Questa è una storia vera. La storia di un centro di revisione aperto tanti anni fa, nel rispetto di tutte le norme e di tutti i regolamenti. La storia di un “signor” centro di revisione che negli anni ha perso migliaia di clienti perchè si rifiuta di fare come chi ha aperto dopo di lui: revisioni facili e buoni carburante per tutti. Ma non basta: nessuno dei concorrenti è a norma coi locali, ma è stato autorizzato ad aprire. Questa è la storia comune a centinaia di centri di revisione in tutta Italia che hanno creduto allo Stato e che lo Stato ha tradito, premiando gli scorretti e i disonesti e punendo loro per essere corretti e onesti.

Non ti dirò nome e cognome del protagonista di questa storia, nè la ragione sociale del suo centro di revisione e neppure dove si trova.

Anche i numeri e i grafici che vedrai, pur rappresentando al 100% la realtà, non sono quelli originali.

Questo perchè ho promesso al tuo collega, che mi ha commissionato uno studio molto complesso del suo mercato locale e mi permesso di raccontare la sua drammatica situazione, di mantenere il più assoluto riserbo, in modo di non risalire a lui.

L’avrei fatto anche senza consenso: come consulente ho l’obbligo di proteggere la privacy dei miei clienti.

Quello che conta è la storia, i fatti, non il gossip.

Quello che posso dirti è perchè si è rivolto a me: perché vuole finalmente avere giustizia per i danni patiti per le aperture di 13 centri nella sua zona di operatività, che gli hanno letteralmente divorato il mercato nell’arco di tre lustri.

Ora, se si trattasse di aperture nel rispetto delle norme e dei regolamenti, il tuo collega non avrebbe nulla da dire: è la legge spietata della concorrenza.

E se si trattasse di centri che lavorano nel rispetto del protocollo, anche in questo caso non potrebbe dire nulla: a parità di condizioni, vince chi risulta più gradito al mercato.

 

Ma non è andata così: interpretazioni libere della normativa da parte di funzionari dell’UMC e della Provincia (Amici degli amici? Solo degli ignoranti in materia? Peggio? Non lo so, ma di certo non hanno applicato le regole) hanno permesso a ben 13 centri di revisione di aprire nei vari comuni della zona, senza avere i locali a norma.

E non è andata così neppure per quanto riguarda il rispetto del protocollo: chi ha aperto, da subito, ha fatto capire all’utenza locale che da lui le revisioni sarebbero state “più amichevoli“. Chi è arrivato dopo, ha fatto capire che, da lui, le revisioni sarebbero state “ancora più amichevoli” e, per rafforzare il concetto, ha pure iniziato a regalare gli stramaledetti buoni sconto carburante a cani e porci.

Il tutto nella totale indifferenza da parte dell’UMC locale, della Provincia e, perfino, di MCTC a Roma.

Indifferenza che si è tramutata in ostilità, quando il mio cliente – più volte e prove alla mano –  ha denunciato a chi di incompentenza” la situazione di illegittimità e illegalità diffusa che regna nella sua zona operativa.

Lo Stato, che doveva difenderlo e tutelarlo, lo ha invece attaccato, denigrato, deriso e minacciato.

Facciamo un passo indietro: se sei nell’ambiente da qualche tempo, avrai quasi certamente sentito parlare della famosa “Sentenza di Caserta“. Se non la conosci, te la sintetizzo.

Nel 2011 un centro di revisione in provincia di Caserta fa ricorso al TAR della Campania per chiedere la revoca dell’autorizzazione concessa dalla provincia a un altro centro di revisione che aveva aperto a una decina di chiometri da lui e che gli stava portando via un sacco di clienti.

La sua posizione è chiara: “Questo centro mi danneggia perchè è nel mio bacino d’utenza, ha aperto in una zona residenziale, dove è vietato, il comune ha cambiato la destinazione d’uso dei locali da commerciali ad artigianali, violando i regolamenti, le altezze dei locali non sono a norma perchè non ci sono i 5,30 m richiesti dalla normativa”.

Il TAR sostiene che il ricorso è fondato e va accolto. Così come accoglie le “censure” (cioè le contestazioni da parte del centro che aveva fatto ricorso), definendole “fondate e assorbenti”.

Analizzando le censure, alla fine, il TAR le scarta tutte, tranne una: i locali non sono a norma perchè, se è vero che il portone di ingresso è di 3,5m e il ponte si alza a 1,80m, non è possibile sollevare un veicolo più alto di 1,97 m, dato che i locali hanno un’altezza complessiva di 3,77m.

In pratica, il TAR tira le orecchie ai funzionari che avevano preso le misure dei locali separatamente:

Portone? 3,5m. OK. Ponte? 1,80m. OK. Tutto a posto, locali a norma.” 

“Eh no, cari i miei funzionari – fa presente il TAR – bisogna sommarle tutte per essere certi che si possa sollevare a 1,80m un mezzo di massa sino a 3,5t” (Art. 241 Appendice X del DPR 495).

E il TAR sentenzia che al nuovo centro vada ritirata l’autorizzazione.

Vittoria? No, affatto, perchè ovviamente chi ha perso fa appello al Consiglio di Stato.

Che annulla la sentenza del TAR. 

Il CdS contesta al TAR l’errore di non avere considerato la parte in cui si parla di bacino d’utenza e di distanza tra i due centri concorrenti, affermando che, in fin dei conti, 10 chilometri sono molti e che non si può applicare il concetto di “vicinitas” (prossimità) come fattore di disturbo e causa della perdita di clienti.

Inoltre – dice il Consiglio di Stato – stiamo parlando di una “piccola officina” che non può certo creare un problema a un’altra piccola officina, come invece accade quando un centro commerciale apre a 10 chilometri di distanza da un piccolo negozio di vicinato.

In più – afferma il CdS – il primo centro, anche se era stato in grado di provare il danno subito in termini di fatturato, non lo aveva fatto fornendo elementi di prova “dotati di apprezzabile significatività” (tradotto: mi hai fatto vedere il fatturato sia diretto che potenziale perso, ma senza che qualcuno potesse attestare che i tuoi calcoli valessero qualcosa).

La censura sull’altezza dei locali accettata dal TAR? Totalmente ignorata, come se non fosse mai esistita.

Conclusione? Chi ha fatto ricorso si è sentito dire che non era legittimato a farlo e ha pure dovuto pagare le spese legali, mentre l’altro centro di revisione ha potuto continuare a lavorare senza problemi, pur se i suoi locali sono totalmente fuori norma perché alti in totale solo 3,77m.

Incredibile, vero? Questo perchè il Consiglio di Stato non entra nel merito ma nel diritto. 

In pratica è come se il CdS avesse detto: “Guarda, a me non frega nulla se i locali di quell’altro sono alti o bassi, a me frega sapere se tu potevi fare ricorso e ho concluso che non potevi farlo. Punto. Se poi l’altro centro di controllo lavora in locali non a norma non è affare mio. Ciao.”

E qui entro in gioco io. 

Memore della sentenza del Consiglio di Stato, il tuo collega mi chiede uno studio che determinasse con precisione il suo bacino d’utenza, la sua zona di influenza e il danno da lui subito negli anni per la comparsa degli altri 13 centri di revisione.

Ed è quello che ho fatto.

Non posso certo riportare qui le 40 pagine di analisi, dati e tabelle e i 26 allegati, ma cercherò di condensare i fatti salienti dello studio, per farti vedere cosa è accaduto a un centro di revione “perfetto”, a causa dell’indifferenza e l’ostilità dello Stato.

Sono convinto che molti riconosceranno in questo racconto la loro situazione personale.

Intanto, diamo un nome al centro del tuo collega: chiamiamolo Centro ABC.

Il Centro ABC apre nel 1998 in una zona tipica della provincia italiana: tanti piccoli paesi in fila lungo una strada statale che taglia da nord a sud una vallata che corre per quasi 80 chilometri, alternando pianura a collina e finisce in montagna.

Il Centro ABC è a metà strada tra l’inizio e la fine della vallata, in un punto strategico, facile da raggiungere sia da nord che da sud.

Il Centro ABC è un centro puro, cioè fa solo revisioni, anche quelle dei veicoli pesanti. 

Il titolare ha investito in un capannone di grandi dimensioni, perfettamente a norma e nelle migliori attrezzature e dà lavoro a cinque persone.

Oltre a lui esistono altri due centri: il primo è pure lui un centro puro che fa anche veicoli pesanti e sta in un capannone altrettanto a norma all’inizio della vallata, servendo maggiormente il territorio prossimo alla vicina città, per cui i due non i disturbano affatto.

Il secondo centro è nel comune limitrofo ma all’interno di una concessionaria, che ha aperto su insistenza della sua Casa Auto, ma preferisce portare i suoi mezzi al Centro ABC, perchè vuole avere l’officina libera.

A questo punto iniziamo a vedere un po’ di numeri e lo facciamo partendo dall’analisi macroeconomica.

La valle ha un parco circolante in proporzione maggiore della regione e della provincia di appartenenza.

La tabella che segue ti mostra i valori assoluti e su base 100. Base 100 significa che ogni valore è stato rapportato al valore dell’anno 2002 e moltiplicato per 100, al fine di avere un indice omogeno.

Ricorda che i dati sono modificati, mantenendo però le proporzioni originali.

parco veicolare centro di revisione ABC

Come puoi vedere, la valle (Zona) ha un indice superiore per gli autoveicoli sia alla regione (RG) che alla provincia (PR). Per i motoveicoli è invece più basso, probabilmente perchè, vista l’estensione e il territorio in buona parte montano, la gente del posto preferisce le quattro ruote alle due. Nel complesso, però, il circolante rimane in proporzione maggiore.

Un grafico illustra meglio l’andamento negli anni del parco veicolare.

parco veicolare centro ABC

Anche il revisionato viaggia meglio in valle rispetto alla regione e alla provincia.

centro di revisione ABC

Sino al 2001 il centro ABC lavora bene, le sue revisioni sono in crescita costante, occupa diversi collaboratori e le prospettive sono buone.

Poi, nel 2001, aprono altri tre centri di revisione: uno a nord e due a sud e, da allora, come puoi vedere (riga coi dati in rosso), i suoi volumi iniziano a calare drasticamente così come il suo indice a base 100.

Il grafico che segue ti mostra l’andamento a base 100 delle revisioni in regione, provincia, in valle e del Centro ABC. Direi che non servono parole per enfatizzare la drammaticità della situazione.

centro di revisione ABC

Nel tempo, con l’apertura degli altri centri attualmente operativi, il centro perde sempre più quota di mercato che passa dal 28% dei tempi d’oro al 4.7% attuale.

quota mercato centro di revisione ABC

Stabilito che il parco circolante della Zona è consistente, che è cresciuto negli anni e che il Centro ABC ha avuto effettivamente un forte calo (decisamente anomalo se si pensa che è uno dei centri storici della vallata e che ha costruito un portfolio clienti che nessun altro concorrente poteva avere, almeno all’inizio), il passo successivo è di stabilire l’area di influenza (o di attrattività) del Centro ABC.

Partendo dai dati storici estratti dal gestionale del PC Prenotazione, ho costruito una tabella Excel in cui le revisioni sono state distribuite per comune, in base alla distanza dal Centro ABC, andando verso nord e verso sud, dal 2001 al 2017.

A titolo, d’esempio, ti mostro una sezione della tabella in questione: ovviamente ho sostituito i nomi dei comuni ma ho lasciato le reali distanze dal Centro ABC. Le distanze non sono in linea d’aria ma quelle del percorso più breve su strada, indicatemi da Google Maps.  

centro di revisione ABC tabella comuni

E’ stato un lavoro lungo e anche noioso, soprattutto per le continue correzioni dei file (morire se un RT scrive giusti i nomi dei comuni, specie quelli dei santi, o se li scrive due volte uguali quando li carica sul PC Prenotazione: si va da Sant, a San a S. per lo stesso comune).

Alla fine, trasportando questa tabella in forma grafica, è stato possibile individuare la zona di influenza “naturale” e due zone di influenza secondarie e poi, filtrando i dati, è stato possibile vedere come questa zona di attrattività si è modificata nel corso degli anni, ovviamente in negativo.

Quelle che vedi sono le curve di distribuzione del revisionato dal 2001 al 2017 e compongono un bel quadro astratto, da cui però si possono avere già delle interessanti indicazioni: i clienti arrivano da tutta la valle, sia da nord che da sud, il Centro ABC domina ovviamente nel suo comune e in quelli limitrofi ma la sua infuenza si estende forte anche in tre macrozone, rispettivamente due a nord e una a sud, da cui provengono parecchi clienti. 

centro di revisione ABC

Da qui però, non è facile valutare il calo nel tempo.

Ho quindi filtrato i valori, lasciando solo quelli dell’anno migliore (2003) e, ovviamente, dell’ultimo anno di analisi (2017) e questo è il drammatico risultato.

centro di revisione ABC zona di attrattività 2003 vs 2017

Crollo totale su tutti i fronti, anche all’interno del “feudo” del Centro ABC, dato dal suo comune e da quello vicino, dove c’era il centro della concessionaria.

Nota che ho scritto “c’era” perchè, nel frattempo il centro ha cambiato proprietà e chi è subentrato ha subito dettato la legge del più furbo: revisioni facili e buoni sconto carburante.

Lo stesso era accaduto nella zone di attrattività secondarie: a nord, dove aveva aperto un nuovo centro di revisione molto aggressivo e a sud, dove avevano aperto diversi centri, due dei quali molto propensi alle “revisioni amichevoli”.

Individuati i bacini di utenza naturali e secondari, per rispondere al concetto di “vicinitas” contestato dal Consiglio di Stato, era necessario stabilire dove questi bacini si trovassero, in termini di distanza chilometrica, rispetto al Centro ABC.

Pertanto, i comuni sono stati raggruppati in classi di frequenza di 10 km in 10 km.

Salto la tabella e vado subito al grafico. Anche in questo caso ho messo in evidenza il 2003 e il 2017.

centro di revisione ABC zona di influenza su base dei km

Fa impressione vedere come si sono schiacciate le curve del revisionato negli anni (le linee più sottili) sino ad arrivare alla curva attuale, in rosso: se è logico aspettarsi che più ci si allontana più si riduca il numero di clienti, meno logico è vedere un crollo così drastico in quella che dovrebbe essere la zona primaria e naturale.

Se una volta il centro ABC estendeva la sua influenza su tutta la valle, sino a 50 km a nord e tra i 30 e i 40 km a sud, oggi la sua attrattività non supera i 20 km nelle due direzioni.

Questo grafico mostra meglio cosa intendo: il rettangolo verde con la linea continua è la zona di attrattività naturale nel 2003 e si estende per 20 km a nord e 20 km a sud. Il rettangolo verde tratteggiato è la zona di influenza secondaria nel 2003, che va sino a 50 km a nord e sino a 30 km a sud.

centro di revisione ABC zona di influenza

Nel 2017, le zone secondarie sono praticamente sparite ed è rimasta solo quella primaria che, però, non va oltre i 20 km a nord e 20 a sud (rettangolo blu tratteggiato). Il 2018 si preannucia ancore peggiore.

Venti chilometri, sebbene ridotti rispetto al passato, in ogni caso sono ben altro del paio di chilometri individuati dal Consiglio di Stato come zona di attrattività di un centro di revisione (ovvio, in una città metropolitana come Milano o Roma la faccenda è diversa, ma qui parliamo di una classica situazione della provincia italiana che, sicuramente, è il caso più frequente).

Ora, come detto prima, se fosse stato fatto tutto a norma di legge, nessuno avrebbe nulla da ridire ma il punto, in questo caso, è che i centri aperti dopo il Centro ABC, nella stragrande maggioranza dei casi non sono a norma per quanto riguarda le altezze e nessuno lo è per le superfici.

Solo questo aspetto rende illegittimo il nulla osta concesso dall’UMC in fase di controllo e, pertanto, i centri in questione, al di là che non dovevano aprire, oggi dovrebbero vedere revocata l’autorizzazione.

Oltre alla illegittimità dell’autorizzazione, vi è anche un problema di illiceità: dato che nessuno di questi centri può effettuare correttamente la prova fonometrica, ogni volta che l’RT registra i dati del fonometro, registra dei valori falsati e, pertanto, commette un illecito.

Da qui derivano quattro questioni:

  1. la revisione è invalida perchè non è veritiera, dato che non è stata fatta secondo il protocollo;
  2. il veicolo dovrebbe venire richiamato e sottoposto a nuova revisione (questa volta regolare);
  3. il Responsabile Tecnico firmando il referto (qualunque sia l’esito) è perseguibile per falso in atto pubblico e rischia sanzioni penali;
  4. Il centro dovrebbe venire chiuso perchè non ha i locali a norma e l’autorizzazione ritirata.

Di fatto, tutto ciò non accade.

Neppure quando il tuo collega ha denunciato l’UMC e la Provincia per aver dato il nulla osta e l’autorizzazione a chi non poteva averla. Perchè non esiste “la piccola officina” o “il grande centro”: esiste solo il centro di revisioni a norma.

Neppure quando il tuo collega ha dimostrato che le revisioni erano da invalidare perchè le prove fonometriche erano falsate perchè i locali non permettevano di collocare lo strumento alle giuste distanze.

Neppure quando il tuo collega si è presentato con documenti che attestavano inequivocabilmente che i veicoli da lui respinti perchè pericolosi, erano stati regolarmente revisionati poche ore dopo (senza essere stati ovviamente sistemati in officina) da un altro centro in Zona (facendo nomi e cognomi).

Lo Stato, quello Stato che lo doveva tutelare, non solo ha ignorato tutte le sue segnalazioni e denunce, ma lo ha pure attaccato duramente, con continui controlli e verifiche ispettive (senza trovare nulla perchè il tuo collega, oltre a conoscere la normativa a memoria e ad applicarla alla lettera, non è un fesso da farsi prendere in castagna).

Lo Stato, quello Stato che doveva dargli ragione, sapendo di essere in torto marcio, ha scelto la strada della negazione del tutto e dello sberleffo (vogliamo dire “presa per il culo”? Diciamolo. Non posso mostrarti le risposte dell’ex Direttore Generale di MCTC, arch. Vitelli, ma credimi se dico che erano vere prese per il culo).

Dirai: “Eh, che esagerazione. In fin dei conti è solo un problema di superfici. Anch’io ho un centro più piccolo del previsto (ma con le giuste altezze) e la prova del fonometro la faccio lo stesso e non è così grave se la faccio più vicino del necessario.”

Ora, io non entro nel merito dei 30 metri di fronte e dei 7 metri a lato, non ne ho le competenze; però dico che se la prova fonometrica è l’unica, assieme ai gas, a prevedere l’esito sospeso, significa che il clacson è importante. Senza scomodare l’Art. 156 del C.d.S. che ripete quattro volte che gli avvisatori acustici si usano in caso di emergenza e pericolo, anche il funzionario più inesperto deve sapere che il clacson è uno strumento di “sicurezza attiva”.

Specie in zone come la vallata in cui opera il Centro ABC: campi da cui sbucano trattori, curve, tornanti, rettilinei, ciclovie piene di turisti distratti dal panorama.

Se non lo controlli secondo il protocollo tecnico, non puoi dire che quel clacson sia efficiente come previsto e, se funziona male, qualcuno potrebbe non sentirlo e finire investito. Punto. 

Arriviamo alla fine della storia.

Dopo avere raccolto tutti i dati che ti ho mostrato sino ad ora, bisognava determinare il danno subito negli anni che, ti ricordo, non è solo il volume di revisioni perso anno dopo anno e ogni biennio, ma è il volume potenziale che è stato sottratto da un numero eccessivo di centri in valle; centri che non dovevano esisitere.

Supponendo che, senza quei centri, il Centro ABC avrebbe potuto crescere proporzionalmente al revisionato di Zona (in realtà cresceva di più, ma ho scelto l’ipotesi meno favorevole), nell’arco di 17 anni questo è quanto avrebbe raggiunto:

trend Centro di Revisione ABC vs Zona

In grigio la crescita del revisionato nella Zona; in rosso la crescita potenziale del revisionato del Centro ABC in linea col trend della vallata, in giallo il trend reale.

Ti mostro di nuovo il grafico ma senza il trend di Zona, così è più chiaro cosa ha perso il tuo collega.

Trend Centro di revisione ABC effettivo vs potenziale

Sai cosa vale quella forbice? 

Oltre 54.000 revisioni perse (dati reali, non modificati)

Oltre 2,4 milioni di euro di fatturato perso.

Ma, soprattutto, 4 persone che hanno perso il loro posto di lavoro.

Ecco perché il mio cliente vuole giustizia. 

Perchè lo Stato lo ha tradito e adesso è giusto che se ne assuma le responsabilità e paghi per il danno procurato.

Io non so se il mio lavoro convincerà i giudici a dagli il giusto risarcimento, ma lo spero di tutto cuore.

Per lui e per tutti quelli che in questa storia si sono riconosciuti.

Alla prossima.

P.S.: forse, qualcuno, invece di fare tanta cagnara per equiparare la figura del Sostituto Tecnico a quella dell’Ispettore o, qualcun altro, invece di fare lobbysmo per le revisioni dei pesanti ai privati, dovrebbe battersi per un po’ più di legalità e correttezza nel nostro mercato. E chi ha orecchie per intendere, intenda.

 

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