L’avevo detto e l’ho fatto. Ho scritto al Ministro Danilo Toninelli, chiedendogli di porre sotto la lente di ingrandimento non solo le migliaia di concessioni date ai privati per la gestione di strade, autostrade, acqua, gas, spiagge e via cantando, ma anche le oltre 8.700 autorizzazioni ministeriali rilasciate dallo Stato in oltre 20 anni ai centri di revisione italiani. Molti si incazzeranno, ma non me ne frega una beata fava di nulla, anche perchè so che molti saranno con me, anche perchè è ora di dire basta.

Alla cortese attenzione On. Danilo Toninelli – Ministro dei Trasporti

Arese, 6 settembre 2018

Signor Ministro,

dopo la terribile tragedia del ponte Morandi di Genova, il Suo Governo ha annunciato che verranno poste sotto verifica tutte le concessioni esistenti.

Con questa lettera, Le chiedo rispettosamente di fare sottoporre a verifica anche le oltre 8.700 autorizzazioni ministeriali per l’esercizio della revisione veicoli, rilasciate ad altrettanti operatori privati in tutta Italia.

Se non ci fosse stato quel dramma e se Lei non avesse dichiarato l’intenzione di far verificare le concessioni date ai privati, io non le avrei mai scritto.

Non sono un lobbista, non rappresento alcuna associazione di categoria, non ho interessi privati da proteggere.

Sono solo un ex dirigente che per 13 anni ha gestito un network con centinaia di centri di revisione affiliati e che, dal 2015, è titolare di un centro studi statistici e di mercato della revisione veicoli.

 

Da più di tre anni pubblico articoli sulla revisione veicoli sul mio blog, denunciando senza mezze misure il marcio che appesta questo mercato.

È in corso da tempo una battaglia tra “le forze del bene e le forze del male”.

Purtroppo, i cattivi stanno vincendo.

Mi scuso se non uso un linguaggio istituzionale: questa lettera verrà pubblicata sul mio blog ed è importante che sia scritta in un italiano semplice e diretto.

Inviterò le migliaia di miei lettori a scriverle, sostenendo quanto le illustrerò, in modo che la mia non sia una voce che urla nel deserto.

Come ho scritto in precedenza, non ho interessi personali da difendere, se non quelli di cittadino, di utente della strada e di studioso, preoccupato per il perdurante disinteresse dello Stato nei confronti di un’attività fondamentale per la nostra sicurezza stradale e per la tutela dell’ambiente, delegata oltre due decenni orsono ad aziende private e da allora, progressivamente abbandonata.

L’assenza dello Stato, per mancanza di uomini e mezzi, ha favorito e favorisce il diffondersi a macchia d’olio di comportamenti illeciti, spesso delittuosi, a danno di milioni di cittadini rispettosi delle norme e di migliaia di operatori corretti che, per scelta etica, preferiscono perdere clienti piuttosto che delinquere e venire meno al patto sociale che li lega allo Stato.

Con l’Art.80 del C.d.S., lo Stato ha assegnato ai centri di revisione privati il compito “di accertare che sussistano nei veicoli a motore le condizioni di sicurezza per la circolazione e che i veicoli stessi non producano emanazioni inquinanti superiori ai limiti prescritti.”

Signor Ministro, questo patto sociale tra lo Stato e i centri di revisione, per molti è solo carta straccia e oggi, sulle nostre strade, circolano milioni di veicoli pericolosi e altamente inquinanti.

La responsabilità è di tutti gli interessati, nessuno escluso.

Dello Stato che, ogni anno, taglia sempre più fondi alla Motorizzazione Civile e alle province che, prive di uomini e mezzi, non hanno più la possibilità di effettuare controlli regolari, efficaci ed efficienti sui centri di revisione autorizzati.

Di milioni di cittadini privi di senso civico, che non curano né riparano i loro veicoli, e chiedono finti controlli e revisioni facili.

Delle migliaia di meccanici opportunisti, pronti ad accontentarli per lucro.

Tra gli oltre 8.700 centri di revisione italiani, operano centinaia anzi, mi spingo a dire migliaia di soggetti, autorizzati dallo Stato che, scientemente, mettono quotidianamente a rischio la vita altrui per denaro.

Questi soggetti vanno identificati e colpiti duramente, esattamente come si intende fare con i responsabili del disastro di Genova.

Da un punto di vista morale non esiste alcuna differenza tra i primi e i secondi: entrambi agiscono per mera finalità di guadagno a danno dello Stato.

Alcuni sono mossi da un ragionamento lucido e calcolato, altri da semplice ignoranza delle conseguenze delle loro azioni. Poco importa, il dolo è lo stesso.

La differenza, semmai, è nell’entità delle somme in gioco e nella rilevanza mediatica delle conseguenze tragiche di questi comportamenti criminali.

  • I gestori del ponte Morandi hanno messo a rischio la vita delle persone per guadagnare miliardi di euro. Ciò non giustifica tale scelta ma la spiega.
  • Molti titolari di centri di revisione mettono a rischio la vita delle persone per guadagnare 45 euro a revisione. Un valore così infimo che non solo non giustifica né spiega tale scelta, ma la rende ancora più infame e odiosa.
  • In una catastrofe come quella del ponte Morandi, l’opinione pubblica viene profondamente colpita per la magnitudo dell’evento e per il numero di vittime e i media, com’è giusto che sia, danno enorme risalto alla vicenda per settimane, se non addirittura per mesi. Le vittime vengono ricordate più volte e le famiglie hanno il supporto dell’intera collettività nazionale.
  • Per contro, chi è vittima di un “normale” incidente stradale, riceve una visibilità che raramente va oltre un trafiletto nella cronaca locale e finisce in breve per diventare un semplice numero nelle statistiche ufficiali. Le vittime sono presto dimenticate e le famiglie restano sole con il loro dolore.

Eppure, per le famiglie di chi è rimasto vittima di un incidente stradale, il dolore e il dramma sono identici a quello delle vittime di Genova.

Uno studio di un Ente di Sorveglianza tedesco, riportato recentemente da Quattroruote, ha evidenziato che “addirittura nel 75% dei casi di vetture esaminate dopo un incidente, si rileva qualcosa non conforme alle condizioni di massima efficienza. Nel 24% dei casi le auto avevano difetti che erano stati causa o concausa dell’incidente o che, comunque, avevano contribuito al verificarsi dell’incidente.”

Secondo l’ISTAT, nel 2016, in Italia vi sono stati circa 176.000 incidenti con lesioni alle persone (249.000 feriti e 3.283 morti).

Escludendo dal numero di incidenti il parco circolante entro i 4 anni di vita (perché non soggetto a revisione) possiamo ipotizzare che almeno 150.000 incidenti su 176.000 hanno visto coinvolti veicoli soggetti a revisione periodica.

Se si applicano le percentuali sopra riportate, si può ipotizzare che circa 36.000 veicoli avevano difetti che sono poi stati causa o concausa di incidente o hanno contribuito al verificarsi dell’incidente.

Per ragionamento logico, si può affermare che:

  1. tecnicamente, quei difetti non sono stati rilevati (per colpa o dolo) in revisione da parte dei Responsabili Tecnici;
  2. teoricamente, si sarebbero potuti evitare circa 51.000 feriti e 670 morti se i mezzi fossero stati manutenuti correttamente dai loro proprietari e se i Responsabili Tecnici avessero correttamente operato in fase di revisione, respingendo quei veicoli.

Considerato infatti che la maggior parte dei difetti riguardano componenti come gomme, freni e sospensioni, è altamente improbabile che un tecnico qualificato non possa non accorgersi del pessimo stato d’uso delle stesse.

Esistono due comportamenti delinquenziali che emergono da quanto sopra:

  1. il comportamento irresponsabile di un’utenza mossa unicamente dal tornaconto personale di evitare i costi di riparazione dei propri mezzi;
  2. il comportamento opportunista di operatori interessati unicamente al guadagno, incuranti delle reali condizioni dei mezzi portati in revisione.

Questi soggetti privi di scrupoli e senso civico – sia dal lato dell’offerta che della domanda – nel corso dei decenni hanno minato alle fondamenta la ragion d’essere della revisione veicoli in Italia.

Signor Ministro, va ripristinata la legalità e ridata credibilità a questo servizio pubblico e agli operatori onesti e corretti.

Farlo richiede il coraggio di sfidare l’impopolarità e questo è il motivo per cui, in passato, nessun Governo si è mai mosso per cambiare veramente le cose.

Oggi è possibile farlo.

Mi scusi se Le sembrerò cinico, ma la tragedia di Genova non ha solo sollevato la questione di cambiare le regole del rapporto Stato-Privato, ma ha posto anche le condizioni per poter far rinascere quel senso civico e quel rispetto per il bene comune che molti italiani hanno perso da tempo a causa di un malcostume diffuso e legalizzato da decenni che ha convinto molti a porre i propri interessi personali e familistici davanti a quelli collettivi e universali.

Il cittadino-automobilista che chiede punizioni esemplari per chi non ha fatto le manutenzioni del ponte, accusandolo di avidità o gli interessi privati, non può addurre giustificazioni personali di sorta quando deve far riparare la sua auto.

Chiudo con la richiesta fatta all’inizio, aggiungendo altri punti altrettanto cruciali.

  1. Faccia sottoporre a verifica le oltre 8.700 autorizzazioni ministeriali per l’esercizio della revisione veicoli.
  2. Impedisca che gli obiettivi “rivoluzionari” della direttiva 2014/45/UE e del conseguente DM 214 del 19.05.2017 vengano vanificati dai decreti attuativi, come auspicano molti operatori interessati allo status quo.
  3. Chieda una revisione dell’Art.80 del Codice della Strada, a parole voluta da molti, che ridia alla revisione veicoli il significato, l’importanza e l’autorevolezza previste in origine dal legislatore.
  4. Inasprisca le sanzioni per chi omette la revisione, soprattutto per i soggetti particolarmente recidivi. Oggi la sanzione semplicemente raddoppia anche se le volte in cui la revisione non è stata fatta sono più di due.
  5. Ristabilisca la concessione quinquennale, riportandola sotto controllo della Motorizzazione Civile, al posto dell’attuale autorizzazione a tempo indeterminato, rilasciata dalle Province, figliastra della riforma del Titolo V.
  6. Faccia in modo che lo Stato torni ad avere il pieno controllo sui centri di revisione assicurando alla Motorizzazione Civile sufficienti uomini e mezzi.

Ministro Toninelli, La ringrazio per il tempo e l’attenzione che mi ha voluto dedicare ma, soprattutto, grazie per il tempo e l’attenzione che dedicherà per migliorare la sicurezza stradale di milioni di italiani.

Grazie anche per ciò che potrà fare per le migliaia di professionisti onesti che, quotidianamente, svolgono un servizio prezioso per la collettività, spesso ignorati o disprezzati dai più.

Mi consideri a disposizione per ogni approfondimento necessario, se e quando lo riterrà opportuno, anche con dati e statistiche approfondite, se lo desidera.

Gradisca, con l’occasione, i miei migliori saluti.

Andrea da Lisca
Amministratore Unico
Osservatorio Revisione Veicoli S.r.l.

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Bene, questo è quanto: adesso sai cosa ha scritto a Toninelli, parola per parola, senza omettere una virgola.

Mi ero impegnato a farlo nel precedente articolo che parla della tragedia del ponte Morandi di Genova:Il ponte Morandi di Genova può cambiare il futuro dei centri di revisione? (se non lo hai letto, clicca sul titolo)

Ho mandato questa lettera aperta alla mail del Ministro oggi, pochi minuti prima di pubblicarla sul blog.

La leggerà? Lo spero. Ci rifletterà sopra? Lo spero altrettanto. Mi risponderà? Non credo ma ci spero. 

Se mi scriverà o mi farà scrivere da qualche suo segretario te lo farò sapere.

Soprattutto: farà qualcosa? Sì, certo, è un grillino. Forse. No.Boh, non lo so. Incrocio le dita e attendo.

Adesso tocca a te: prendi carta e penna (apri Word che fai prima) e scrivigli per sostenere la mia causa, che poi è anche la tua (spero).

Questo è l’indirizzo email: toninelli_d@camera.it

Prendi spunto da quanto ho scritto io e metti giù un testo con parole tue ma chiedi anche tu che le autorizzazioni ministeriali concesse ai centri di revisione vengano sottoposte a verifica. Sì, anche la tua.

Se sei un centro corretto, onesto e professionale, non hai nulla da perdere.

Se invece sei uno dei tanti disonesti che hanno mandato a puttane un’attività che lo Stato ti ha affidato per garantire la sicurezza dei veicoli e quindi dei cittadini e fai le revisioni alla cazzo solo per intascare 45 miserabili euro, allora fatti un esame di coscienza e chiediti se pensi davvero di essere nel giusto e di avere delle valide giustificazioni.

Poi incazzati pure con me. Come ho detto, non me ne frega nulla.

Non me ne frega neppure se a incazzarsi saranno i miei amici delle varie associazioni di categoria perché si sentiranno scavalcati da uno che non rappresenta nessuno. 

E’ che io sono stufo delle “mele marce” e ho deciso che Toninelli deve conoscere quei centri (e quei clienti) per ciò che davvero sono: delinquenti.

Fatelo anche voi, amici delle associazioni di categoria, e chiedete al Ministro di andare addosso a questa feccia come un bulldozer.

Forse si incazzeranno anche i dirigenti di MCTC, perché si sentiranno chiamati in causa.

Se lo fanno significa che non avranno capito niente. 

Soprattutto non avranno capito che, alla fine, sono (anche) dalla loro parte.

MCTC deve avere più risorse economiche, più uomini e più mezzi.

Lo dico da sempre.

MCTC deve perorare la (sua) causa di tornare alle concessioni quinquennali sotto il suo controllo, sottraendo per sempre le autorizzazioni ministeriali senza scadenza alle province che hanno dimostrato di non servire a nulla.

Anche questo lo dico da sempre.

Se poi in Motorizzazione qualcuno invece deciderà che vado punito e mi toglierà i dati del revisionato mensile e gli altri dati statistici che mi faccio mandare dal CED, pazienza, me ne farò una ragione.

Vorrà dire che non pubblicherò più i report QuattroDueDue né le analisi mensili, né quelle annuali.

Vorrà dire che i miei abbonati torneranno al medioevo in cui vivono i non-abbonati e non potranno più monitorare il loro mercato locale e avere un vantaggio competitivo sui concorrenti.

Se poi anche Osservatorio Revisione Veicoli dovrà chiudere, perché non ci saranno più gli abbonati, allora chiuderà.

Tanto non è che vi siete abbonati in molti: oggi ci copro giusto i costi e chiudo il bilancio in pareggio. 

Ma se MCTC dovesse decidere che a ORV va tappata la bocca, prima di chiudere i battenti, ci sarà un ultimo articolo al cui confronto quello di oggi è una letterina a Babbo Natale.

Ma forse non accadrà nulla di tutto ciò, specialmente se tu e i tuoi colleghi sciverete anche voi al Ministro Toninelli e a tutti gli onorevoli della IX Commissione Trasporti (QUI il link).

Se “dall’altra parte” vedranno che siamo (che siete) in tanti a chiedere legalità e rispetto, allora qualcosa accadrà di certo, ma in positivo.

Alla prossima.

Se l’idea che ORV possa chiudere e che tu e i tuoi colleghi possiate perdere l’unica voce libera che da anni si batte per voi ti preoccupa, allora fai qualcosa perché ciò non accada.

Scrivi al Ministro Toninelli e agli onorevoli della tua parte politica che siedono nella IX Commissioni Trasporti e sostieni la mia posizione ma, soprattutto, investi 97€ abbonandoti a QuattroDueDue e aiutami ad andare avanti a combattere.

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ORV è l’unica realtà schierata al 100% dalla parte dei centri seri e nemica giurata dei centri disonesti e dei delinquenti.

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