Seconda parte del rapporto che ho inviato a MIT, MCTC e associazioni di categoria per incitare il tavolo dei lavori che discute sull’applicazione della Direttiva 2014/45/UE a fare presto perché la revisione veicoli in Italia deve recuperare credibilità e rispetto il prima possibile. Ad oggi non abbiamo ancora visto nulla se non un continuo procrastinare dei decreti attuativi, perché l’attuale direzione di MCTC non sa che pesci pigliare. Cosa aspettano? La data ultima del 1° gennaio 2023? Sarebbe l’ennesima beffa per i centri seri e onesti.

Se non hai letto la prima parte, ti suggerisco di farlo, così capirai meglio perché ho scritto e mandato questo documento alle Istituzioni e alle Associazioni di Categoria. CLICCA QUI.

Il testo è molto lungo, pertanto lo pubblico in tre parti: questa è la seconda e riguarda l’analisi macroeconomica del mercato, cioè i comportamenti di operatori e utenza sul territorio.

Analisi microeconomica

L’evoluzione del Timbrificio

La parte macroeconomica ha preso spazio ma ciò è stato necessario per illustrare in modo sufficientemente esaustivo lo stato dell’arte della revisione veicoli.

Si tenga però presente che il quadro è comunque incompleto, avendo volutamente omesso altre informazioni rilevanti per non eccedere nell’analisi.

La situazione sopra descritta è da tempo sfociata in comportamenti a livello territoriale molto spesso al limite del lecito e, in alcuni casi, ben oltre il lecito.

Com’è noto, da quando la revisione veicoli è stata affidata ai privati, vi sono sempre stati operatori che, ritenendosi più furbi e scaltri dei loro colleghi, hanno deciso di agire solo per il proprio tornaconto, incuranti di tutto il resto.

 

Tutti ricordiamo i “Timbrifici”, quei centri di revisione a cui bastava la consegna del libretto (spesso la sola fotocopia) per far passare qualsiasi veicolo, soprattutto in presenza di carenze gravi.

Per questi operatori il business era soprattutto dato dalla possibilità di marginare ulteriormente, spesso chiedendo ai clienti un sovraprezzo sulla revisione.

MCTCNet2 ha sensibilmente ridimensionato il fenomeno, senza però annullarlo del tutto: recenti servizi di Striscia la Notizia hanno mostrato che i timbrifici non sono scomparsi ma semplicemente si sono adeguati ed evoluti.

Purtroppo, la revisione veicoli è un’attività che ben si presta a una molteplice serie di truffe, malgrado i diversi tentativi fatti per contrastare il fenomeno.

  • Un primo esempio di truffa, pare in via di diffusione, ideata con l’avvento di MCTCNet2, è quella di fotografare con un tablet il veicolo da revisionare, mentre staziona sul banco a rulli (o sulle piastre), ma a linea ferma.

Il veicolo ovviamente ha carenze che non permetterebbero il rilascio dell’esito regolare.

Fatta la foto, il mezzo viene sostituito con un altro senza carenze (muletto) che viene mandato in linea, nascosto però alla telecamera di rilevamento targhe dal tablet che viene posto davanti all’obiettivo.

Quando avviene lo scatto, l’immagine catturata è quella della foto sul tablet e non del muletto, ma i dati trasmessi al CED sono quelli di quest’ultimo.

  • Un’altra forma di truffa sempre più diffusa è quella messa in atto dai commercianti di veicoli usati che portano in revisione autoveicoli a cui sono stati scalati i chilometri (c.d. veicoli schilometrati). Questi truffatori sanno che:
  • il Portale dell’Automobilista riporta attualmente solo i chilometri dell’ultima revisione effettuata;
  • i Responsabili Tecnici non sono tenuti ad andare sul PdA e verificare il chilometraggio inserito in occasione della precedente revisione;
  • i Responsabili Tecnici hanno l’obbligo di inserire il dato che leggono sull’odometro;
  • una volta inserito, quel dato sostituisce il precedente e diventa l’ultimo chilometraggio “ufficiale”, quanto meno agli occhi di un ignaro acquirente del mezzo usato.

Va detto che molti Ispettori verificano il dato sul PdA ma di questi solo pochi si rifiutano di effettuare la revisione in caso di evidente schilometraggio.

I più procedono, magari con delle remore, giustificandosi col fatto che non è loro richiesto di fare altrimenti o di segnalare la truffa e che, comunque, perderebbero un cliente a beneficio di un concorrente.

Altri centri, per contro, hanno trovato un “filone d’oro” da sfruttare e, ben sapendo di non essere imputabili di nulla, si disinteressano degli illeciti e assecondano volentieri i commercianti truffaldini, revisionando ogni veicolo schilometrato che viene portato da loro.

Questa truffa rischia di perpetuarsi all’infinito a meno che, in ottemperanza delle raccomandazioni della Direttiva 2014/45/UE, non si provveda a rendere disponibili agli Ispettori almeno i dati dei chilometri rilevati nelle ultime due revisioni e/o che non si introduca un sistema d’arresto automatico della revisione qualora venissero inseriti dei chilometri inferiori ai valori precedenti (Nota: pochi giorni dopo l’invio di questo documento, sul Portale dell’Automobilista è stato ripristinato lo storico dei chilometri rilevati nelle precedenti revisioni. Molto bene!)

In caso contrario, potrebbe nascere quello che, sul mio blog, ho definito “il traffico delle indulgenze”: basterebbe che centro di controllo e commerciante di veicoli usati si mettessero d’accordo sull’importo da pagare per ogni veicolo schilometrato (magari variabile in base al maggiore schilometraggio da inserire) e nessuno potrebbe più contestare la veridicità del dato.   

  • Una truffa meno sofisticata è quella di far semplicemente passare i veicoli che dovrebbero ricevere esisto ripetere o sospeso, al solo fine di incassare il prezzo della tariffa ministeriale, confidando sul fatto che i controlli dell’Amministrazione, attualmente, sono minimi o inesistenti per carenza di organico di molte UMC.
  • Infine, una quarta forma di truffa (esistente da sempre) viene praticata dalle officine di autoriparazione che portano i veicoli, spesso in cattive condizioni ma non riparati per espressa volontà dei clienti, presso IL centro noto per chiudere un occhio sulle carenze rilevate o, in alternativa, dal centro a cui garantiscono mensilmente parecchi veicoli e su cui fanno pressioni attraverso la minaccia di recarsi altrove in caso di esiti negativi.

Sebbene il rapporto tra il numero di veicoli portati in revisione da meccanici e quello dei privati che vanno direttamente al centro di controllo sia passato nell’arco di 15 anni da 70/30 a 30/70, questa forma di truffa è ancora molto diffusa e la si trova spesso nei forum di appassionati d’auto, che si consigliano l’un l’altro di pagare qualcosa in più al meccanico che “poi ci pensa lui a far passare la revisione”.

Prima di procedere con altri punti importanti dell’analisi microeconomica, è fondamentale chiedersi perché le truffe sono così diffuse e perché stanno aumentando giorno dopo giorno.

Certamente la recessione in atto, la crescente numerosità dei centri, la necessità di sopravvivere in un mercato sempre più affollato e competitivo, il calo di revisionato anno dopo anno, sono tutte ragioni reali e incontestabili.

Queste però sono situazioni che colpiscono tutti i centri di controllo ma che non spingono tutti a delinquere anzi, i più, preferiscono perdere clienti e fatturato piuttosto che commettere un reato.

La premessa principale alla base delle tante truffe è la seguente:

Se esiste un’offerta disonesta è perché esiste una domanda disonesta.

La recessione, la numerosità dei centri, il calo di revisionato, sono solo “acceleratori” del fenomeno.

Per completezza di informazione, va detto che, all’estremo opposto, abbiamo centri che utilizzano la revisione come mezzo per incrementare il fatturato d’officina, attraverso la riparazione di difetti inesistenti e inventati ma questa prassi parrebbe in via di diminuzione a cause della diffusione di due fenomeni che verranno illustrati nei paragrafi che seguono.

Buoni carburante e pretesa di revisione facile da parte dell’utenza

Quando la revisione veicoli è stata affidata ai privati da parte dello Stato, era stato stimato in 2.500 unità il numero ideale di centri che avrebbe dovuto operare, in funzione del parco circolante.

Attualmente i centri superano le 8.700 unità, cioè tre volte e mezzo tanto di quanto ipotizzato 22 anni fa.

Già verso la fine del 1900 e i primi anni 2000, i centri risultavano essere eccessivi e questo ha comportato la nascita dei timbrifici e l’inizio di pratiche commerciali fantasiose che sono state le prime avvisaglie di quanto sarebbe avvenuto negli anni seguenti.

Alcuni centri offrivano promozioni al limite del ridicolo per convincere i clienti a recarsi da loro: mezzo prosciutto, due bottiglie di vino, una pizza.

Altri offrivano servizi complementari all’attività di officina: un litro d’olio motore, un lavaggio gratuito, un cambio di spazzole tergicristalli.

Col tempo, specialmente durante la recessione che ha colpito il Paese dal 2008, semplici omaggi di beni o servizi non sono stati evidentemente più graditi dai clienti che hanno iniziato a chiedere uno sconto sulla tariffa di revisione.

Dopo una fase iniziale in cui veniva praticato uno sconto diretto, probabilmente per non incorrere in sanzioni da parte della GdF che contestava illeciti come l’omissione parziale dell’IVA dovuta invece per intero o la riduzione arbitraria di una tariffa amministrata, molti operatori hanno scoperto che il modo più semplice per bypassare il problema è di omaggiare i clienti con buono sconto carburante.

La fattura viene emessa per l’importo corretto ma poi viene ritornato al cliente del denaro contante sotto forma di buono carburante.

Si è iniziato con buoni da 5€, per passare rapidamente a 10, poi 15 e, in alcuni casi estremi, raggiungere addirittura i 30€ di carburante in omaggio.

Oggi la prassi è così diffusa e nota che si stanno verificando i primi casi di automobilisti che contattano telefonicamente i centri di controllo, chiedendo se “danno i buoni carburante e di che valore”.  

Sempre più operatori hanno adottato e stanno adottando questa prassi di pseudo-marketing, arrivando a specificare a caratteri cubitali l’omaggio del buono carburante nelle loro pubblicità e promozioni commerciali.

Casi paradossali sono quelli di alcuni centri che promettono 15€ di buono carburante per ogni revisione addirittura nell’insegna col nome del centro, posta sopra all’ingresso.

Il caso più estremo è stato denunciato lo scorso anno da Osservatorio Revisione Veicoli: due centri di controllo, di proprietà di un gruppo di otto aziende tra scuole guida e agenzie pratiche auto della provincia di Fermo, offrivano 30€ di carburante per ogni revisione fatta.

Direttiva 2014/45/UE l'occasione per fermare queste truffeIl cliente effettuava la revisione, pagava la tariffa piena e riceveva un buono carburante da 30€ col timbro di una delle scuole guida; si recava da un benzinaio ben specificato, che erogava il prodotto e tratteneva il buono.

Successivamente, il benzinaio registrava l’importo sulla scheda carburante ed emetteva fattura alla scuola guida di turno assieme al carburante fornito per i numerosi veicoli di proprietà usati per la pratica di guida, che andavano dalle auto, agli autobus, ai camion.

È facile ipotizzare che il conto economico dei due centri di controllo beneficiava di un fatturato lordo pieno, senza costi promozionali che ne abbattessero l’utile; mentre il conto economico delle scuole guida beneficiava di costi imputabili all’attività caratteristica d’impresa, quindi deducibili, che riducevano l’imponibile.

Va da sé che i centri concorrenti in ambito locale, si sono presto trovati alle corde e in gravi difficoltà economiche e finanziarie, non potendo rispondere alla pari a tali offerte allettanti per la clientela.

Clientela che, tra l’altro, giudicava disonesti i centri che non potevano scontare parimenti la tariffa, convincendosi che “volevano guadagnare troppo, speculando sulle spalle degli automobilisti”

  • Questa situazione peraltro non è limitata a questo caso ma è comune a tutti i centri di controllo che non offrono sconti e vengono visti come profittatori.

Il centro che ha segnalato a Osservatorio questo episodio, documentandolo, non potendo reagire altrimenti, ha provato più volte a segnalare il tutto alla Provincia, alla MCTC locale e alla GdF.

Nel primo caso si è sentito dire che era un atto lecito, citando un parere dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che parla di “fidelizzazione dei clienti”; nel secondo ha ricevuto una visita di controllo nel suo centro durante la quale sono state riscontrate presunte irregolarità poi rivelatesi inesistenti; in pratica, per come l’ha vissuta il centro, un avvertimento a non creare altri fastidi.   

Il problema legato allo sconto o all’omaggio di un buono carburante è strettamente legato alla struttura del bilancio di un centro di revisione.

Come detto, il 93-95% dei costi sono di natura fissa; solo un 5-7% è variabile ed è dato dall’utilizzo (variabile) dell’energia elettrica: se revisioni, consumi, se non revisioni, non consumi.

Offrire un buono carburante a tutti i clienti fa ovviamente schizzare verso l’alto la curva dei costi variabili che, però, ben difficilmente potranno venire recuperati, soprattutto al crescere del valore omaggiato.

La tabella e il grafico che seguono, illustrano perfettamente cosa accade quando si offrono gratificazioni crescenti in denaro (o equivalente) per conquistare clienti: ogni 5€ di sconto incrementale implicano aumenti esponenziali dei volumi necessari unicamente per tornare a pareggio con la situazione di partenza.

Direttiva 2014/45/UE - Tabella Revisioni Incrementali per pareggiare uno sconto

NOTA: Il valore di 21,88€ è stato inserito perché vi è stato un caso di un centro siciliano che ha scontato il valore dell’IVA, dei Diritti DTT e del costo delle Poste.

Direttiva 2014/45/UE: bloccare l'uso indiscriminato dello sconto

La questione dello sconto pone le premesse per una serie di domande:

  • Questi centri sono in grado di calcolare di quanto dovrà crescere il volume di revisionato in modo da pareggiare prima e guadagnare poi?
  • Comprendono, ad esempio, che omaggiare 20€ implica dover aumentare dell’80% il numero di revisioni, solo per andare alla pari?
  • Capiscono che in un mercato saturo e in recessione certi volumi incrementali sono semplicemente illusori e utopistici e non verranno mai conseguiti?
  • Hanno ben chiaro che il loro sconto può venire facilmente vanificato da un concorrente con uno sconto uguale o maggiore, che sposta l’asticella competitiva sempre più in alto?

Personalmente ritengo che la risposta sia no a tutte le domande, quantomeno per la stragrande maggioranza dei centri; in molti casi per ignoranza, in altri per tattica opportunistica.

L’ignoranza non necessita di spiegazioni; la tattica opportunistica, forse sì.

Con questo termine intendo che chi offre un valore in denaro o equivalente sa che deve in qualche modo recuperarlo e il solo modo per farlo, normalmente, è di trovare abbastanza carenze da riparare o sostituire che generino fatturato sufficiente a coprire il costo variabile dell’omaggio.

C’è chi valuta le carenze in modo professionale e chi lo fa in modo speculativo: nel primo caso, se non ve ne sono, non accade nulla; nel secondo caso, se non ve ne sono, si inventano.

Si potrebbe aprire un nuovo capitolo sull’economicità e l’etica di tali prassi, ma non è questa la sede.

Lo sconto danneggia tutti gli operatori che si attengono alla Tariffa Ministeriale, per convinzione o per convenienza; siano essi centri puri o centri misti.

Va tuttavia rimarcato ancora una volta che i centri puri sono quelli che maggiormente soffrono di questa situazione per il semplice fatto che non possono neppure considerare l’eventualità di offrire buoni carburante (o altri omaggi di un certo valore economico) dato che non potranno mai recuperarne il valore, non effettuando attività di officina e, quindi, non marginando su manodopera e ricambi.

A fianco della pratica dello sconto, da tempo si sta accentuando un’altra criticità che parte, questa volta, dall’utenza.

Sempre più clienti si recano nei centri di controllo con veicoli in cattive condizioni, pretendendo comunque la “revisione facile” cioè di superare i controlli solo perché pagano un corrispettivo.

Spesso, per cortesia e professionalità, l’Ispettore effettua previamente un controllo visivo, più o meno accurato, se non una prerevisione completa in officina e, nel caso vengano rilevate carenze gravi o pericolose, ne informa prontamente il cliente, invitandolo ad intervenire per evitare l’esito ripetere o sospeso e il conseguente doppio esborso per la revisione ripetuta.

Come tutta risposta, il cliente reagisce spesso in malo modo, rifiuta di far riparare il proprio mezzo e se ne va, mettendosi alla ricerca di un centro che non faccia obiezioni di sorta.

Di solito, dopo alcuni tentativi, lo trova e il suo veicolo supera la revisione senza problemi.

Spesso accade che il cliente torni al centro che lo aveva respinto per mostrare il tagliando con esito positivo e sbeffeggiare l’Ispettore che si era comportato in modo professionale.

Come ben sanno i titolari e gli ispettori di centri di controllo, le segnalazioni che vengono fatte alle autorità preposte cadono spesso nel vuoto o, se vengono fatte verifiche sul centro che ha operato scorrettamente o sul cliente, sono il più delle volte tardive.

Come detto, la prassi di molti clienti di “fare il giro delle sette chiese”, si è amplificata negli ultimi anni.

Nel tentativo di arginare il fatto, negli ultimi due anni è stato creato Targa Alert, un sistema di allerta, organizzato da un gruppo di Ispettori di centri di controllo, con cui gli operatori si scambiano alcune informazioni sui veicoli respinti, nel tentativo di tracciare il percorso fatto dai clienti che vanno di centro in centro per superare ad ogni costo i controlli.

Quando un centro riceve la visita di un veicolo precedentemente respinto e segnalato, lo respinge a sua volta e lo risegnala ai colleghi.

Presto o tardi, però, il veicolo “scompare dai radar” e da una verifica sul Portale dell’Automobilista si scopre quindi che è stato revisionato ed ha passato i controlli, di solito nella giornata stessa (il che fa capire che non sono stati fatti interventi d’officina).

Il punto è che non è dato sapere quale centro di controllo ha passato il veicolo.

Casi di clienti alla ricerca della revisione facile sono all’ordine del giorno e in costante aumento in tutta Italia.

Ciò è dovuto anche a programmi come Striscia la Notizia, Mi manda Rai3 o le Iene che, se da un lato ben fanno a denunciare gli operatori disonesti, dall’altro stanno rafforzando tra l’utenza la convinzione che la revisione sia solo una tassa inutile in più sulle spalle dei cittadini e che i controlli siano una farsa, finalizzati solo a far guadagnare soldi ai meccanici.

Sempre più automobilisti e motociclisti approcciano la revisione con fastidio e avversione e fanno di tutto per passarla senza dover previamente far sistemare i loro mezzi.

Da qualche tempo, alla richiesta di avere la revisione “facile” si sta sommando anche la richiesta dello sconto o del buono carburante.

Professionalità in calo e sicurezza stradale a rischio

Purtroppo, non tutti i centri di controllo sono seri e professionali; molti anzi, troppi, non hanno la minima remora a far passare veicoli con carenze gravi o pericolose, avendo come unico fine l’incasso della Tariffa Ministeriale.

Questi operatori confidano nell’assenza dei controlli e sul fatto che MCTCNet2, a oggi, non ha ancora esplicato le potenzialità promesse.

Questo comportamento disonesto sta avendo delle gravi ripercussioni a livello della qualità dei controlli e della professionalità degli operatori.

Al fine di contenere lo stillicidio di clienti persi, sempre più centri stanno abbassando gli standard qualitativi, specialmente per i controlli visivi.

Alcuni titolari di centri, da me intervistati, alla domanda “Su una scala di severità dei controlli da 0 a 10, con 0=massima tolleranza e 10=massima intransigenza, dove vi collocavate cinque anni fa e dove vi collocate oggi?”, hanno risposto: “tra 7 e 7 ½ cinque anni fa e tra 6 e 6 ½ oggi”.

Alla richiesta di motivare questo calo di severità dei controlli, la risposta è stata lapidaria: “Va bene il protocollo, ma noi non possiamo permetterci di perdere troppi clienti; se un difetto è lieve, il veicolo passa, anche se non dovrebbe.”

Ne consegue che se la severità dei controlli cala, cala di conseguenza la professionalità degli Ispettori (e questo è stato uno dei motivi per cui è nata l’Associazione Ispettori Centri di Controllo).

Ma se severità e professionalità calano, diminuisce anche la rilevanza – sia per il singolo cittadino che per la collettività – dei controlli ai fini della sicurezza stradale e dell’ambiente e il timore delle possibili conseguenze derivanti dall’attuare comportamenti fraudolenti.

E di ciò, quella parte dell’utenza disonesta, che cerca la revisione facile, ne è perfettamente a conoscenza.

A titolo di esempio, non si contano più i casi di veicoli diesel a cui è stato rimosso il FAP e rimappate le centraline, che si presentano alla revisione sapendo che la prova emissioni verrà comunque superata.

I forum di discussione online sono pieni di testimonianze di automobilisti che si vantano di aver alterato i loro mezzi e di aver passato i controlli periodici senza il minimo problema. 

Non è però solo un problema di autorevolezza della revisione ma di efficacia della stessa ai fini della sicurezza stradale.

Uno studio di una delle maggiori organizzazioni peritali europee, riportato recentemente da Quattroruote, ha evidenziato che “addirittura nel 74,9% dei casi di vetture esaminate dopo un incidente, si rileva qualcosa non conforme alle condizioni di massima efficienza.”

Nel 23,7% dei casi le auto avevano difetti risultati rilevanti nell’incidente di cui: per l’8,5% il difetto è stato causa dell’incidente; per i 9,2% il difetto è stato una possibile cause dell’incidente; per il 6% il difetto ha contribuito al verificarsi dell’incidente.

I difetti che maggiormente hanno causato o concausato un incidente sono ascrivibili per il 10% agli pneumatici; per l’8,4% al sistema frenante; per il 4% alle sospensioni e, in misura minore, ad altre componenti come fari e impianto elettrico, motore, cambio, sterzo, carrozzeria.

Proprio pneumatici, freni e sospensioni sono le componenti che, a quanto riportano gli Ispettori che partecipano attivamente a gruppi social, in maggior misura presentano difetti in revisione in Italia e che i clienti si rifiutano di far sistemare per evitare di spendere soldi in officina.

Se i dati sopra indicati rappresentano la situazione riscontrata in Germania, nulla fa escludere che la situazione italiana sia quantomeno analoga, se non peggiore.

Dalle statistiche ISTAT si evince che nel 2016 vi sono stati circa 176.000 incidenti con lesioni alle persone (249.000 feriti e 3.283 morti).

Escludendo da numero di incidenti il parco circolante entro i 4 anni di vita (perché non soggetto a revisione) che pesa circa il 15% del totale, per il restante 85% possiamo ipotizzare che almeno 150.000 incidenti su 176.000 hanno visto coinvolti veicoli soggetti a revisione periodica.

Se si applicano le percentuali sopra riportate, ne consegue che circa 36.000 di quei veicoli avevano difetti che sono poi stati causa o concausa di incidente e che quei difetti non sono stati rilevati (per colpa o dolo) in revisione da parte dei Responsabili Tecnici.

Da ciò ne deriva che, teoricamente, nel 2016 si sarebbero potuti evitare circa 51.000 feriti e 670 morti se i mezzi fossero stati manutenuti correttamente dai loro proprietari e se gli Ispettori avessero correttamente operato in fase di revisione, respingendo quei veicoli.

Considerato infatti che la maggior parte dei difetti riguardano componenti come gomme, freni e sospensioni, è altamente improbabile che un tecnico qualificato non possa non accorgersi del pessimo stato d’uso delle stesse.

Il che porta a concludere che la sicurezza stradale in Italia è fortemente compromessa dai comportamenti opportunisti di meccanici interessati unicamente al guadagno immediato, incuranti delle reali condizioni di pericolo dei mezzi portati in revisione, sommati ai comportamenti irresponsabili di un’utenza assolutamente priva di senso civico, mossa unicamente da un tornaconto personale amorale che, pur di non spendere in riparazioni, la spinge a cercare il centro di controllo “facile”, proseguendo nella ricerca sino a trovarlo.

Per chiudere questo capitolo, va sottolineato il fatto che il rilascio dell’esito positivo da parte dell’Ispettore (dipendente) a veicoli con carenze gravi o pericolose è indotto quasi sempre, se non sempre, da forti pressioni del titolare del centro (interessato unicamente ad incassare la tariffa) che, in molti casi, arriva perfino a minacciare il collaboratore di licenziamento, qualora questi rifiutasse di far passare il mezzo in revisione.

Tutto ciò è la diretta conseguenza di una proliferazione eccessiva e incontrollata dei centri di controllo, figlia della decisione scellerata di passare dalla concessione quinquennale, sotto controllo della Motorizzazione Civile, all’autorizzazione a tempo indeterminato, sotto il controllo (di fatto assente e inesistente) delle Province.   

Fine della seconda parte (nella terza parlo di aumento della Tariffa Ministeriale)

 

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