Il 14 agosto 2018 deve diventare un giorno della memoria, a testimonianza della nostra inettitudine collettiva. Il ponte Morandi di Genova non è crollato per colpa dei Benetton ma per colpa di tutti noi italiani. Quel crollo è l’emblema di un Paese in cui, tutti noi, abbiamo permesso ai disonesti, ai furbi, agli opportunisti, ai corrotti e agli incapaci di farla da padroni. E questo accade ogni giorno, anche nel tuo centro di revisione. Nella tragedia io vedo un’occasione unica per cambiare le cose nel nostro mercato. Ma dipende da noi. Dipende anche da te. 

E’ da quando il ponte Morandi di Genova è caduto che voglio scrivere ciò che penso su quanto è successo ma, per giorni, ho cercato di trattenermi.

Non è facile parlare di quella tragedia senza scadere nella retorica o nella polemica e senza offendere qualcuno.

Alla fine, però, mi sono detto: “E chi se ne frega se sarò retorico o polemico. E chi se ne frega qualcuno si sentirà offeso.”

Mi sono davvero rotto i coglioni di assitere al disfacimento quotidiano del mio Paese senza fare nulla e far parte di quelli che fingono di non vedere che la colpa di questa decadenza, del marcio, della corruzione, del pressapochismo è nostra e solo nostra, di tutti noi, me incluso.

Un tempo ci limitavamo ad essere tutti commissari tecnici della nazionale di calcio; oggi siamo, di volta in volta, un popolo di costituzionalisti, di esperti in trivellazioni petrolifere, di virologi e immunologi e, adesso, di ingegneri di grandi opere. 

Siamo una nazione di parolai che si azzannano l’un l’altro, siamo divisi in fazioni che si odiano tra loro e, da troppo tempo, abbiamo perso il senso della realtà.

Viviamo in Paese culturalmente e moralmente agonizzante.

Siamo tornati al medioevo quando si bruciavano le streghe, solo che oggi vige la Santa Inquisizione dei social: una parola sbagliata all’interno del gruppo sbagliato e parte subito il processo sommario e lo squartamento mediatico.

 

In questi giorni tutti emettono sentenze senza appello contro i Benetton, ancora prima che la magistratura abbia svolto e completato le indagini, appurato le cause reali del crollo e individuato le responsabilità individuali e collettive.

Prima che qualche analfabeta funzionale mi salti alla gola, chiarisco: non difendo affatto chi ha causato la morte di decine di persone e un danno incalcolabile alla città di Genova e a tutta l’Italia.

Le responsabilità civili e penali di società Autostrade, dei suoi azionisti di controllo, dei suoi dirigenti e tecnici ma anche dello Stato, nella figura del Ministero delle infrastrutture e Trasporti (MIT) con i suoi ministri, dirigenti, funzionari e tecnici, per me, ci sono tutte.

Voglio che i colpevoli si facciano qualche decennio di galera, oltre che venire rovinati economicamente.

Ma voglio che siano i giudici a stabilirlo, non qualche milione di esagitati su Facebook che, nel loro piccolo quotidiano, non sono affatto diversi da quelli di cui chiedono la testa.

Perché questo è il vero problema: siamo diventati così stupidi, ignoranti e arroganti che abbiamo sempre bisogno di un capro espiatorio da incolpare per tutto quello che ci accade, piuttosto che assumerci le nostre responsabilità e i nostri doveri civici.

Se Cristo tornasse sulla Terra e dicesse nuovamente “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, verrebbe lapidato in cinque minuti.

Ho letto in questi giorni un post sul crollo del ponte Morandi di Genova che, in poche centinaia di parole, condensa in modo magistrale tutta la nostra pochezza come popolo.

Ti riporto alcuni passi che mi hanno colpito per la lucità di analisi e di sintesi:

“Se vogliamo dirci la verità fino in fondo, il dramma di Genova è il prodotto di un impoverimento collettivo, di una comune sciatteria che da qualche decennio a questa parte sta colpendo in modo progressivo ed inarrestabile la coscienza civica di ciascuno di noi.

Incuria, menefreghismo, deresponsabilizzazione, capacità di trovare tutte le colpe degli altri senza porre mai una domanda a se stessi, sono vizi (e vezzi) che appartengono alla nostra cifra caratteristica di popolo culturalmente alla deriva.

Ed è proprio la prevalenza della comodità personale, che poi è assai più chiaramente definibile come “farsi i propri porci comodi“, a lordare in maniera continuativa la nostra quotidianità.

Salire sull’auto del car-sharing, dove è ben esposto il divieto di fumo, e lasciarla piena di cenere, mozziconi di sigaretta, puzza di fumo, tanto chi se ne fotte del prossimo utente.

Prendere il mezzo pubblico senza biglietto, tanto i controllori non si vedono mai.

Pretendere sempre tutto dallo Stato, dimenticando che costruzione e gestione di scuole, strade, ferrovie, ospedali, si possono sostenere solo con le tasse, ovvero con i soldi degli altri.

Rivendicare, in modo spesso incivile, la continua espansione dei diritti, senza aver cura di adempiere i più elementari doveri.

Il popolo di Dante e Petrarca, di Michelangelo e Leonardo, di Volta e Marconi, di Manzoni e Cavour, é diventato un cumulo di gentaglia in ciabatte, canottiera e stecchino tra i denti. 

Subumani che strillano, carichi di livore ed invidia sociale, in attesa che qualcuno risolva loro i problemi con un colpo di bacchetta magica.

Ma senza che, nel farlo, si possa provocare il minimo disturbo alla propria sciatta esistenza.

da UN POPOLO SCIATTO E VOLGARE di Massimo Corsaro ( QUI il link al suo post su FB)

Il post termina con questa frase: “Ma, per fortuna, c’è un lieto fine all’orizzonte: siamo il paese al mondo con il più basso tasso demografico. E tra qualche decennio, non esisteremo più.”

Ora, io posso anche estinguermi ma, avendo due figli, mi spiacerebbe che accadesse a loro e vorrei dare il mio piccolo contributo per farli vivere in un paese migliore di quanto lo sia oggi, con l’augurio che loro possano fare altrettanto coi loro figli, se ne avranno.

E’ un mio dovere morale, visto che appartengo a una di quelle generazioni nate tra gli anni 40 e i 60 che questo Paese lo avevano ereditato da chi lo aveva ricostruito dopo la guerra e se lo sono mangiato. 

Cerco di farlo in tanti modi a partire dal rispetto delle leggi ma, soprattutto, delle regole del vivere comune, anche se farlo, spesso, in questo Paese, mi appiccica addosso l’etichetta del povero fesso.

Per riprendere il post di prima, se salgo sull’auto del car-sharing, dove è ben esposto il divieto di fumo, semplicemente non mi accendo la sigaretta; se prendo un mezzo pubblico, non mi metto il attesa del primo che timbra per infilarmi nel tornello a sbafo, ma pago il biglietto. Pretendo il rispetto dei miei diritti ma so che ho anche dei doveri.

Per troppi italiani, invece, il rispetto delle regole è aria fritta; esistono solo i loro interessi e diritti personali.

Questi italiani sono gli stessi che magari hanno votato il governo attuale perchè stufi dei partiti politici ladri e corrotti e che oggi, sui social, stanno augurando la morte per impiccagione ai Benetton.

Gli stessi che – per venire al tema di questo articolo – quando devono fare la revisione, se ne fregano delle regole e del buonsenso. 

Non passa giorno senza che non senta o legga di furberie, truffe e maneggi nei centri di revisione.

Ma, per Dio, non ne hai anche tu piene le gonadi dei clienti (clienti?) che vengono da te con mezzi pieni di difetti, di cui sono perfettamente a conoscenza, ma pretendono di passare i controlli senza problemi e che, appena contesti qualcosa, se ne vanno di fretta e si fiondano dal centro vicino che gli passa la revisione senza battere ciglio?  

Io non ne posso più, specialmente dopo Genova, perchè quelle persone per me sono dei potenziali assassini, esattamente come i gestori del ponte che se ne sono fregati delle manutenzioni e hanno condannato a morte delle persone innocenti, e quelle persone vanno fermate. E con loro vanno fermati i loro complici: i centri che fanno passare tutto.

A questa feccia il ponte Morandi di Genova non ha insegnato nulla.

Un tuo collega ha scritto recentemente un post su un gruppo FB di centri di revisione: è emblematico perché rappresenta perfettamente una situazione che conosci bene e che si ripete ogni giorno in migliaia di centri di revisione in tutta Italia.

Io dico che è ora di porre fine a questa merda. 

” Un saluto a tutti i colleghi…. stamani viene nel mio centro revisioni un amico con una L200 anno 97 autocarro , km 323.000 circa.
A prima vista, ancor prima di inserirla, noto lo pneumautico posteriore dx “finito”, fanale post dx rotto.
suggerisco di fare una prerevisione, visto che il cliente mi dice che deve comprarlo nuovo,” devo arrivarci a fine anno e non voglio spenderci niente” .
Sposto il veicolo sul ponte/provagiochi ed ho la sensazione che pure i freni potrebbero avere problemi.
comunque vado avanti, riscontro rotture alle teste dei bracci ant dx e sx (quelle alte per interdersi sul mitsubishi), ammortizatori senza gommini, perdita di olio motore, reinvio tiranti sterzo, boccole, cuscinetto ruota, ammortizzatori posteriori completamente staccati, cuffie semiasse ant tagliate, … vabbè, mi fermo qui per non annoiare nessuno.
Il cliente ne prende atto e mi dice “vado dal mio meccanico mi faccio fare un preventivo e poi vedremo come procedere”.
Tengo monitorato il portale dell’automobilista inserendo la targa, e dopo soltanto 28 minuti il veicolo supera brillantemente con esito “regolare” la revisione.
Negli ultimi 3 mesi è la terza volta che succede.
Il centro che ha passato la macchina in questione è a 500 mt dal mio.

Boh … ditemi voi che ne pensate?”

Che ne penso? Che qui è tutto sbagliato: la prerevisione, innanzitutto. Non è prevista dal protocollo ed è oramai assodato universalmente che se gliela fai il cliente (cliente?) scappa con una scusa. NON va più fatta! Punto. Se proprio devi, fatti almeno pagare (prima).

Secondo errore: dovevi subito inserire i dati del mezzo sul PC Prenotazione e andare in linea e dare come minimo un bel ripetere. Così “l’amico” avrebbe dovuto tornare da te, ma non prima di essere davvero andato dal meccanico.

“Ehhh… ma poi il cliente si arrabbia e ti urla in faccia “Dovevi dirmelo prima!”. E poi non torna più…”

Dirgli cosa? Che il suo mezzo fa schifo? Ma quello già lo sa! Lo sapeva ancora prima di entare nel tuo centro ma se n’è fregato perchè sapeva benissimo che se non gliela passavi tu lo faceva qualcun altro. Si chiama “Piano B”.

“E poi non torna più!” Ma, scusa, hai l’anello al naso? Credi agli unicorni?

Una volta che quello ha capito che sei uno corretto, da te non torna di certo: è un cliente perso in partenza, fattene una ragione.

E in ogni caso è meglio così; o preferisci essere connivente e complice di certa gentaglia? 

Scommetto 1.000 a 1 che il proprietario dell’autocarro in questione avrà vomitato insulti e improperi nei confronti dei gestori delle autostrade, magari augurando loro di morire schiacciati sotto i blocchi di cemento del ponte Morandi di Genova.

Me lo sento uno così: “Io sono uno che fa migliaia di chilometri all’anno per lavoro. Pago un sacco di soldi per i pedaggi e rischio di ammazzarmi ogni giorno perchè questi pezzi di merda se ne fregano della manutenzione, dei controlli e della nostra sicurezza! Dovevano finirci loro giù dal ponte Morandi di Genova!”

Però, davanti al tuo consiglio di fare riparare il mezzo prima della revisione, questo “professionista” se ne esce con la frase “devo arrivarci a fine anno e non voglio spenderci niente”.

Tipico italiano: due pesi e due misure. Il dramma è che quel tizio non è isolato ma che sono milioni a pensare e ad agire così.

Terzo errore: una volta scoperto che 28 minuti dopo (…cazzo, 28 minuti! Metticene 1 per fare i 500 metri, 2 per spiegare all’altro centro che tu non glielo avevi passato, 10 per caricare i dati, fa 13 minuti. Vuol dire che la revisione è stata fatta il 15 minuti? Cazzo!), dicevo, una volta scoperto che 28 minuti dopo il tuo vicino aveva passato il mezzo, ti dovevi fiondare dalla polizia o dai carabinieri e fare una denuncia.

E se polizia o carabinieri se ne fregavano, alè, una bella denucia anche per loro alla GdF per omissione di atti d’ufficio.

“Ehhh, fatto mille volte ma non è servito a nulla. E poi chi ha il coraggio di denunciare le forze dell’ordine per omissione di atti d’ufficio?” 

Ecco, appunto, la sindrome di Don Abbondio: ‘Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare’.

Quarto errore: considerare amico uno così. 

Uno che viene e ti chiede di fargli passare il mezzo per non dover mettere mano al portafoglio per un minimo di riparazioni non è un amico, è un pezzente.

Uno che non esita a mettere a rischio la tua attività, con cui tu ci campi (non lui), non è un amico, è uno stronzo.

Uno che se ne frega che col suo mezzo può uccidere qualcuno e chiede a te di fargli passare la revisione, non è un amico, è una merda umana.

Diglielo da parte mia, al tuo “amico”… se lo rivedi.

E non ti sei ancora stufato di quel concorrente (concorrente?) a 500 metri da te? Che aspetti a denunciarlo?

Quello è uno dei tanti opportunisti che impestano l’Italia e che hanno aperto il centro SOLO per i 45 euro della tariffa e che revisionano i veicoli senza la minima competenza se non quella derivante da un corso farsa di 32 ore. 

E risparmiatemi cazzate tipo: “Non sono d’accordo, quelli sono comunque meccanici e conoscono i veicoli.”

Di meccanica quelli ne capiscono tanto quanto ne capisco io, che ne capisco meno di uno che non ne capisce un cazzo.

Perchè se ne capissero, allora certi veicoli dovrebbero respingerli senza se e senza ma.

Ma se invece ne capiscono davvero, come tanti di voi sostengono, allora sono solo dei delinquenti e vanno trattati come tali, esattamente come si pretende oggi con i responsabili di Autostrade per l’Italia.

Lo metto nero su bianco, a rischio di una denuncia per diffamazione:

Tra i titolari di centri revisioni che omettono o falsificano i controlli dei veicoli e i responsabili del crollo del ponte Morandi di Genova che hanno omesso o falsificato i controlli del ponte, non c’è la minima differenza: sono entrambi dei criminali.

Anzi, no, una differenza c’è: i gestori delle autostrade hanno preso il rischio di morti e feriti per intascare miliardi di euro in utili e dividendi; i titolari dei centri in questione mettono a rischio la pelle delle persone per 45 euro.

Hai capito? Di la miliardi (netti), di qua 45 euro (lordi)!

Io spero che tu, che mi stai leggendo, sia una persona seria e corretta e che da te le revisioni vengano fatte con un minimo di decenza.

Ma se invece sei uno di quelli che se ne fregano dello stato reale dei veicoli e passano tutto per 45 euro, lascia che ti dica una cosa che ho dentro da tempo:

Ti definisci imprenditore ma sei solo uno sfigato, incapace di portare avanti un’azienda senza ricorrere alla frode per battere la concorrenza. Sei così stupido e ignorante che non arrivi a capire che, per la miseria di 45 euro, sei complice di un potenziale assassinio. Te ne freghi della vita delle persone, ma il vero dramma è che trovi pure giustificazioni e magari ti guardi allo specchio senza sputarti in faccia. Beh, ti sbagli. Sei solo un povero coglione e spero di tutto cuore che ti chiudano il centro e l’officina il prima possibile, che tu possa fallire e finire con la tua famiglia sotto un ponte (anzi no, visto i rischi: non voglio certo la tua morte. Diciamo allora che tu possa finire alla Caritas.).

A proposito di coglionaggine: ricordo a tutti, onesti e disonesti, che i gestori delle autostrade prima si sono fatti autorizzare dallo Stato ad aumentare i pedaggi e poi, forse, hanno investito in nuove infrastrutture e in manutenzione; voi centri di revisione prima siete stati obbligati dallo Stato a investire in MCTCNet2 e poi, senza forse, vi siete presi due dita negli occhi, dato che la tariffa è ferma dal 2007 (e chissà per quanti anni lo sarà ancora, vista la situazione politica e la confusione che regna ancora sovrana per quanto riguarda i decreti attuativi al DM 214 del 19.05.2017).

E adesso che mi sono sfogato, veniamo al punto chiave di tutto questo discorso.

Cosa c’entra il ponte Morandi di Genova con il futuro dei centri di revisione? 

Partiamo dalle dichiarazioni a caldo del Governo: “Ritireremo la concessione ad Autostrade per l’Italia senza aspettare le sentenze dei giudici e nazionalizzeremo le autostrade.” 

Parole a caldo, appunto.

Già il giorno dopo, era già chiaro che la revoca della concessione in tempi brevi è impossibile per svariati motivi (a partire dalle penali miliardarie, che pagheremmo noi) e che nazionalizzare vorrebbe dire affidarsi ad enti come Anas, che non mi pare sia un modello di efficienza nella cura e manutenzione delle strade e ponti in gestione.

Calmati gli animi e sentita l’avvocatura di Stato, il Governo dovrà scegliere altre strade da battere (anche per tenere buona quella parte di elettorato che sente solo l’odore del sangue).

La tragedia del ponte Morandi di Genova spingerà il Ministro Toninelli a passare ai raggi X tutte le concessioni rilasciate nei decenni per trovare il modo legale di revocarne il maggior numero possibile e mostrare agli italiani che “loro fanno sul serio”.

Ora, pare che le concessioni in Italia siano circa 35.000: partiranno da quelle più importanti e strategiche (strade e autostrade, telefonia, acque, demanio, gas e petrolio) ma, prima o poi, sono certo che arriveranno anche alla revisione veicoli affidata ai privati, chiedendo un parere tecnico a MCTC.

Se la direzione generale di MCTC saprà cogliere l’occasione attesa da anni, potrà finalmente scoperchiare il vaso di Pandora.

Le basterà spiegare con rigore e onestà intellettuale come lavorano molti centri e come si comportano molti utenti.

Se la direzione generale di MCTC sarà intelligentemente opportunista, potrà anche sollevare il punto critico della cogestione con le province e chiedere una riforma della riforma per tornare alle concessioni quinquennali sotto il suo diretto controllo.

Contestualmente MCTC potrebbe chiedere più uomini e mezzi con cui far finalmente partire controlli a tappeto che portino alla revoca dell’autorizzazione di migliaia di centri di revisione farlocchi e inutili.

Anche un ritocco al CdS, con inasprimento delle sanzioni per chi omette o falsifica la revisione veicoli, sarebbe più che opportuno.

Questo partendo dal sano principio che per educare gli italiani al rispetto delle regole non servono proclami ed inviti pubblici al senso civico, ma norme e sanzioni pesanti, perché a noi italiani si fa prima a metterlo in culo che in testa.

La questione è: MCTC saprà cogliere il momento e sfruttare la tragedia del ponte Morandi di Genova a suo vantaggio?

Temo di no, ma lo spero e per far sì che ci siano più probabilità che questo accada l’unico modo è quello di creare le condizioni perchè il tema della revisione veicoli in Italia diventi un dossier caldo sul tavolo del Ministro Toninelli e dei deputati della IX Commissione Trasporti.

Abbiamo l’occasione unica di puntare i riflettori sul nostro mondo e di “passare dalla parte dei buoni “, segnalando il marcio prima che qualcun altro lo faccia al posto nostro, facendo di tutta l’erba un fascio.

Abbiamo l’occasione unica di fare una pulizia radicale, sbattendo fuori dal mercato il maggior numero di disonesti, opportunisti e furbi e di mettere in riga gli utenti che se ne strabattono della manutenzione dei loro mezzi.

E chi se ne frega se quei centri hanno investito in attrezzature e impianti o se qualcuno perde il lavoro. E chi se ne frega se quelle persone o quelle aziende non hanno i soldi per fare sistemare l’auto o il furgone.

E’ un loro problema, non vostro.

Breve nota: “Non è un nostro problema” è il mantra che ripetete in molti quando parlate dei mezzi schilometrati. Fatelo diventare un mantra anche per i guai giudiziari e personali che potrebbero passare i concorrenti e gli utenti disonesti.

Dopo più di 20 anni è tempo che i centri corretti possano finalmente poter lavorare in modo professionale, autorevole e rispettato. 

Chiedete più controlli e rigore; chiedete di tornare alle concessioni quinquennali; chiedete di poter segnalare i veicoli pericolosi che avete mandato via ma che hanno fatto la revisione altrove 28 minuti dopo; chiedete che il ricorso al TAR da parte dei centri disonesti non sia più la scorciatoia facile per riaprire nel giro di poche settimane. Chiedete tutto quello che vi viene in mente per liberarvi finalmente del marciume. Chiedete!

Chi è serio non ha nulla da perdere.

A quel punto, se sarete credibili, potrete chiedere anche l’aumento della tariffa.

Ecco allora che invito te e tutti i tuoi colleghi a scrivere al Ministro Toninelli e a tutti i politici che fanno parte della IX Commissione Trasporti (qui il link alla pagina con l’elenco), informandoli dello stato in cui si trova il nostro mercato e invitandoli a prendere coscienza di una situazione divenuta insostenibile e inaccettabile e chiedendo che intervengano.

Io lo farò, anche per rispetto delle migliaia di morti e feriti in incidenti stradali causati da mezzi in pessime condizioni e regolarmente revisionati che però non fanno notizia come le vittime del ponte Morandi di Genova.

Alla prossima.

 

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