A Roma, a Roma! L’Associazione ICC ce l’ha fatta: MCTC ha confermato che i suoi rappresentanti saranno presenti ai tavoli tecnici per la fase di attuazione della Direttiva 2014/45/EU. Attenzione, però, amici dell’AICC: dal 2018 le chiacchere stanno a zero e conteranno solo i risultati per cui, dateci dentro e muovetevi veloci da subito. Siate anche pronti alle trappole che vi piazzeranno e preparatevi a critiche a non finire.

E bravi Gianluca Massa, Diego Brambilla, Gianluca Scafetta, Simone Ciliberti, Alessandro Seimandi, Bebo Branca e tutti gli altri responsabili locali dell’Associazione ICC che vi siete sbattuti per mesi (e alcuni di voi anche per anni) per questo importante riconoscimento. Ve lo siete meritato.

Mi ha fatto veramente piacere vedere Gianluca a Striscia la Notizia intervistato da Cristian Cocco e, altrettanto piacere mi ha fatto sentire Ezio Greggio che chiudeva il servizio dicendo che l’Ing. Baccarini aveva confermato la presenza dell’Associazione ICC ai prossimi tavoli tecnici.

Adesso però, cari i miei Ispettori dei Centri di Controllo, siete arrivati al punto di non ritorno e di questo dovete esserne ben consci.

Avete avuto la visibilità che cercavate?

Bene, sfruttatela al massimo perché, se non lo fate, la visibilità dura poco e se perdete visibilità le persone perdono rapidamente interesse nei vostri confronti, e se loro perdono di interesse voi perdete il consenso duramente guadagnato e se perdete il consenso non lo recupererete più facilmente e avrete buttato alle ortiche due anni di lavoro.

Due anni faticosi, perché quando si semina per la prima volta, non basta arare il campo, perché se un campo non è mai stato arato il suo terreno è duro, pieno di sassi, zeppo di radici, erbacce e piante infestanti e va liberato da tutto ciò e preparato accuratamente.

Nel 2016 avete costituito l’Associazione ICC, scritto lo Statuto e il Codice Deontologico, iniziato a promuoverla nei gruppi FB a cui siete iscritti.

Facile per me sintetizzarlo in una frase, ma per voi la realtà è stata ben altra cosa.

Non so che ne pensi tu che stai leggendo adesso ma io, personalmente, ho avuto delle forti perplessità la prima volta che ho sentito che l’Associazione ICC era nata in Sardegna.

Pregiudizi da milanese arrogante e pure un po’ stronzo? Forse, non lo nego.

Ma pensare che un’organizzazione con ambizioni nazionali fosse nata in una regione “marginale” come la Sardegna, mi lasciava perplesso.

Non si offendano gli amici sardi ma, in fin dei conti, a parte Tiscali con Soru, da lì non sono partite molte iniziative rivoluzionarie (il Billionaire di Briatore era solo una trappola per gonzi arricchiti).

Della Sardegna si parla solo quando aumentano i prezzi dei traghetti da e per il continente e sui forum si scatena l’indignazione dei milanesi, dei torinesi o dei romani che giurano che quest’altr’anno andranno in Croazia.

Se ne parla quando i minatori del Sulcis o i lavoratori dell’Alcoa, esasperati, minacciano di mettere a ferro e fuoco l’Isola.

Se ne parla (ma solo per un giorno) quando un rigore grande come una casa per evidente fallo di mano in area non viene concesso al Cagliari ma viene invece concesso un gol nato da un’azione viziata da una gomitata in faccia che aveva steso un giocatore rossoblù e che doveva venire immediatamente interrotta, ma l’arbitro in entrambi i casi si rifiuta di ricorrere al VAR.

…questa mi è venuta così, spontaneamente….non ho saputo resistere…scusate…ho le lacrime agli occhi pensando a quanti gobbi sono saltati sulla sedia e adesso stanno meditando vendetta nei miei confronti alla prossima sconfitta dell’Inter…dai, su , vi sto solo perculando un pochettino…permalosi che siete…e fatevela una risata ogni tanto…

Per farla breve, della Sardegna non si parla molto e questo fatto ha un suo peso in termini di coinvolgimento delle persone fuori regione.

Credo pertanto che gli inizi siano stati veramente impegnativi anche perché, per promuovere il suo progetto, Gianluca Massa ha dovuto necessariamente venire sul continente a spese sue, prendendo ferie, perdendo giorni di lavoro per la gioia del suo capo e sorbendosi anche le proteste della sua famiglia (…quanti lo avrebbero fatto?).

Però ha tenuto duro e iniziato a smuovere le acque.

Nel 2017, grazie all’impegno di giovani volonterosi come Diego, Gianluca, Simone, Alessandro e altri ancora, avete aperto le prime sedi territoriali e organizzato incontri in diverse regioni d’Italia con decine e decine di Responsabili Tecnici a cui avete chiesto alle persone di darvi fiducia e di associarsi. Qualcuno si è associato, molti altri no.

Anche in questo caso è stato tutt’altro che facile: l’ho toccato con mano di persona, avendo partecipato come relatore ad un paio di incontri in Lombardia e Piemonte.

Conosci il proverbio cinese “Quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito”?

Ecco, più o meno è quello che è successo in alcune occasioni: si parlava di una cosa e, tra i presenti, c’era sempre chi capiva altro e partiva con una polemica sterile.

Ti faccio un esempio: si parla della fase pilota di Targa Alert, mostrando un programmino in Excel e spiegando più volte che è una versione Beta, ovviamente incompleta. Reazione di alcuni: “Sì, ma, però, manca questo, manca quello.”

Risposta: “E’ una versione Beta!!!! Fatta in casa, alla buona. Farla fare da un programmatore costa ma lo faremo quando avremo i soldi, ecco perché è importante che vi associate e paghiate i 50€ di iscrizione”.

“Ah…capito…però adesso non va bene…aspetto ad iscrivermi quando sarà pronta la versione completa”.

Disarmante.

D’altronde, poco meno di un anno fa, bastava leggere i commenti di molti Responsabili Tecnici nei gruppi FB per capire che l’italico vizio di criticare facile senza offrire soluzioni o proposte alternative era la reazione più comune alle proposte di Gianluca e soci.

Però per fortuna voi non vi siete dati per vinti e siete andati avanti e la vostra costanza è stata premiata.

Al meeting nazionale CNA dei centri di revisione a Genova avete chiesto a Motorizzazione di riconoscere l’Associazione ICC e l’Ing. Baccarini ha dato la sua disponibilità e vi ha promesso che sarete presente ai tavoli tecnici che si occuperanno della Direttiva 2014/45/UE.

Come detto, siete perfino finiti su Striscia la Notizia; c’è gente che venderebbe l’anima al diavolo per arrivarci.

E allora, lasciate che lo dica ancora una volta: bravi!

Adesso però è tempo di conoscere i programmi dell’Associazione ICC per il 2018 

Da sempre sono un convinto sostenitore della vostra iniziativa.

Soprattutto però sono vostro amico e un amico è colui che ha il coraggio di farti delle domande scomode e farti notare dove devi migliorare, anche se ciò può sembrare una critica nei tuoi confronti.

Come amico vi faccio allora quattro domande alle quali dovrete rispondere in tempi brevi e in modo convincente:

  • Cosa intendete fare nel concreto come primo passo ai tavoli tecnici?
  • Come intendete procedere per massimizzare i risultati ottenuti sino ad oggi?
  • Qual è il vostro programma per il 2018 e per il triennio 2018-2020?
  • Quali sono i vostri obiettivi a beve, medio e lungo periodo?

Quanto sta scritto sulla pagina FB di Associazione ICC sotto il titolo OBIETTIVI va benissimo ma non è sufficiente.

Quegli obiettivi sono “generali”, mentre un piano d’azione ne richiede di specifici e, pertanto, occorre contestualizzarli.

Partiamo dal primo: “Promuovere e valorizzare a tutti i livelli, la qualifica e la professione dell’Ispettore Dei Centri di Controllo”.

Ottimo, ma in concreto, come pensate di farlo? Quali sono le priorità su cui intendete lavorare?

Se io fossi in voi, individuerei uno, massimo due problemi che la maggioranza degli Ispettori vorrebbe vedere risolti e mi concentrerei solo su quello (o quelli) e lo dichiarerei in un Manifesto Pubblico.

Baccarini vi invita a Roma ai tavoli tecnici: quale può essere un obiettivo da perseguire a beneficio della categoria?

Dare un giudizio tecnico sulle nuove apparecchiature che il DM 19/05/2017 n. 214 prevede o può prevedere vengano inserite nei centri di revisione?

Sì, forse, come tecnici che dovranno usarle può andare bene, ma ci sono altri giocatori che hanno più interesse di voi a discuterne e questi sono i titolari dei centri stessi contrapposti a chi produce e vende quelle attrezzature.

Oppure volete discutere della Tariffa Ministeriale e del suo adeguamento? Ammesso che se ne parlerà, ancora una volta va bene ma solo per il fatto che se la tariffa non aumenta si rischia che molti centri decideranno di ridurre il personale tagliando posti di lavoro e mandando a casa molti Ispettori.

La Tariffa però resta una prerogativa principalmente di CNA, Confartigianato e Casartigiani.

Assoziazione ICC a Striscia la NotiziaQual è un vero problema quotidiano per un Responsabile Tecnico (dipendente) che può essere affrontato ai tavoli di MCTC da Associazione ICC?  

Ad esempio, secondo me, quello di venire obbligato dal suo datore di lavoro a far passare qualsiasi veicolo, a prescindere dal suo reale stato d’uso, assumendosi tutti i rischi civili e penali del caso.

Abbiamo visto in tanti la denuncia fatta a Striscia la Notizia del Responsabile Tecnico che diceva di aver lasciato il lavoro per non essere più obbligato a sottostare alle imposizioni del suo titolare (se non hai visto il video, clicca QUI)

Ecco, questa è una possibile priorità dell’Associazione ICC, da affrontare già al tavolo tecnico quando si discuterà su come attuare concretamente il punto che prevede l’assenza di conflitti di interesse per chi revisiona i veicoli. 

Ma non sarà facile, sappiatelo; rischiate l’autogol involontario.

Perché da un lato, se volete più professionalità e piena autonomia decisionale dell’Ispettore nei confronti del datore di lavoro, dovrete sostenere la separazione netta e totale tra chi ripara e chi revisiona ma, così facendo, dall’altro lato sosterrete una scelta che può comportare il licenziamento di centinaia di vostri colleghi che oggi lavorano sia come meccanico che come RT presso realtà troppo piccole per sostenere il costo di due figure tecniche.

Se cercherete il compromesso all’italiana (separazione non in modo assoluto ma solo relativo, cioè intesa come divieto a chi ha riparato un dato veicolo a fare anche la revisione dello stesso, ma non di altri), finirete per perpetuare lo status quo, con i titolari che diranno “tu revisionala lo stesso, tanto nessuno ha visto che l’hai anche riparata”.

E da qui a “falla passare comunque” quando arriverà un’auto messa male, il passo sarà breve e la denuncia del ragazzo a Striscia sarà caduta nel nulla.

Ma, a quel punto, che accadrà? Che chi vi ha dato credito, vedendo che non è cambiato nulla, vi dirà che siete come tutti gli altri e che vi siete venduti o fatti prendere per il culo. E hai voglia a spiegare che il compromesso serviva a tutelare posti di lavoro.

Bel problema, vero? Ma dovete affrontarlo e tentare di proporre soluzioni, se volete davvero agire da Associazione di Categoria.

Altro problema, più o meno connesso, che prima o poi va risolto da Associazione ICC: l’inquadramento contrattuale.

Non parlo di soldi; parlo del fatto che se Associazione ICC all’Art.2 del suo statuto scrive:

Tutelare e rappresentare in ogni sede, nei limiti dello statuto, gli interessi degli ICC Associati. Avviare iniziative per la tutela degli associati nell’espletamento del servizio di ICC presso centro revisioni veicoli autorizzati ai sensi dell’ex art. 80 CdS”,

ne consegue che Associazione ICC non può accettare che vi siano Responsabili Tecnici (e ancora di più gli Ispettori) assunti come “Apprendista” e che questa qualifica duri, in alcuni casi, addirittura a vita.

L’ho già scritto in passato: come può un tecnico, che ha frequentato un corso e superato un esame di Stato che lo abilita ad esercitare un’attività tassativamente preclusa a chi non è abilitato, venire classificato come apprendista?

Come può un Incaricato di Pubblico Servizio che firma un referto che attesta la sicurezza stradale di un veicolo per nome e conto dello Stato, essere assunto come apprendista, cioè come uno che è lì per imparare un mestiere, cioè uno che, detta senza mezze misure, ne capisce meno di uno che non capisce un cazzo?

Non solo è un non senso ma, a mio avviso, anche un illecito da un punto di vista del diritto del lavoro.

Non me ne vogliano i titolari di centro di revisione che hanno il Responsabile Tecnico inquadrato come apprendista (anche dopo 10 anni, come ho letto una volta in un post), ma come diavolo vi viene in mente una tale assurdità? Ve l’ha detto lo studio paghe e contributi, così risparmiate un pochino in stipendio e contributi?

Lasciate che ve lo dica senza se e senza ma: chi vi ha consigliato è un imbecille che vi fa rischiare una sanzione pesante. Che si vada a rileggere la definizione di apprendista e poi si scusi con voi e col vostro collaboratore.

L’apprendistato è un contratto di lavoro caratterizzato da un contenuto formativo: il datore di lavoro, oltre a pagare la retribuzione all’apprendista per il lavoro svolto, è obbligato a garantire all’apprendista la formazione necessaria per acquisire competenze professionali adeguate al ruolo e alle mansioni per cui è stato assunto. L’apprendista ha, a sua volta, l’obbligo di seguire il percorso formativo che può essere svolto internamente o esternamente all’azienda.

Vi sembra che un Responsabile Tecnico (e a maggior ragione, dal 21 maggio 2018, un Ispettore) sia riconoscibile in questa descrizione? Può essere classificato “apprendista” uno che per lo Stato è un esperto che lui stesso Stato ha abilitato?

Mal che vada, un Ispettore dovrebbe essere un terzo livello del CCNL Terziario Commercio Confcommercio (o l’equivalente per altri CCNL), equiparato a un operaio specializzato provetto nel settore automobilistico:

il meccanico riparatore di gruppo/i (elettrico e/o meccanico e/o idraulico e/o alimentazione), nonché l’addetto alla carrozzeria (lattoniere, verniciatore), che svolgono le mansioni in autonomia operativa, sulla base di cognizioni teoriche e pratiche approfondite, anche mediante l’uso appropriato di specifiche strumentazioni, individuando, dal punto di vista tecnico economico, nell’ambito di specifiche direttive aziendali, le opportunità e le modalità di esecuzione, di intervento e di definizione delle cause dei difetti e ne effettuano la delibera funzionali.

Cari Gianluca, Diego e tutti gli altri, lo so che in mille occasioni avete ribadito che l’Associazione ICC non è un sindacato, ma qui non si tratta di fare il Landini di turno, né di diventare dei Cobas; qui si tratta di essere coerenti con il primo obiettivo del vostro Statuto: “Promuovere e valorizzare a tutti i livelli, la qualifica e la professione dell’Ispettore Dei Centri di Controllo.”

Pensavate fosse facile fare i rappresentanti di categoria, eh?

Associazione ICC, mi tocca fare l'avvocato del diavoloVi sto mettendo in difficoltà con queste osservazioni?

Non ci avevate pensato?

O forse sì ma avevate deciso di affrontarle in futuro?

Bene, il futuro è adesso.

Mi spiace ma, ripeto, come vostro amico vi devo dire dove rischiate di sbattere la faccia.

E come amico c’è un’altra cosa che desidero segnalare.

Da parecchi mesi ho notato che nell’Associazione ICC sono sorte due correnti di pensiero; due anime che possono entrare in conflitto se non trovano un punto di accordo.

Da un lato abbiamo un Diego Brambilla che, con foga ed entusiasmo giovanile, vorrebbe saltare i fossi per la lunga e fare tutto e subito.

Dall’altro abbiamo un Gianluca Massa (e forse anche un Simone Ciliberti), più attendista e che tende a muoversi con maggiore circospezione, un passo alla volta, anche se lentamente.

Sinora ha prevalso l’atteggiamento di Gianluca, fortunatamente: eravate nella fase di semina e le piantine andavano curate e protette mentre crescevano.

Adesso però mi schiero dalla parte di Diego: muovete il culo e in fretta, prima che altri lo facciano per voi.

Siete stati invitati nella stanza dei bottoni e non sarete soli.

Altri, anche con interessi divergenti se non addirittura contrastanti con i vostri, saranno allo stesso tavolo.

Non tergiversate con tatticismi inutili perché non solo non servono ma possono rivelarsi controproducenti.

Diplomazia sì, tattica negoziale sì, temporeggiamento no.

Ripeto: uno, massimo due obiettivi.

Sentite la base degli iscritti ma decidete poi voi come direttivo quale (o quali) perseguire.

Un’associazione non è un esercizio di democrazia e se qualcuno non è d’accordo con le vostre scelte, pazienza.

Come “capi” ne rispondete comunque; tanto vale risponderne per cose che voi avete deciso essere importanti, urgenti, vitali.

Aspettatevi quindi una pioggia di critiche dai Bastian contrari e poi tirate diritto.

Scelto l’obiettivo, definite la strategia per conseguirlo; elencate le possibili difficoltà che incontrerete e le azioni per affrontarle e superarle. Elaborate, se possibile, un piano B o un obiettivo alternativo.

Occhio alle trappole: siete giovani e inesperti (almeno in questo ruolo e almeno per ora).

Vi troverete a lavorare a fianco di vecchie volpi che di battaglie ne hanno fatte tante.

Vi blandiranno prima e vi attaccheranno poi. 

Il rischio maggiore è che vi facciano deviare dai vostri obiettivi per spingervi a sostenere i loro.

Si può fare ma con la regola ferrea del Do ut des (io ti do qualcosa se tu mi dai qualcos’altro in cambio).

Fidatevi sì, ma non siate ingenui dando credito a tutto e tutti.

Chiudo rivolgendomi ai Responsabili Tecnici, futuri Ispettori.

Dipendenti e Titolari.

Già Iscritti all’Associazione ICC o non ancora.

RICORDATE:

  1. Questi vostri colleghi, negli ultimi due anni, si sono fatti il mazzo tanto per voi.
  2. Hanno messo tempo e denaro personali per voi. 
  3. Spendono la loro faccia per voi.
  4. Sono in campo a prendere e dare schiaffi per voi.

E voi che fate?

Avete due scelte:

  1. date loro fiducia e lo dimostrate non solo sostenendoli a parole ma soprattutto coi fatti, iscrivendovi all’Associazione ICC e pagate la quota 2018 senza troppe menate;
  2. non date loro fiducia ma allora ve ne state zitti, evitate critiche inutili e non richieste; almeno sino a quando non avrete proposte migliori da fare. Potete rosicare, ma fatelo in silenzio.

Tertium non datur – una terza scelta non c’è.

Alla prossima.

 

 

 

 

 

 

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