradali di cui sopra.”

Quindi, secondo me, la norma in realtà dice: devi avere degli studi che ti permettano di conoscere e capire i veicoli stradali E devi aver fatto esperienza pratica (documentabile) E devi avere ricevuto una formazione appropriata in meccanica motoristica (in senso ampio) per diventare Ispettore.

Altro punto controverso:

“Conosciamo molti ingegneri con laurea breve che hanno la maturità classica.
Questo discrimina chi ha alle spalle un percorso formativo specifico triennale in meccanica – meccatronica mettendolo al pari, con tutto il rispetto per esempio, di un diplomato scientifico.
L’attuale accordo Stato-Regioni prevede che un laureato triennale in ingegneria sia esentato praticamente sia dal corso di 120 ore che dal tirocinio e sia ammesso al modulo B.”

In realtà, l’accordo Stato-Regioni, all’Art.2 comma 6, recita testualmente:

“La durata minima temporale del periodo di cui al comma 5 (periodi di tirocinio, lavoro o ricerca anche in combinazione tra loro) è correlata al titolo di studio e di articola come segue:
a) complessivamente tre anni per i diplomi;
b) complessivamente sei mesi per le lauree.”

Pertanto, puoi essere ingegnere ma senza almeno sei mesi di esperienza, non accedi in automatico al Modulo B e ti fai pure tu il Modulo A.

Piccola nota aggiuntiva: aver fatto il classico non implica avere delle carenze ingegneristiche. Questo, più che un giudizio, è un pregiudizio.

Alla luce delle sue tesi, Giuliano chiude con una domanda spontanea:

“Che differenza c’è (tra ingegnere triennale e perito meccanico)?

Gli istituti professionali hanno i laboratori, molte università e Politecnici molto meno. 

Pertanto, l’oggetto del ricorso è rimettere le cose al loro posto, come previsto dalla Direttiva e dalla Normativa sui crediti formativi.”

Quindi, in sostanza, se ho capito bene, tutta la questione poteva venire riassunta in questi tre punti:

1) Un perito meccanico ha studiato per anni le materie tecniche e ne sa tanto quanto, se non di più, di un ingegnere con laurea triennale.
2) Un perito meccanico deve essere equiparato all’ingegnere con laurea triennale e, a parità di periodo di tirocinio/lavoro/ricerca anche in combinazione tra loro per un massimo di sei mesi, deve poter accedere direttamente al Modulo B, saltando il Modulo A.
3) Tutti coloro che hanno un altro titolo di studio ad indirizzo tecnico che non garantisce la conoscenza delle materie di meccanica e meccatronica, devono fare il Modulo A, prima di accedere al Modulo B, e dimostrare un’esperienza triennale.

Come non essere d’accordo?

Sono assolutamente anch’io dell’idea che tra i titoli di studio elencati nell’accordo Stato-Regioni ve ne siano molti (troppi) che con la meccanica motoristica c’entrano come i cavoli a merenda e che è giusto esigere che chi vuole diventare Ispettore studi e conosca bene la materia e si faccia almeno tre anni di tirocinio vero in tutte le sezioni previste dalla 122/1992 (smontare e rimontare le gomme per tre anni non è sufficiente per capirne di meccanica e neppure battere e ribattere le lamiere e verniciarle).

E sono pure d’accordo al 100% con questa affermazione, rivolta a chi è già RT e a favore delle 296 ore di Formazione Ispettori:

“Sono un R.T. abilitato con un corso da 30 ore, se sono onesto intellettualmente e pretendo che gli altri facciano un corso da 176 ore, mi dovrò impegnare ad accettare un corso di adeguamento di 146 ore.”

Visto che ciò non accadrà, personalmente aggiungerei l’obbligo di un test preliminare di ammissione per chi, già RT e Ispettore in automatico, farà il corso di aggiornamento da 20 ore ogni tre anni (che per onestà intellettuale dovrebbe essere fatto almeno ogni due anni e per non meno di 30 ore).

Un test per individuare e rimandare al Modulo A i tanti, troppi, incompetenti – che qualcuno ha formato e qualcuno ha promosso – che affollanno i social con domande astruse del tipo:

“Scusate, colleghi, posso revisionare un veicolo con tre ruote?

A tre ruote? Ape Piaggio? Sì, certo.

No, no, con tre ruote: è una UAZ a cui si è staccata la posteriore destra e il cliente mi dice che domani il meccanico gli monta quella nuova che arriva da Vladivostok.”

Esagero, ovviamente, ma non troppo.

Concludendo, Giuliano, permettimi di “sentenziare” ancora una volta dal mio blog: ci voleva molto a pubblicare quei tre punti in modo semplice e schematico in quello che io ho definito “il manifesto”, in modo da evitare tante inutili polemiche, accuse e insulti reciproci?

Che vi stiate dividendo in tifoserie contrapposte è evidente e queste situazioni non fanno altro che accentuare le rivalità.

Tutto quanto hai scritto in tre post – e nelle tante repliche a chi ti criticava o insultava – non era affatto chiaro di primo acchito e lo si può arrivare a capire solo leggendo e rileggendo tutto ciò che hai scritto e cercando di collegare i punti tra di loro, come ho provato a fare io.

Ho avuto molte difficoltà a seguire le tue argomentazioni, perché in diversi passaggi ci sono delle apparenti contraddizioni: all’inizio sembrava si trattasse di ridurre le ore di Formazione Ispettori, poi di eliminare il tirocinio, poi delle ore e tirocino non importava più nulla.

La precisazione piccata tra “riduzione delle ore e riduzione del monte ore” che hai fatto, in reazione a coloro che ti contestavano non era affatto evidente.

Sembrava giusto un sofisma da gesuiti:

“Padre, quando prego posso fumare? – No, figliolo, fumare quando preghi è un grave peccato. 

E, padre, quando fumo posso pregare? – Certo, figliolo, ogni momento è buono per pregare.”

Adesso parrebbe più chiara:

“Non si torna ai corsi da 32 ore; né le ore complessive vanno ridotte. Unicamente si chiede che chi è diplomato perito meccanico (e ha almeno sei mesi/tre anni? di esperienza pratica documentabile) possa passare direttamente al Modulo B, come un ingegnere con laurea triennale, evitando così le 120 ore del Modulo A e riducendo il suo monte ore a 176, anzichè 296.”

Ho inteso giusto? Se sì, in un post successivo però leggo:

“Al nostro gruppo non interessa mettere in discussione il numero delle ore dei vari moduli e gli anni di tirocinio, a noi interessa difendere i diritti per coloro a cui spettano.
Il nostro gruppo è dagli albori che sostiene che questa attività deve essere riservata ad operatori con una preparazione scolastica e professionale di area meccanica e che se sin dal 1992 si fosse stabilito che l’accesso a questa attività era riservata a questa categoria di diplomati, laureati, molti degli attuali problemi non si sarebbero nemmeno presentati.”

Quindi l’idea ultima sarebbe di escludere chi ha fatto lo scientifico o è geometra, limitando l’accesso alla professione solo ai periti meccanici e agli ingegneri?

Sai quanti ricorsi, in questo caso legittimi, partirebbero?

Ad ogni buon conto, se questo è il senso delle ragioni di Tecnostrada Formazione (e do per scontato anche di C.R.A.), io sono in linea di massima d’accordo, adesso.

Ma non lo sono sul fatto che a promuovere il ricorso sia A.I.C.A.

Nulla di personale contro di loro, ma i costruttori (e i loro rivenditori) non sono i paladini più credibili nella difesa del ruolo dell’Ispettore.

Per anni il Responsabile Tecnico è stato (ed è tutt’ora in molti centri) l’anello debole del sistema, sebbene che, senza di lui, il sistema non può funzionare.

Eppure, le storie di abusi e soprusi (a partire dall’assunzione come apprendisti) nei confronti dei Responsabili Tecnici sono all’ordine del giorno da vent’anni e più.

Qualcuno ha mai alzato un dito per correggere questa situazione? Nessuno.

Adesso l’anello debole diventa (forse) quello più forte e questo sta mandando in crisi un business milionario: niente più corsi da 32 ore, niente più nuovi RT sfornati a centinaia e assumibili a basso costo come apprendisti, niente più aperture indiscriminate da 250 – 300 nuovi centri all’anno, niente più produzione e vendita massive di nuove attrezzature, di ricambi, di manutenzione, di tarature, eccetera, eccetera.

Diciamocela tutta: il Responsabile Tecnico era la gallina d’oro per molti, formatori inclusi.

Con l’Ispettore cambia tutto.

Tutto lecito, intendiamoci: quelle erano le regole del mercato e chi ci faceva un business sarebbe stato uno stupido suicida a mettersi di traverso, auto-lesionandosi.

Però i soci A.I.C.A. hanno una buona dose di responsabilità nell’aver creato 9.000 centri di revisione da cui è derivata l’attuale situazione competitiva degenerata che viviamo ogni giorno: revisioni false o facili, buoni sconti carburante sempre più elevati, meccanici e clienti che si permettono di scegliere il centro più compiacente, e così via.

In passato A.I.C.A. non ha detto beh per contrastare tutto ciò. Non scordiamocelo.

Comunque, che se proprio vogliamo fare le pulci alla Direttiva europea, ricordo a tutti l’Allegato III Parte II:

Taratura di attrezzature utilizzate per le misurazioni

A meno di diverse disposizioni della pertinente legislazione dell’Unione, l’intervallo tra due tarature successive non può superare:
i) 24 mesi per la misurazione di peso, pressione e livello acustico;
ii) 24 mesi per la misurazione delle forze;
iii) 12 mesi per la misurazione delle emissioni gassose.

Ecco, da noi, in Italia a prevalso quel “A meno di diverse disposizioni” e le tarature, anziché essere fatte ogni 2 anni, sono annuali, con tutto beneficio di chi produce e vende rulli e parti di ricambio e chi effettua i controlli a botte di 1.200-1.500 euro a volta.

In questo caso mi aspetterei un ricorso da parte di CNA, Confartigianato o Asso.Car.

Ce ne sarebbe da dire ancora parecchio, sufficiente per una 3a e una 4a Parte, come ad esempio la scarsa competenza e professionalità di chi, nella Pubblica Amministrazione, ha gestito tutta la faccenda ragionando a compartimenti stagni senza preoccuparsi delle conseguenze successive; ma direi che può bastare e, personalmente, la chiudo qui.

Alla prossima

P.S.: anziché scontrarvi sul monte ore o sui titoli di studio o sul tirocinio, perché non vi impegnate tutti ad esigere l’applicazione in tempi brevi, uniforme e contestuale dell’accordo Stato-Regioni da parte di tutte le provincie italiane al fine di evitare nuovamente la vergogna di regioni come la Campania o la Basilicata che, 13 anni dopo il primo corso di formazione per RT in Provincia di Bolzano, hanno mosso il culo solo perchè costrette dalla scadenza del 20 maggio 2018?

Eviteremmo situazioni inaccettabili in un Paese civile come quella di Domenico Tauro (il titolare di centro che ho maltrattato nella prima parte) che mi ha scritto in privato, spiegandomi con grande educazione e pacatezza la sua situazione (lo ringrazio; l’avesse fatto prima, direttamente nel post incriminato, sarebbe stato meglio).

A parte i problemi di salute e il socio che è andato via, come ipotizzato, il motivo perché Domenico non ha la mai conseguito la qualifica di RT in 10 anni di attività è dovuto al fatto che, scrive Domenico, in BASILICATA, l’abilitazione non è stata obbligatoria sino al 2018.
A gennaio 2018, (quattro mesi prima della scadenza del 20 maggio 2018, quindi) la provincia di Matera ha comunicato ai centri che diventava obbligatorio avere la qualifica e Domenico si è subito iscritto a un corso da RT, ma gli è stato risposto che non c’era più posto e che sarebbe stato inserito in un secondo turno. Peccato che il numero di adesioni al secondo corso è stato insufficiente e il corso non si è più tenuto”.

Assieme a Domenico, quanti altri si sono trovati cornuti e mazziati dalla burocrazia e da chi doveva fare i corsi ma non li ha fatti perchè non era economicamente conveniente mancando il numero minimo, il tutto nel silenzio assordante di chi avrebbe dovuto tutelarlo?

Pensateci.

 

 

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