E’ un gioco a incastro, un gioco di pazienza, iniziato nel 2014 con la Direttiva 2014/45/EU e che finirà il 31.12.2022, quando tutti i tasselli del DM 214/2017 dovranno essere a posto. Dal 1° gennaio 2023, per molti Centri di Controllo e per molti Ispettori, il futuro si farà incerto anzi, forse lo è già. I primi segnali li abbiamo avuti lo scorso 7 marzo, quando la Conferenza Stato Regioni ha approvato il testo che regolerà i requisiti e la formazione degli Ispettori. In pochi lo hanno capito, in molti ne subiranno le conseguenze.

A settembre 2016 avevo scritto un pezzo che vi metteva in guardia sulle conseguenze che la Direttiva 2014/45/UE avrebbe potuto avere e per farmi capire meglio, avevo paragonato quattro punti nelle premesse del documento ai quattro cavalli dello “squartamento alla francese”, quella “simpatica” punizione in cui un poveretto veniva incatenato braccia e gambe a quattro equini che tiravano poi in quattro direzioni diverse, finendo appunto squartato (questo il link al pezzo che ti consiglio di leggere o rileggere per vedere come ci sono andato vicino: Direttiva 2014/45/EU: i quattro punti che faranno a pezzi centinaia di centri di revisione).

Adesso il primo cavallo – quello della formazione degli Ispettori – è stato attaccato.

Scrivevo 2 anni e mezzo fa (il numero tra parentesi è quello riportato nelle premesse della Direttiva 2014/45/EU):

Primo Cavallo – (33): Gli standard elevati dei controlli tecnici richiedono che il personale che effettua i controlli possieda un livello elevato di capacità e di competenze. È opportuno quindi introdurre un sistema di formazione che comprenda una formazione iniziale e corsi periodici di aggiornamento o un esame appropriato.

Bene, ci siamo: il testo sottoposto da MCTC alla Conferenza Stato Regioni e approvato con poche varianti e aggiunte, risponde al requisito del livello elevato di capacità e competenze e di una formazione iniziale a cui seguono corsi periodici di aggiornamento e un esame appropriato, così come anche specificato nell’All. IV del DM 214/2017.

Partiamo dai titoli di studio: al tempo il timore era che i futuri ispettori potessero essere solo i laureati in ingegneria.

Bene, gli ingegneri sono confermati ma alla professione possono accedere anche altri candidati in possesso di diploma di liceo scientifico, di diplomi quinquennali rilasciati da istituti tecnici, settore tecnologico, di diplomi quinquennali di maturità rilasciati dagli Istituti Professionali di Stato del settore Industria/Artigianato, indirizzo Manutenzione e assistenza tecnica e di diploma quadriennale di Istruzione e formazione professionale di “Tecnico riparatore di veicoli a motore”.

Suppongo che l’ultimo sia quello che si consegue in istituti come quelli dei Salesiani.

Visto che non era chiaro chi rientrasse nella definizione Diplomi quinquennali rilasciati da istituti tecnici, settore tecnologico e c’era già chi sclerava temendo di non rientrare nel gruppo, sono andato a leggere il Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 88.

L’Art. 4, recita: Istituti tecnici per il settore tecnologico

I percorsi degli istituti tecnici del settore tecnologico si riferiscono ai risultati di apprendimento e agli strumenti organizzativi e metodologici in relazione ai seguenti indirizzi:

a) meccanica, meccatronica ed energia (C1);

b) trasporti e logistica (C2);

c) elettronica ed elettrotecnica (C3);

d) informatica e telecomunicazioni (C4);

e) grafica e comunicazione (C5);

f) chimica, materiali e biotecnologie (C6);

g) sistema moda (C7);

h) agraria, agroalimentare e agroindustria (C8);

i) costruzioni, ambiente e territorio (C9).

Pertanto, GEOMETRI, in base al p.to i), voi siete inclusi tra quelli che possono fare i corsi: adesso smettete di rompere le palle.

Non sei geometra ma hai studiato da stilista (sistema moda C7) ma nessuno vede in te il futuro Versace?

Tranquillo, hai un futuro come Ispettore: fa niente se di meccanica non ne capisci nulla; puoi sempre consigliare le clienti a scegliere nuovi tessuti dei sedili che si abbinino coi loro capelli.

Tutto bene, quindi? Dov’è il problema?

Secondo alcuni, nei Moduli della formazione, innanzitutto.

Ne sono previsti tre: A, B e C.

Il Modulo A è solo teorico e dura 120 ore; al termine si riceve un attestato di frequenza con profitto che consente di accedere al Modulo B.

Che significa “frequenza con profitto”? Che non puoi bigiare la scuola per più del 20% delle ore previste e che, alla fine, un minimo lo devi aver studiato e capito.

NOTA per quelli che non si informano, non si documentano, non leggono ma poi tempestano tutti con 100.000 domande: NO, il Modulo A non ti fa diventare Ispettore. Capito? 

Il Modulo B è teorico-pratico e dura 176 ore. Teorico-pratico significa che fai molta aula ma anche molta pratica presso un centro di controllo. Quanta? Non lo so, gli allegati B1 e B2 non c’erano sul sito delle Regioni. 

Chi è laureato in ingegneria meccanica, triennio, magistrale o vecchio ordinamento, salta il Modulo A e va direttamente al B.

Tutti gli altri titoli di studio il modulo A se lo devono fare, senza eccezioni.

Perchè? Perchè si suppone che un ingegnere meccanico di meccanica ne sappia di più di uno che è diplomato nel sistema moda o in comunicazione o in agraria o in costruzioni.

Come tutti sanno (spero ma non ne sono poi così certo), chi era già Responsabile Tecnico alla data del 20 maggio 2018 ha la qualifica di Ispettore attribuita in automatico, ai sensi dell’art. 13 comma 2 del decreto 214/2017, e non deve sostenere né il modulo A né il B.

Tutti devono farsi il Modulo C se vogliono revisionare i veicoli pesanti: 50 ore teorico-pratiche.

Infine, tutti gli Ispettori (anche quelli che adesso sono RT e pure se hanno 20 anni di esperienza) ogni tre anni dovranno fare corsi di aggiornamento (del Modulo B) di almeno 20 ore per mantenere l’abilitazione.

Non è previsto un esame o un test a fine aggiornamento – il che significa “tranquilli passate tutti” – basta aver frequentato il corso per almeno il 90% delle ore previste.

Non sarà possibile il c.d. e-learning, cioè la formazione online, chiesta da AICC.

Finita? No, c’è il requisito dell’esperienza minima da documentare.

Cito dal testo approvato dalla Conferenza Stato Regioni:

L’esperienza consiste in periodi di tirocinio o di lavoro o ricerca, anche in combinazione tra loro, aventi ad oggetto prevalente i veicoli stradali ovvero prove tecniche, anche di natura sperimentale, svolti presso:

 

a) officine di autoriparazione di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 122 e s.m.i.;
b) centri di controllo;
c) aziende costruttrici di veicoli o loro impianti; (….mmmmhhhh, come mi puzza questa…)
d) Università.

 

7. La durata minima temporale del periodo di cui al comma 5 è correlata al titolo di studio e si articola come segue:
a) complessivamente tre anni per i diplomi;
b) complessivamente sei mesi per le lauree.

 

8. L’avvenuta esperienza deve essere dichiarata dall’azienda o dall’ente abilitato ad operare per le tematiche di cui al comma 5, presso cui si è svolta ciascuna attività e dimostrata attraverso specifica documentazione atta a comprovare gli avvenuti periodi di tirocinio, lavoro o ricerca. 

Come prevedibile, è scoppiato il casino: specie da parte di chi fa formazione.

“COSA, COSA, COSA? 296 ORE + 3 ANNI DI ESPERIENZA PRATICA DOCUMENTATA? MA SIAMO PAZZI? SOLO DEI BUROCRATI INCOMPETENTI POTEVANO PENSARE A UNA SIMILE BOIATA!”

Posso essere d’accordo che i burocrati (italiani) che hanno prodotto quel testo siano incompetenti e credo lo sappiano anche loro. Ma non sono fessi o sprovveduti, altrimenti non sarebbero dove sono all’interno della Pubblica Amministrazione.

Direi che sono dei gran paraculi, piuttosto.

Dopo aver fatto un copia-incolla della Direttiva 2014/45/UE per produrre (dopo 3 anni) il DM 214/2017, dovendo decidere cosa scrivere per quanto riguarda la parte operativa (attuativa) hanno semplicemente copiato ciò che avevano già fatto i cugini francesi (come loro stessi in sostanza ammettono nel documento preparatorio denominato “RELAZIONE PER INDIRE LA CONFERENZA STATO REGIONI”).

Le 176 ore del Modulo B sono le stesse previste dai francesi, così come l’obbligo di esperienza triennale per chi ha un diploma tecnico.

Dirai: “Si, ma da noi adesso i moduli sono due e le ore quasi 300!”

Esatto e infatti adesso in Francia si parla di un minimo di 315 ore per la revisione dei veicoli sino a 3,5t.

Penso che nel frattempo i francesi abbiano aumentato le ore di formazione e gli italiani lo hanno saputo e fatto subito anche loro.

Sono andato un po’ in giro sul web e ho trovato parecchi siti francesi che offrono corsi di formazione per futuri Ispettori e ne ho selezionati tre: Afpa, Cidj e SGS.

Afpa è un ente di formazione che spazia un po’ su tutto: per la revisione veicoli parla di 455 ore, aggiungendo “a seconda della versione” (che però non specifica).

Suppongo sia coi pesanti inclusi. Non vengono indicati i costi dei corsi.

Il secondo sito è di Cidj.com, altro ente di formazione, soprattutto per giovani.

Loro specificano subito i titoli di studio: solo istituti tecnici per meccanici (quindi niente agronomi, geometri, grafici o stilisti) e il corso per diventare Ispettore dura 1 anno.

Se però vuoi revisionare anche i pesanti, devi mettere in conto da 280 a 900 ore in più, a seconda dei casi (non specificati).

Come l’altro ente di formazione non dicono subito quanto costano i corsi (devi proseguire in pagine che hanno lo scopo di profilarti e io non ne avevo voglia), però dicono che lo stipendio base per un Ispettore che inizia (débutant) parte da 1.500 euro lordi al mese (secondo la regione, il centro di controllo e la qualifica).

Ultimo sito, quello di SGS che parte col programma da 315 ore, al modico prezzo di 5.520€ IVA inclusa.

Quindi, cari amici formatori e amici aspiranti Ispettori, le nostre 296 ore sono il minimo sindacale.

A dirla tutta, poi, visto che i burocrati francesi in fatto di revisioni sono molto più seri e praparati dei nostri, non si tratta di incompetenza ma di applicazione puntuale della Direttiva europea e, nel caso italiano, del DM 214/2017.

Se i dirigenti di MCTC non lo avessero fatto, l’Italia sarebbe stata passibile di censure e di eventuali sanzioni da parte della Commissione Europea e, di conseguenza, la tegola politica sarebbe arrivata immediatamente sulla loro testa, e non credo che i successori di Vitelli e Baccarini intendano fare da capro espiatorio per gli interessi personali dei centri di revisione, dei Responsabili Tecnici e delle società di formazione.

Capisco il problema di chi fa formazione, degli aspiranti Ispettori e dei titolari dei centri di controllo: 296 ore sono molte e i Moduli A e B (assieme) non potranno costare meno di 4.000€ + IVA (4.880€)

Capisco che ci saranno meno studenti disposti ad investire una tale somma e che, in particolare per un giovane, mettere sul piatto della bilancia altri mesi di studio e soprattutto migliaia di euro (magari chiesti alla famiglia) non sia una scelta facile o una possibilità oggettiva.

Capisco che per la maggior parte dei titolari d’officina sia impensabile privarsi di un collaboratore per diverse settimane nel corso dell’anno (che, non dimentichiamolo, vanno pagate).

Tantomeno li vedo finanziare il Modulo A e B del giovane meccanico che ha superato i 3 anni di pratica; al massimo posso pensare che quelli coi centri più grandi e che fanno migliaia di revisioni all’anno potrebbero accollarsi le 50 ore del Modulo C e/o i corsi di aggiornamento triennali, ma nulla di più.

Ma anche in questo caso, chi se la sentirebbe di pagare la formazione sapendo che un collega potrebbe fregargli il tecnico su cui ha investito, semplicemente offrendo una retribuzione di poco maggiore, speculando sul fatto che il costo dei corsi non l’ha sostenuto?

Se non viene sottoscritto un patto di non concorrenza di almeno due anni – che però implica di solito un premio retributivo extra – il rischio di perdere il collaboratore appena ottenuto l’attestato di Ispettore è elevato.

Capisco anche che il costo degli Ispettori è destinato a crescere, per due ragioni:

  1. per via dei costi elevati della formazione, ci saranno meno nuovi Ispettori; ne segue che quelli “vecchi” acquisteranno valore sul mercato;
  2. l’istituzione del Registro degli Ispettori qualificherà il ruolo e darà valore aggiunto alla professione. 

Al p.to 1 ne segue che per molti centri di revisione con bassi volumi di revisionato sarà impossibile già pagare un salario di ingresso di 1.500€ (secondo la regione, il centro di controllo e la qualifica, per dirla alla francese) per un neo Ispettore, figuriamoci quello di un professionista con esperienza pluriennale. 

Al p.to 2 ne segue che per molti centri di revisione non sarà più possibile assumere un Ispettore (anche novizio) con la qualifica e lo stipendio di Apprendista.

Capisco, infine, perchè nel processo di stesura dei Decreti Attuativi si è partiti proprio dalla formazione degli Ispettori.

Perchè, una volta qualificata professionalmente questa figura e creato il Registro Nazionale, sarà più facile disciplinare il conflitto di interesse previsto dal DM 214/2017 al 3° comma dell’Art. 13:

3. Al momento di effettuare un controllo tecnico, l’ispettore deve essere esente da conflitti di interesse, in modo da assicurare che sia mantenuto un elevato livello di imparzialita’ ed obiettivita’ secondo quanto stabilito con provvedimento della autorita’ competente.

Questo è ciò che chiede la Direttiva 2014/45/UE che, anche se attenuato in Italia perché non è prevista la separazione delle attività di revisione e riparazione, è sempre quello che avevo definito come il “secondo cavallo”.

Secondo Cavallo – (34)È opportuno che gli ispettori, durante l’effettuazione dei controlli, agiscano in modo indipendente e che il loro giudizio non sia condizionato da conflitti di interesse, compresi quelli di natura economico o personale. È opportuno che il compenso degli ispettori non sia direttamente collegato ai risultati dei controlli tecnici. Gli Stati membri dovrebbero poter prescrivere requisiti in materia di separazione delle attività o autorizzare un organismo privato a effettuare i controlli tecnici e le riparazioni di veicoli, anche sullo stesso veicolo, qualora l’organo di controllo abbia accertato positivamente che resta mantenuto un elevato livello di obiettività.

Basterebbero già i primi due cavalli per obbligare molte officine a chiudere il loro centro di revisione.

Poi c’è il terzo, ma quello sappiamo già che è rimandato a data da destinarsi.

Terzo Cavallo – (44): Gli impianti e le apparecchiature utilizzati nei centri di controllo tecnico dovrebbero rispondere ai requisiti stabiliti per effettuare i suddetti controlli. Dato che ciò richiede importanti investimenti e adattamenti che è possibile non possano essere effettuati immediatamente, dovrebbe essere concesso un periodo di cinque anni per conformarsi ai suddetti requisiti.

Suppongo che la decisione di procrastinare l’obbligo di nuove attrezzature sia dovuto al fatto che in MCTC sono quantomeno coscienti che il DM 214/2017 può comportare la chiusura di molti centri e che non ha senso far investire altri soldi a chi potrebbe chiudere nel giro di poco tempo.

Non lo fanno per umanità: a loro, dei centri di revisione non gliene frega una beata fava di nulla. Ma c’è sempre il rischio di un ricorso da parte di qualcuno, con conseguente richiesta di danni. Ergo, meglio attendere e vedere come si sviluppano gli eventi.

Magari, dopo aver sistemato la faccenda degli Ispettori e del conflitto di interesse, qualche centinaio di centri chiude, forse qualche migliaio e questo semplificherà i problemi del terzo cavallo e, soprattutto, del quarto, che ha a che fare proprio con MCTC.

Quarto Cavallo – (36): Al fine di assicurare che l’elevata qualità dei controlli possa essere mantenuta nel tempo gli Stati membri dovrebbero istituire un sistema di garanzia della qualità che comprenda le procedure di autorizzazione, supervisione, revoca, sospensione o cancellazione dell’autorizzazione a effettuare controlli tecnici.

Oggi siete in troppi e, come sappiamo tutti, MCTC non ha né uomini né soldi per fare i controlli. Se in futuro i controlli non dovessero venire fatti c’è il rischio di una procedura d’infrazione da parte della UE. 

E ciò, come già detto, ai politici non piace e agli uomini di MCTC piace ancora meno.

Meglio quindi che, con i primi due provvedimenti, il maggior numero di centri chiuda, così sarà più facile controllare quelli rimasti (e decidere quali nuove attrezzature far comprare).

Molti penseranno che tutto ciò sia ingiusto e dal loro punto di vista lo è di certo.

Ma non lo è da quello del legislatore europeo e, per quanto ci riguarda, italiano.

Chiediamoci perchè la norma è stata pensata in questo modo e perchè, in questo modo, viene e verrà applicata, pezzo per pezzo, sino a quando l’ultimo tassello sarà incastrato.

Possiamo sbraitare quanto vogliamo contro la Direttiva 2014/45/UE e il DM 214/2017 ma il fatto è che non sono il frutto di farneticazioni di politici e burocrati incompetenti su a Bruxelles; la direttiva nasce dalle proposte di esperti di sicurezza stradale di tutta Europa, che si sono confrontati per anni sul tema e il DM è solo la sua versione (edulcorata) italiana.

Il cambiamento viene dai tecnici; i politici e i burocrati si sono limitati a limare ciò che poteva creare un problema in questo o quel paese ma non potevano ignorare gli studi degli esperti né sottrarsi all’obiettivo di medio-lungo periodo – che gli Stati membri si erano dati – dell’armonizzazione della revisione veicoli in tutta Europa.

Armonizzazione della revisione significa, per chi non lo avesse capito, consentire a noi cittadini di far controllare i nostri veicoli presso qualsiasi centro di controllo in uno Stato membro, con la sicurezza di avere un’ispezione fatta da gente preparata e competente e non da scimmiette ammaestrate che non sanno nulla di meccanica e di revisione e fanno quello che gli dice il padrone per finalità di lucro.

Ce lo diciamo ogni giorno sui gruppi FB: a fronte di un Responsabile Tecnico veramente professionale che n’è almeno (almeno!) uno totalmente incompetente. Incompetente ma abilitato da un corso di 32 ore in cui si è parlato di Sistemi Qualità per 8 ore e si è fatta pratica di linea per altre 8 (ovviamente assieme ad altri 20 studenti).

Pensate che negli altri Paesi europei queste cose non si sappiano? Ogni anno, almeno un grande network straniero studia il mercato italiano della revisione per valutare l’opportunità di entrarvici. Poi tutti abbandonano, sia per l’eccesso burocratico che per il fatto che non ci considerano adeguatamente professionali (e capaci). 

Se dalla Conferenza Stato Regioni e dai Decreti attuativi usciranno delle procedure in linea con il DM 214/2017 (e la Direttiva europea) avremo finalmente gente preparata a bordo linea e, sperabilmente, motivata a fare il proprio lavoro.

Magari la finiremo con la farsa di Responsabili Tecnici assunti come apprendisti a 600-800 euro al mese, obbligati, pena il licenziamento, a far passare qualsiasi catorcio perchè il titolare non vuole scontentare (e perdere) il cliente e vuole incassare i 45€, indipendentemente dalle condizioni reali del mezzo revisionato.

Poi sì, quelli che stanno dicendo che sopravviveranno solo i centri più grandi (puri o misti non fa differenza) hanno ragione.

Ma da quanto tempo io vi sto dicendo che per molti centri non ci sarebbe stato futuro se non si fossero organizzati, alleati, uniti? 

Dal 5 maggio 2015, quando è nato questo blog.

Chi mi ha ascoltato veramente?

Non più di 50 persone e, guarda caso, anche le due associazioni ultime nate che rappresentano proprio chi potrà avere il massimo vantaggio da questa situazione: AICC e Asso.Car.

Alla prossima.

 

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