Sabato 23 marzo a Vignola – Modena – durante il 2° Meeting di Asso.Car – ANCC è stato suonato un campanello d’allarme: ci sono potenti organizzazioni che si stanno muovendo per mettere le mani sulla Revisione Veicoli italiana. Asso.Car ha visto i primi segnali già a dicembre, segnali che si sono fatti più forti qualche giorno fa. Adesso il dubbio è diventato certezza e prima che sia troppo tardi per contrastare questi progetti di conquista, Asso.Car invita tutti i Centri di Controllo ad associarsi per avere la forza dei numeri da far pesare sui tavoli delle istituzioni.

A Vignola io c’ero, come avevo preannuciato. 

C’ero come relatore e promotore di Asso.Car e, anche questa volta, ho cercato di trasmettere alla platea un messaggio d’urgenza:

Il mercato della revisione veicoli è cambiato e cambierà ancora di più e non sarà mai più lo stesso e chi pensa di farcela da solo è destinato a chiudere. Il tempo sta per scadere: muovetevi, datevi da fare, unitevi in una associazione di pari e, tutti assieme, sotto il logo di Asso.Car, iniziate a difendere davvero i vostri interessi come gruppo e non solo come singoli.

Prima che ti racconti com’è andata e di quale campanello d’allarme si tratti, permettimi di scrivere un breve messaggio a chi ha un centro puro in Emilia Romagna (ma anche in bassa Lombardia) e, pur distando al massimo 100 km chilometri da Modena, non è venuto:

“Lasciami indovinare: hai avuto un’emergenza. Il gatto si è mangiato la nduja che ti ha regalato l’amico calabrese e gli sono presi i tremori del ballo di San Vito e sei dovuto correre dal veterinario.

 

Peccato, hai perso l’opportunità di incontrare chi si è fatto centinaia di chilometri anche per te e capire cosa vuole e può fare anche per te.

 

Continua pure a lamentarti che nessuno fa niente per risolvere i problemi del mercato. Se a te non te ne frega nulla del tuo futuro, figurati a me. Ciao.

 

PS: Spero che il gatto si sia ripreso.”

I partecipanti, esclusi gli organizzatori, erano una ventina: c’era chi è arrivato dalla Toscana, chi dal Veneto, chi dal Piemonte ma dall’Emilia Romagna meno di quanti me ne sarei aspettati.

Sarò onesto: anche se gli amici di Asso.Car erano comunque soddisfatti per una sala quasi piena a me, quel “quasi”, ha dato fastidio. Forse l’orario delle 15.00, subito dopo il pranzo a base di tagliatelle al ragù, gnocco fritto, tigelle, salumi e formaggi e lambrusco di Sorbara o Grasparossa non era il più adatto.

Detto ciò, veniamo ai contenuti dell’incontro: tradizionali saluti e ringraziamenti ai presenti da parte di Piero Rista, Presidente di Asso.Car, che ha ricordato il suo passato in CNA e le battaglie vinte ma anche le tante mancate promesse e le molte incongruenze della Confederazione che l’hanno spinto a uscirsene e a far nascere Asso.Car.

Rista ha sottolineato l’importanza di una associazione fatta di pari, a tutela degli interessi dei Centri di Controllo che vivono di revisioni veicoli e che oggi sono sempre più in difficoltà per la concorrenza di chi opera in assenza di regole e nel totale disprezzo del protocollo MCTCNet2.

A seguire gli interventi di Luca Donna e di Fabio Marinello, rispettivamente Vicepresidente e Segretario di Asso.Car, che hanno illustrato le cose fatte da quando è nata l’associazione e le cose da fare nei prossimi mesi.

Va citata l’azione di contatto con le direzioni degli UMC locali, finalizzata a conoscere i dirigenti e a farsi conoscere: una rete di pubbliche relazioni che già sta dando buoni frutti, quando sono stati segnalati problemi a livello locale di alcuni soci e chiesti interventi per risolverli, come poi è avvenuto.

Inoltre, anche se può sembrare poco a un ascoltatore distratto, il primo traguardo importante (e tutt’altro che semplice) è stato quello di ottenere l’accreditamento da parte del Ministero presso MCTC: adesso anche Asso.Car siederà ai tavoli di confronto (come a Roma chiamano oggi i vecchi tavoli di lavoro). 

Significa che Asso.Car potrà far sentire la voce delle centinaia di Centri di Controllo che, pur nel rispetto della Legge 122/1992, operano esclusivamente secondo il dettato dell’Art.80 del C.d.S. e non pongono l’attività di autoriparazione come prevalente su quella di revisione.

Parlando proprio di Art. 80, nel programma di Asso.Car c’è l’intento dichiarato di spronare le istituzioni ad apportare dei cambiamenti concreti e radicali a praticamente tutti i 17 commi che lo compongono. 

Asso.Car lo mette nero su bianco, senza mezzi termini: il Patto Stato – Imprese non esiste più.

Asso.Car Dossier per IX Commissione TrasportiSono pronti due dossier: nel primo, Asso.Car illustra lo stato del settore, raccontato da una prospettiva inedita e anche brutale nella sua franchezza perchè il messaggio che deve arrivare in alto, a chi fa le norme, deve essere chiaro e senza possibili fraintendimenti:

“Cari signori, è inutile che ce la stiamo a raccontare, altro che qualche mela marcia, il patto che lo Stato ha fatto con le imprese di revisione veicoli non esiste più da anni perchè per molti è diventato solo carta straccia.”

Nel dossier si parla ovviamente anche della Tariffa e si forniscono le ragioni del perchè vada aumentata prima e adeguata all’inflazione sul base ISTAT poi.

Nel secondo dossier, invece, tutti i 17 commi dell’Art.80 C.d.S vengono commentati uno a uno, evidenziando i motivi che, dopo 20 anni, li hanno resi obsoleti.Asso.Car Dossier per MCTC

Ovviamente, per non fare la figura di quelli che criticano e basta, per ogni comma viene proposta una modifica o un’integrazione.

I due dossier sono stati redatti in due versioni leggermente differenti: la prima per i dirigenti del MIT, che mette in evidenza la gravità della situazione, ma lo fa rivolgendosi a tecnici,  presupponendo che sappiano già di cosa si sta parlando.

La seconda versione è per la IX Commissione Trasporti, quella “più cruda”, scritta volutamente per creare una reazione di sconcerto, stupore e (speriamo) di rabbia in chi della revisione veicoli sicuramente ne sa poco o nulla.

Non è il classico documento da associazione di categoria, pieno di giri di parole, grandi proclami, denuncie retoriche e di richieste che lasciano il tempo che trovano: qui si va direttamente e duramente sul pezzo, si illustrano le rogne e si propongono soluzioni.

Una copia verrà data a breve a dei rappresentanti di partiti politici che siedono in Commissione affichè si facciano promotori delle istanze di Asso.Car e agevolino la richiesta di un’audizione.

A tempo debito, i documenti verranno pubblicati sul sito di Asso.Car.

In sintesi: i tre responsabili di Asso.Car non se ne stanno con le mani in mano ma si stanno sbattendo parecchio per accelerare i tempi e arrivare a dei risultati concreti.

Veniamo adesso alla parte che riguarda il titolo di questo articolo: fermiamo chi vuole mettere le mani sulla Revisione Veicoli italiana.

Questa parte l’ho trattata io, in accordo e condivisione con Asso.Car.

Allora, come detto all’inizio, già qualche tempo fa c’era stato un segnale d’allarme che, praticamente tutti, avete ignorato.

Se ricordi, nella legge di bilancio 2019 sono stati infilati due commi (1049 e 1050) che estendono anche ai centri di controllo privati la revisione dei veicoli di massa superiore alle 3,5 t. – esclusi gli ADR e gli ATP.

Al di là del fatto che stiamo ancora aspettando i decreti attuativi previsti dal comma 1050 – da emanare entro fine gennaio –  perché queste due modifiche del Codice della Strada dovevano farti rizzare le orecchie? 

Perchè, oltre alla logica reazione delle associazioni dei trasportatori che avevano portato a casa il risultato, c’è stato un comunicato stampa congiunto ANFIA, UNRAE e FEDERAUTO che va visto come il primo segnale di assalto al sistema revisioni.

Ecco la sintesi della nota congiunta:

L’affidamento delle operazioni di revisione ad operatori privati potrà garantire, a condizione che le operazioni relative siano definite con cura e controllate severamente, il giusto assetto del controllo tecnico dei veicoli sopra le 3,5 ton, avvicinandolo alla dimensione europea più performante.

 

Il processo normativo così avviato dovrà ora essere completato con il Decreto ministeriale di attuazione. Questo sarà un passaggio molto importante, perché la direzione intrapresa è corretta ma non dovrebbe essere svilita da soluzioni che non siano orientate a garantire, tramite strutture e processi di qualità, un alto standard di esercizio dell’attività di revisione secondo tempi compatibili con le esigenze di lavoro delle imprese di trasporto e con la necessità di individuare con la massima severità i veicoli la cui anzianità può costituire elemento di rischio in termini di sicurezza della circolazione.

 

In relazione all’emanazione del relativo Decreto applicativo, Anfia, Federauto e Unrae si dichiarano disponibili ad un confronto con lo stesso Ministero, al fine di fornire il necessario know-how per individuare, di concerto con tutti gli stakeholder interessati, le opportune procedure e le migliori soluzioni praticabili.

Ora, in un comunicato stampa redatto da professionisti le parole vengono soppesate a una a una, perchè dietro ad esse ci sono delle strategie ben precise.

Innazitutto le tre associazioni di categoria sanno di certo che la revisione degli autoveicoli in Italia lascia molto a desiderare per l’eccessiva “flessibilità” e che se venisse applicata paro paro anche per i pesanti le conseguenze potrebbero essere disastrose.

Ecco allora che mettono dei paletti che nessuna persona di buon senso può rifiutare: a condizione che le operazioni relative siano definite con cura e controllate severamente.

Ma poi cosa chiedono perchè ciò sia possibile? Strutture e processi di qualità.

Non dimentichiamo che i costruttori e i concessionari dispongono di risorse economiche, uomini, immobili, piazzali, attrezzature e software proprietari che poche officine possono permettersi.

Scommettiamo che per i pesanti tireranno fuori nuove regole sulle altezze e le superfici dei centri e che, stavolta, ne esigeranno il rispetto? Scommettiamo che, tra non molto, presenteranno proposte tecniche studiate per tagliare fuori anche le loro officine autorizzate, a tutto beneficio delle filiali e dei concessionari ufficiali?

Non è un mistero che le Case Auto da tempo stanno implementando strategie per far fuori progressivamente le loro sottoreti e concentrare la vendita di ricambi e l’assistenza presso le loro filiali o i loro migliori concessionari selezionati.

A tal proposito, si possono leggere due chiari obiettivi strategici:

  1. l’espressione strutture e processi di qualità” seguita immediatamente da secondo tempi compatibili con le esigenze di lavoro delle imprese di trasporto” fa pensare che vi sia l’intento di concentrare nelle mani di pochi la revisione dei pesanti, trasformando i centri in catene a ritmo continuo, perchè così chiedono i trasportatori. Ancora una volta: chi ha soldi, uomini e mezzi per farlo? Case Auto e grandi Concessionarie.
  2. l’espressione individuare con la massima severità i veicoli la cui anzianità può costituire elemento di rischio in termini di sicurezza della circolazione fa pensare invece che se i trasportatori vogliono velocità devono essere disposti a pagare un prezzo in cambio: i centri di controllo dei pesanti devono generare del business importante in termini di ricambi e assistenza o, in alternativa, di veicoli nuovi o usati.

Per inciso: la sicurezza è solo la scusa formale e la leva psicologica su cui agire.

Ultimo punto: Anfia, Federauto e Unrae sono disponibili a fornire il necessario know-how per individuare, di concerto con tutti gli stakeholder interessati, le opportune procedure e le migliori soluzioni praticabili.”

Quale know-how? Quello sulla tecnologia dei pesanti? Va bene.

Quello delle revisioni? Momento, parliamone: per oltre 20 della revisione veicoli ai loro soci è fregato poco o nulla e adesso vogliono venire a dettare le norme che dovranno disciplinarla per il controllo dei pesanti? 

Facciamo che tra i vari stakeholder, cioè “portatori di interessi” ci siano soprattutto quelli che di revisione davvero ne sanno qualcosa, cioè i rappresentanti dei Centri di Controllo.

E questo era solo il primo tiro di prova, con la scusa dei pesanti; poi è arrivato il secondo, che mira ai veicoli sotto le 35t.

Non penserai infatti che questi si accontentino di 1.000.000 di revisioni di veicoli pesanti all’anno quando in ballo ci sono 16.500.000 di revisioni tra autoveicoli e motoveicoli? La revisione dei pesanti è il cavallo di Troia per entrare nelle mura fortificate e dare via al massacro dei nemici (tu e i tuoi colleghi) e conquistare il vero obiettivo: la revisione veicoli sotto le 35t.

Asso.Car denuncia le mosse di Unrae e DekraLo scorso marzo c’è stata un’audizione presso la IX Commissione Trasporti a cui hanno partecipato, tra gli altri, UNRAE e DEKRA Italia.

E qui i possibili dubbi si sono dissipati: queste organizzazioni si stanno muovendo a livello politico per indirizzare il futuro della revisione veicoli italiana.

Nota: Se vuoi vedere l’audizione, clicca sull’immagine della IX Commissione. Le parti che interessano degli interventi di UNRAE e di DEKRA Italia sono al minuto 30:30 e 33:30, rispettivamente. Se invece non hai nè tempo nè voglia di guardare il video, di seguito ti riporto la trascrizione, parola per parola, degli interventi di Toni Cernichiaro, vice DG di Unrae e di Toni Purcaro, AD di Dekra Italia.

Unrae: “Abbiamo accolto con grande favore le ultime modifiche apportate dalla legge finanziaria per l’estensione anche alle officine private delle revisioni dei veicoli pesanti.

 

Quello che è importante ora è la normativa attuativa che non so se sarà lo stesso codice a poter dare degli indirizzi piuttosto che normative ministeriali perché, naturalmente, il livello di qualità e sicurezza di questi controlli deve essere garantito ai massimi livelli.

 

Un ultimo accenno, parlando di revisioni, alle campagne di richiamo: altro problema grosso della sicurezza.

 

Noi abbiamo una banca dati molto puntuale, molto precisa e molto dettagliata delle campagne di richiamo in essere…probabilmente oggi non c’è un attenzione del cittadino, dell’automobilista a rispondere in maniera completa a queste sollecitazione delle Case automobilistiche…forse, mettendo insieme revisioni e campagne di richiamo, col Ministero dei Trasporti…nel senso che non si può superare una revisione se non si è fatta una campagna di richiamo in corso, questo potrebbe facilitare l’attuazione di queste campagne che ai fini della sicurezza sono molto importanti. Grazie.

Capito? La buttano lì: abbiamo un problema con i richiami e per risolverlo dovete permetterci di blindare i clienti impedendo loro di fare la revisione se non sono passati prima da noi. 

E una volta fatto il richiamo, cosa succede? Chi fa la revisione? I centri dei concessionari e delle loro officine autorizzate? 

Perchè non facciamo l’opposto? Il cliente va in revisione dal centro che sceglie lui e se, tramite la banca dati di UNRAE collegata al PC Prenotazione, salta fuori che il veicolo deve fare il richiamo, scatta un segnale a MCTC e sul libretto viene riportato l’esito della revisione e la necessità (o l’obbligo) del richiamo.

DEKRA: “Dekra è una multinazionale tedesca leader per quanto riguarda i servizi per la sicurezza all’Automotive, oltre 95 anni di storia e di informazioni e di dati, quindi al servizio di questo tipo di evidenze.

 

Realizziamo all’anno oltre 26 milioni di (revisioni) veicoli nel mondo, oltre 1 milione di perizie e le nostre considerazioni, che sono alla base di una memoria che abbiamo depositato, fanno riferimento esattamente a questi dati.

 

Quindi, per quanto ci riguarda, il nostro è un contributo di natura tecnica, alle proposte del codice che abbiamo visto, letto e analizzato, rispetto alle quali vorrei soffermarmi solamente su alcuni flash.

 

Non potevamo non commentare la proposta circa il discorso delle revisioni, quindi la revisione dell’art.80, per quanto riguarda l’articolo unico della proposta di legge Bergamini Nr. 1187 che introduce l’obbligo, a decorrere dal 1° gennaio 2019 del tachigrafo digitale (NdR: per tutti gli autocarri di massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 tonnellate adibiti al trasporto di merci pericolose), siamo molto favorevoli.

 

Relativamente però al discorso in generale delle revisioni sottolineiamo, come appena fatto dall’Unrae, la criticità della vetustà del parco circolante.

 

Questo è sicuramente uno degli elementi più importanti, sia dal punto di vista della sicurezza, sia dal punto di vista della sostenibilità, e quindi, da questo punto di vista, avremmo il piacere di presentare delle idee, di cui, a livello di modello di business si potrebbe introdurre un modello che oggi è adottato in Francia, che è quello di affiliare obbligatoriamente i singoli centri piccoli di revisione a grandi enti di supervisione, che siano garanti nei confronti delle istituzioni dell’attività e dei risultati.

 

Relativamente proprio al discorso della vetustà concordiamo molto con una proposta per il rinnovo del parco circolante ma, nel mentre, una revisione obbligatoria in caso di passaggio di proprietà o dopo 160.000 km, dei veicoli; introduzione delle revisioni parziali con verifica esclusiva di eventuali particolari risultati non idonei senza dover ricorrere alla bocciatura completa e dover rifare di nuovo tutta la revisione.

 

Per quanto riguarda i controlli sui centri, suggeriamo di prevedere controlli obbligatori, sistematici e cadenzati, almeno ogni 6 mesi da parte del Ministero e, per quanto riguarda gli Ispettori, aumentare le competenze degli Ispettori su verifiche, ad esempio, tipo istallazioni ganci traino, istallazioni GPL/Metano e modifiche alle caratteristiche costruttive con aggiornamento della carta di circolazione.

Interessante esempio di comunicazione nota anche come “tecnica del sandwich”: in mezzo a due fette di pane (argomenti condivisibili da tutti) ci infili le polpette (i tuoi veri obiettivi) che vuoi che l’interlocutore si mangi.

La fetta di sopra è composta dalla competenza (i 26 milioni di revisioni all’anno a livello mondiale), dal contributo di natura tecnica (non siamo mica qui per vendervì qualcosa); dalla modifica dell’Art.80 relativa al tachigrafo obbligatorio sui mezzi pesanti che trasportano merci pericolose (i pesanti sono una minaccia mortale).

La fetta di sotto è composta dalla necessità del rinnovo del parco circolante (in Italia da sempre vetusto per definizione); dalla revisione obbligatoria in caso di passaggio di proprietà o dopo 160.000 km (da fare nel mentre, perchè il rinnovo del parco circolante non avviene in un giorno ma in anni); dalle revisioni parziali (gli utenti gradirebbero molto la controvisita in revisione e i relativi bassi costi); dai controlli sui centri, obbligatori, sistematici e cadenzati e almeno semestrali (sappiamo tutti che oggi è irrealizzabile perchè MCTC non ha né uomini né mezzi ma è giusto dirlo) e, infine, dall’accrescimento delle competenze degli Ispettori (finalizzate però a creare ulteriori volumi di revisionato, più che a qualificare i tecnici).

E poi, in mezzo, ecco la polpetta: si potrebbe introdurre un modello che oggi è adottato in Francia, che è quello di affiliare obbligatoriamente i singoli centri piccoli di revisione a grandi enti di supervisione, che siano garanti nei confronti delle istituzioni dell’attività e dei risultati.

Bel colpo! Bravo Toni Purcaro: chapeau!

Sicuramente in IX Commissione non sanno che il modello francese favorisce sì l’affiliazione ai grandi network come Dekra ma che non è obbligatoria, visto che il 15% dei centri è indipendente e in aumento; così come non sanno che in Francia non c’è il sistema italiano e che i centri fanno solo revisioni e che c’è il divieto assoluto di fare anche riparazioni e che, addirittura, un’officina vicina a un centro deve avere un’insegna con colori diversi per non creare sospetti di collegamento e che i meccanici non possono portare le auto dei clienti a revisionare. 

E non sanno neppure che sotto alle 300 revisioni all’anno il centro viene chiuso d’ufficio dalla MCTC francese.

Per cui, limitiarsi a proporre che i centri piccoli vengano affiliati obbligatoriamente a grandi enti di supervisione è una mossa tattica non da poco.

Solo una domanda: qual’è la dimensione che classifica come piccolo un centro? 1.000 revisioni all’anno? 1.500? 2.000? 

Suppongo che nella memoria che Dekra ha depositato sia stata messa almeno un’indicazione di massima (se non lo ha fatto, vergogna a chi ha redatto il documento).

A spanne, parliamo di un potenziale da 2.300 a 6.000 centri su 9.000 che siete.

Se a qualche politico l’idea dovesse piacere e iniziasse a sottoporre una proposta di legge al parlamento e questa venisse approvata, fino a 2/3 del mercato potrebbero finire sotto un ente di sorveglianza a cui pagare fior di royatly. 

Ti piace l’idea? No, immagino.

Intendiamoci: ciò che fanno Dekra, Anfia, Unrae e Fedrauto è assolutamente lecito, legittimo e, dal loro punto di vista, giusto imprenditorialmente, doveroso managerialmente e corretto strategicamente.

Io, fossi ancora in Dekra Revisioni, farei esattamente lo stesso, soprattutto sapendo che, dall’altra parte non ho controparti attente (forse meglio dire addormentate) che mi possano contrastare efficacemente (anzi, ne approfitterei ancora di più per avere il massimo vantaggio).

Ovvio che questo è solo un ballon d’essai, cioè una proposta messa lì ad arte per saggiare le reazioni della Commissione (il ballon d’essai era il palloncino che si lanciava in aria per vedere la direzione del vento prima dell’ascensione in mongolfiera).

Non accadrà nulla nel breve ma stai certo che Dekra (e Unrae, Anfia e Federauto) non mollerà la presa.

Vuoi che altri scrivano le regole della revisioni veicoli e decidano per te il tuo futuro?

No? Allora muovi il culo, fai squadra con i tuoi pari e, assieme, datevi da fare per scrivere un futuro diverso della Revisione Veicoli italiana.

Se hai un Centro di Controllo che fa solo revisioni (e non anche autoriparazione) associati ad Asso.Car.

Se sei del Veneto (e provincie limitrofe) vieni a Vicenza sabato 30 per il 3° meeting e senti dal vivo cos’altro hanno da dirti i soci fondatori.

Alla prossima.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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